5Stelle al Governo grazie al turismo?

Esiste un settore che in Italia impatta per il 10,3% sul Pil, dà lavoro a 2,7 milioni di persone e che potrebbe benissimo valere il 20% con 5 milioni di occupati. Numeri impressionanti dal punto di vista economico ma anche, vista l’imminente chiamata alle urne, elettorale.

Eppure un settore che negli ultimi anni la politica non ha mai saputo capire fino in fondo, specchio più di ogni altro della frammentazione legislativa e del campanilismo che separano Comuni, ex Province e Regioni.

Non che i tentativi non siano stati fatti: il ministro Brambilla fu la donna forte del centrodestra anche se noi del settore ricordiamo bene come è finita l’avventura nel lontano 2008 del Convention Bureau Italia (finita prima di nascere appunto); il centrosinistra, e in particolare l’ultimo governo con il  ministro Franceschini ha avuto il merito di mettere le mani nelle ragnatele dell’ENIT e di dar vita a un Piano Strategico dove la novità principale è probabilmente quell’Italia WiFi, fondamentale per recuperare terreno in ottica di raccolta statistica e utilizzo big data. (Da valutare, riprometto di farlo in uno dei prossimi articoli, il recente accordo tra MiBACT e Intesa Sanpaolo che mette a disposizione 5 miliardi di plafond per le imprese del turismo ndr).

Poco altro, con la riforma del titolo V sacrificata sull’altare del referendum costituzionale, e con un Renzi, che in stile tremontiano, ripete da tempo, palesando la sua visione, che “Non si vive di solo turismo”. Visione testimoniata dal fatto che nell’ultima legislatura la parola turismo appare soltanto 10 volte negli emendamenti, spesso in provvedimenti legati ai beni culturali, con i quali il turismo condivide lo stesso Ministero.

E non sarebbe giusto accontentarsi di un EXPO portato a casa grazie al lavoro certosino in fase di candidatura di Letizia Moratti e Romano Prodi (quanti rimpianti su EMA), al successivo tour de force di Beppe Sala o ai flussi internazionali in aumento generati dal dissesto di competitor colpiti da guerre e terrorismo.

Detto questo non tutti i mali del settore sono da attribuire alla pubblica amministrazione. L’incapacità di fare sistema è endemica.

Prendi tutto questo, aggiungici un’esperienza di 11 anni nel settore rimpallando da editoria al web, dall’organizzazione al marketing, dalla vendita alla consulenza e chiedimi se scommetterei da qui ai prossimi 10 anni sul turismo italiano? Non lo so.

Diciamo che ci spero, a prescindere dagli interessi personali. Altrimenti non mi sarei sorbito 7 ore di streaming on demand dell’evento “Turismo 2030: come evolverà il turismo nel prossimo decennio” organizzato in data 21 Dicembre 2017 dal MoVimento 5Stelle presso il centro congressi del Palazzo Stelline di Milano.

Coordinato da Mattia Fantinati, Deputato e Membro della X Commissione Attività Produttive con delega al Turismo, moderato da Francesco Cerisano di ItaliaOggi e dal giornalista e scrittore Emilio Casalini, si è aperto con la presentazione della ricerca commissionata in forma anonima, al Prof. Domenico De Masi, esperto in sociologia del lavoro, condotta secondo il metodo Delphi insieme ad altri 11 esperti.

Non potendo sbobinare 7 ore di filmati segnalo per chi fosse interessato i link agli streaming dell’evento, io mi limiterò a riportare i passaggi più importanti.

I NUMERI DELLA RICERCA

Partiamo dai numeri presentati dallo stesso De Masi.

Nel 2000 677 milioni di persone hanno speso 476 miliardi di dollari viaggiando. Nel 2016 i flussi sono stati di 1,2 miliardi (il 50% in Europa). Nel 2030 1,8 miliardi di turisti (300% in più del 2000).

Se nel 1970 l’Italia era la prima meta internazionale per flussi turistici, oggi, con un flusso di 50,7 milioni, è quinta dietro Francia 84, Usa 77, Spagna 68 e Cina 57.

Quello che però fa riflettere maggiormente è la classifica relativa agli introiti dove gli Usa balzano in testa con 204 miliardi grazie a una spesa media per turista di 2.600 $, seguiti da Spagna con 56 miliardi per 828$, Francia 46 miliardi, Gran Bretagna 45 miliardi per 1300$, Cina 39 e Italia 38 con miseri 778$. Per De Masi il problema starebbe nel basso prezzo a cui sono vendute le camere d’hotel nella Penisola.

Arrivando al già citato Pil, senza rincorrere le Maldive per cui il turismo vale il 51%, Spagna e Uk ci sorpassano con il 16% e 11%.

Eppure i dati 2015 parlano di 51 milioni di arrivi dall’estero per 193 milioni di notti, 58 milioni di italiani per 200 milioni di presenze. “C’è un problema di saturazione” afferma De Masi. La Francia ha 20 milioni di turisti in più ma 290 mila posti letto meno con una media occupazione del 74%”. In Italia siamo al 56% con un crollo al sud che raggiunge il 26%.

Quanto alla provenienza dei turisti che arrivano in Italia è per il 52% dall’Ue (in testa Germania con 52 milioni seguita dalla Francia 13 milioni) 23% Asia e Pacifico e 16% dagli Usa.

2 milioni i posti letto ma solo 826 mila riconducibili a strutture 4 e 5 stelle. “Dobbiamo elevare la qualità, l’Italia è piccola”, sottolinea De Masi.

Mete principali sono Roma con 25 milioni di turisti (di cui 10 attirati dal Vaticano), Venezia 19, Milano 12, Firenze 9, Torino e Napoli poco sotti i 3. Quanto alle Regioni Veneto e Trentino da sole fanno più turisti di tutto il Mezzogiorno e Isole, lo stesso Veneto il triplo della Campania. Le 5 più apprezzate sono Valle d’Aosta, Basilicata, Trentino Alto Adige, Umbria e Abruzzo.

Il turismo culturale ha mosso 42 milioni di turisti, quello balneare 24.

Ultimata la presentazione della ricerca la formula dell’evento prevedeva tre momenti, in ognuno dei quali un gruppo di discussant, selezionati tra mondo associativo, imprenditoriale, startup e istituzionale portava all’attenzione del pubblico una serie di argomentazioni su base di tema comune, alle quali seguiva la replica di alcuni degli 11 esperti che hanno condotto la ricerca.

Un’impostazione che è servita a enumerare moltissimi argomenti, alcuni più risaputi altri meno, ma tutti comunque preziosa fonte di riflessione per imprese, istituzioni e privati cittadini.

Da questo momento l’articolo continuerà rispettando il metodo della giornata, riportando frasi e spunti degli oltre 20 relatori che si sono alternati sul palco. Vista la mole di argomenti trattati ho evidenziato in bold (neretto) quelli a mio avviso più urgenti o interessanti.

Invito tutti i lettori a commentare gli spunti di riflessione o aggiungerne di nuovi nei commenti sottostanti.

I PARTE: FLUSSI E INTROITI – POLITICHE E LEGISLAZIONI –RACCOLTA DATI – COMPETITOR INTERNAZIONALI

La prima sessione ha visto gli interventi di

Gianni Rebecchi Presidente Assoturismo Confesercenti:

  • ricerca UE stima che il 75% dei viaggiatori prenota su piattaforma online; la normativa 23/02 del 2015 deve tutelare gli acquirenti ma sua applicazione avvenuta da poco.
  • 20 leggi sul Turismo diverse per ogni Regione, Ministero deve normalizzare i codici
  • forte abusivismo 2 miliardi e 800 milioni nel ricettivo, 800 milioni nel settore delle agenzie e to.
  • 28 mila aeromobili in volo ogni giorno, pensare a crescita

Alberto Corti, Responsabile Turismo Confcommercio

  • Sulle stime attenzione ai numeri, WTO prevede nel 2030 due miliardi di turisti; nel 2008 prevedeva superamento di 1 miliardo di flussi che in realtà arrivato solo nel 2014.
  • Turismo cinese: nel 2016 sono usciti in 135 milioni ma 80 milioni verso Macao e Hong Kong considerate da Pechino mete estere. Numeri inattendibili perciò nel confronto con l’Italia. Anche rispetto alla spesa media, voce che a Macao è dettata dal gioco d’azzardo e non da vendita di servizi turistici. Quindi 5° posto Italia sottodimensionato
  • Manca sistema che consente di rilevare numero esatto di turisti. Al sistema ISTAT sfuggono elementi tipici del turismo moderno. Italia WiFI può aiutare.
  • Intermediazione estera: un turista che compra un viaggio in Italia per 1000 € in realtà contribuisce al nostro Prodotto Interno Lordo per soli 530 € perché c’è una forte intermediazione estera: un turista viene in Italia con assicurazione svizzera, vettore tedesco, compra souvenir made in China eppure porta costi in termini di garanzia sicurezza e promozione pre.
  • Sovranismo: terrorismo e diffuso nazionalismo limiteranno e già lo stanno facendo i viaggi a lungo raggio; opportunità per l’Italia di investire su Paesi europei inesplorati (vedi la ricca nord Europa).

Claudio Giubitosi ideatore del Giffoni Film Festival,

  • al Sud siamo incapaci di gestire il grande patrimonio ricevuto
  • manca politica giovanile, e una scuola di turismo di livello. Per trovarla bisogna andare a Losanna spendendo centinaia di migliaia di euro l’anno.
  • I grandi eventi sono fondamentali per il nostro Paese. Giffoni Film Festival (ideato da un Giubitosi ancora diciottenne ndr) è diventato Giffoni Experience. Un evento nato 50 anni fa grazie al quale è stata rivalutata un’intera periferia, quella di Giffoni appunto, che è passata da 8 a 120 mila abitanti, 13 milioni di euro di incasso durante la settimana dell’evento, e nel corso dell’anno 32 Paesi internazionali dove viene fatta formazione e inviati i nostri ragazzi.
  • Necessità di mappare le tradizioni locali, oggi troppa cialtroneria

Maurizio Davolio, Presidente AITR Associazione Italiana Turismo Responsabile

  • Sui numeri della ricerca: 1,5 miliardi di arrivi non sono persone, un turista può viaggiare più volte nello stesso anno; attenzione a non mischiare Paesi di arrivo con Paesi di transito, per esempio la Francia con il passaggio obbligato dei viaggiatori inglesi aumenta consistentemente i flussi.
  • Overtourism non è solo problema di Venezia ma anche delle Cinque Terre o di Bruges in Belgio per esempio, è problematica mondiale. Per risolverlo ci vorrebbero regole lato offerta che coinvolgano popolazione locale per far sì che siano consapevoli e beneficiari delle ricadute economiche, e lato domanda con educazione al viaggio che deve cominciare già nelle scuole.
  • Imposta di soggiorno: non dovrebbe finire nella contabilità del Comune ma nemmeno destinata solo al turismo. Deve essere destinata per azioni che vadano a vantaggio dei turisti e degli abitanti (vita culturale, verde, trasporti, attività sportive, superamento barriere architettoniche). Sono 810 i Comuni che la applicano: deve essere razionalizzata, uniformata, non sia a piacimento di ogni Comune.

Le risposte ai discussant vengono date dallo stesso De Masi e da un altro sociologo, Vanni Codeluppi, coinvolto nella ricerca come esperto nel settore media e Made in Italy:

  • Risorse umane: nel turismo che offre servizi più che in altri settori economici la risorsa umana è fondamentale; ok web e tech ma si deve investire sulle persone. E’ un problema: abbiamo la metà dei laureati della media europea e non ci sono scuole di buon o ottimo livello nel settore turistico.
  • Comunicazione: dobbiamo migliorare e valorizzare economicamente i nostri prodotti. Lo facciamo nel made in Italy, nella moda, nel design e nel lusso dove viene sfruttata la bellezza dei territori per diffondere i brand, nel turismo no. Possibile anche se complesso, bisogna investire naturalmente sul web, tutti gli eventi e i mega eventi sono utili (Expo compreso). Oggi Milano è diventata la 3° città al mondo per la moda. Negli ultimi anni sono cresciuti anche i giovani che sono venuti a studiare a Milano.
  • Stimolare la produzione dell’industria culturale: Usa e Francia utilizzano cinema per promuovere territori. In Italia sfornati prodotti che propongono immagine del territorio non proprio edificanti (vedi Gomorra e Suburra). Pensiamo a cosa ha fatto Fellini per la Romagna. Polignano a Mare dove è stato girato episodio di Beautiful presa d’assalto da turisti Usa.

De Masi,

  • Dati tarati in perdita: vero, Italia sottostimata per problema raccolta dati. Sono due i paesi sopravvalutati: la Cina (perché considerano i turisti di Hong Kong) e l’altro è la Francia perché tutti quelli che fanno turismo da Inghilterra passano in Francia, anche se il turismo di passaggio e pur sempre turismo.
  • Ci sono contraddizioni nella ricerca, il carattere umanistico contro tecnologico.
  • La tassa di soggiorno è bene che ogni comune la utilizzi come vuole. Le buche sono un deterrente per il turismo, vedi Roma.
  • I 3 turismi: elite, massa e familiare. Ogni area dovrebbe puntare su uno di questi tre. Ognuno di questi turismi scaccia l’altro.

SECONDA PARTE: MARKETING REAL TIME E DAL BASSO – STARTUP – INTELLIGENZA ARTIFICIALE – NUOVI LAVORI – FINANZIAMENTI EUROPEI

Nella seconda parte, attorno a queste tematiche hanno discusso

Pietro Ferraris, presidente Associazione Startup Turismo

  • 140 le startup con tecnologie per il travel.
  • Social e influencer: l’avvento dei social ha cambiato tutto. Non so come sarà il turismo nel 2030, 13 anni fa Facebook non esisteva. Prima top down, DMO prendeva destinazione e la distribuiva. Oggi non funziona più, bombardati come siamo dai social. Iniziano a configurarsi gli influencer, persone che vanno ingaggiate per veicolare un messaggio.
  • Marketing dal basso: da marketing a management, bisogna orchestrare ciò che avviene su determinata destinazione. Esempio Amsterdam e New Tork dove l’Amministrazione ha chiesto ai cittadini di riscoprire zone meno note e promuoverle. Movimento che dal basso ha definito l’anima percepita delle città.
  • Intelligenze artificiali: molte startup stanno cercando di utilizzare AI per consigliare destinazioni. Per ora non sta funzionando al meglio ma entro il 2030 tutti questi big data saranno massimizzati. Sapranno dove sono stati i nostri amic, cosa ci piace e agiranno di conseguenza. E noi li ascolteremo, un po’come già oggi ci fidiamo dei suggerimenti di Google Map.
  • Tra le startup la tendenza è cercare di trovare trend di mercato che non siano coperti dal main stream (vacanze col cane, sportive etc).

Gianfranco Battisti, Presidente Federturismo Confindustria

Le nostre imprese soffrono nel posizionarsi sui mercati internazionali perché abbiamo gap enorme nella digitalizzazione. All’estero l’occupazione nel digitale cresce con media del 23%.

  • La sharing economy: sarà sempre più una realtà; gli alberghi del futuro saranno completamente diversi, nella logica della segmentazione taylor made.
  • Stagionalità: dobbiamo destagionalizzare i flussi. Gli alberghi in Sardegna e Sicilia sono chiusi fuori stagione. Portare persone tutto l’anno. 140 milioni di turisti ogni anno da qui al 2025. Dobbiamo intercettare questa parte di crescita.
  • Gli attori: una volta alberghi e to erano parte fondamentale del turismo, oggi ci sono tutte le filiere, dai trasporti alla ristorazione.
  • Iniziativa privata: abbiamo ottimo piano strategico per il marketing. Solo a Milano negli ultime 3 anni fatte quattordici operazioni immobiliari destinate a uso turistico sopra i 10 milioni di euro, investiti da fondi internazionali. A Roma 11, a Venezia 7.
  • Finanziamenti europei: le Regioni con i finanziamenti europei vanno random. La Campania non ha policy per finanziamenti europei. La Calabria ha speso solo lo 0,54% del monte da consumare entro il 2020. La cosa più grave è come vengono spesi, manca una visione.
  • Digitalizzazione e lavoro: intercettare nuovi mestieri come il Digital marketing strategist. Manca scuola di livello per turismo bisogna andare a Losanna. Da maggio bisogna mettersi in regola con data protection (42.000 nuovi occupati), solo 1 azienda su 5 si è messa in regola.
  • Sostenibilità: col Mibact lavoro per certificare i Musei e i Musei aziendali come Ducati. Non c’è scampo, il mercato premia aziende socialmente responsabili. Alta velocita che tra Roma e Milano fa risparmiare milioni di emissioni CO2.
  • Formazione: dobbiamo migliorare qualità offerta, migliorando la formazione. Il 27% degli impiegati nel turismo non ha nemmeno diploma. Come Federturismo siamo capofila di 16 Paesi, che hanno dato 6 milioni di finanziamento per realizzare scuola d’alta formazione.

Luca Romozzi, Director EMEA Sojern

  • Marketing real time: Sojern vendeva adv sui boarding pass. Ha portato online questa esperienza sui dati. Campagne marketing su dati real time (quando viaggiatore sta scegliendo il viaggio). Influenziamo il consumatore quando vuole essere influenzato.
  • Competitività Italia: quando il cliente inizia a valutare l’offerta l’Italia perde competitività. ENIT e molte DMO non sono enti flessibili, ma ci vuole flessibilità e rapidità decisionale per intercettare il turista di oggi applicando real time marketing.
  • Mobile e AI: mobile prima rivoluzione, la seconda è il machine learning, prodotto personalizzato individuato dall’AI. Il 20% delle richieste fatte su mobile vengono fatte vocalmente.

Giovanni Moretto, Director Market Management Expedia.com

  • Big data: trend già esistente. Già oggi in grado di fornire esperienze personalizzate per cliente. Qualche esempio? In fase di ricerca su Expedia nessuno di noi vede le stesse offerte prenotando da determinata pagina.
  • Story telling e realtà virtuale: foto e video sì, già oggi il marketing dei servizi si basa su questo. Un nuovo trend è quello della realtà virtuale, siamo solo agli inizi. Il momento di compiere la decisione per viaggio deve essere momento di felicità mentre in realtà momento di frizione e tensione in cui abbiamo idea di ciò che vogliamo ma non certezza di ciò che troveremo. La realtà virtuale può minimizzare questa problematica. Con queste opportunità anche responsabilità, perché se uno ha più sicurezze dobbiamo fornire poi viaggio all’altezza. Il prodotto deve meritare la scelta.
  • Marketing emozionale e gamification: rendere attività giocose. Campagna Expedia con Ente turismo Hawai con video super emozionale con rapide immagini che scorrevano; l’utente dando la possibilità al portale di accedere a telecamere su suo Pc che scorgeva espressioni positive per poi, alla fine del video, proporre l’esperienze più adatte.
  • Millennial mkt: l’85% dei millennial in Italia (percentuale più alta d’Europa) ha dichiarato di voler fare un viaggio all’anno nel propria Nazione.
  • Pubblico e privato: media solution di Expedia, per i territori, abbiamo collaborato con Sardegna, Friuli, Lombardia. Anche contro gli invaders (che arrivano Venezia senza conoscerla), abbiamo collaborato col Comune per Enjoy Respect Venice, con codice comportamento.

Dopo i tre discussant sono intervenute Sonia Ferrari, Università Calabria

  • Marketing interno: importanza immagine, bisogna lavorare su questo insieme alla sostenibilità sociale. Il turismo deve essere visto come il futuro settore trainante anche dagli italiani. Solo così possiamo mantenere patrimonio culturale per cui ci mancano le risorse. Migliorare qualità della vita. Le Chiese, tante, non possono essere visitate in alcuni orari, dobbiamo fare in modo che siano fruibili, che diventino turistiche. Questo deriva dalla consapevolezza, marketing interno che coinvolga cittadini e istituzioni.

Mara Manente, Università Ca’ Foscari

  • Marketing ed economia: dalla metà degli anni 80 Ca’ Foscari si è impegnata per diffondere l’importanza del turismo. Tre le tematiche di tipo economico:
  • 1 Ibridazione: Il turismo deve diventare volano anche per altri settori. I residenti percepiscono soprattutto i costi. Bisogna equilibrare questa percezione
  • 2 Segmentazione: economia delle code lunghe: tanti prodotti di nicchia o pochi prodotti per tantissimi?
  • 3 Esperienzialità: economia dell’esperienza ci insegna quanto sia importante non vendere commodities, ma altri elementi che rendano evidente il valore aggiunto.

III PARTE – POLITICA – STRATEGIE DIGITALI – OLTA – SHARING ECONOMY

La terza e ultima parte del seminario è stata aperta dal candidato premier del MoVimento 5Stelle Luigi Di Maio:

  • Il mio dovere non è dire come risollevare l’industria, ma quali sono gli strumenti per raggiungere questi obiettivi.
  • Vogliamo istituire un nuovo Ministero del Turismo che sia regista delle politiche, che smetta la promozione Regionale e Comunale degli stessi Paesi. Andare a Pechino e trovare la pubblicità di un singolo comune non è la nostra ambizione.
  • Dobbiamo modificare titolo V della costituzione, attrarre turisti non solo con bellezze culturali. Dobbiamo mettere in condizione le imprese di produrre al meglio ciò che stanno producendo.
  • Migliorare interconnessioni, soprattutto al Sud tra i Comuni. La nostra sfida è creare percorso turistico italiano da nord a sud, dove ognuno possa scegliere l’itinerario migliore, anche i più remoti.
  • Passare dal 10% al 15% del Pil. Servono misure economiche immediate. Seguire i capisaldi che riguardano l’economia in generale: mettere mano alla spesa improduttiva (40 / 50 miliardi di sprechi e privilegi da reinvestire); investimenti in sicurezza ed energia per rilancio edilizia.
  • Si può attingere anche da investimenti in deficit, sforando parametri europei, ma onorando impegni presi ai tavoli: io investo in operazioni ad alto moltiplicatore come lavoro e turismo.
  • Mezzogiorno? L’Italia è il meridione dell’Unione Europea. Regioni traino, ma altre in serie difficolta: investimenti infrastrutturali e di visione, dobbiamo individuare poli già in grado di svilupparsi ma che non sanno prendere investimenti.
  • Europa? Vogliamo stesse condizioni ottenute dalla Spagna (ha superato Mastricht per abbassare il costo del lavoro). Il made in Italy non potrà mai robotizzare la sua manodopera, i suoi artigiani realizzano cose uniche. In Spagna 1300 € netti costano 300 € al Governo in Italia ?
  • Siamo la seconda forza manifatturiera d’Europa, diamo 20 miliardi all’UE e ne rientrano 12. Dobbiamo mandare i nostri rappresentanti, non solo i parlamentari. Germania ha 40 rappresentanti, l’Italia 2. La vera sfida della è politica è ascoltare.
  • Prima delle elezioni presenteremo candidato al Ministero del Turismo.

Matteo Stifanelli, Managing Director Airbnb

  • Italia 3° Paese al mondo sulla piattaforma per affitti brevi. Per motivo culturale, la seconda casa, i borghi. Lo scorso anno 8 milioni di ospiti.
  • Regolamentazione: ok ma troppa frammentazione regionale, se affitti casa a Milano è diverso che affittarla a Firenze.
  • Tasse: siamo disponibili ma non condividiamo il metodo per sostituto di imposta. Approvato con Airbnb tax per la quale non siamo stati interpellati.
  • Abuso sharing: l’80% degli host condivide una prima o una seconda casa. .

Andrea D’Amico, Booking.com

  • La ricerca Oxford Economics del 2015 dice che i portali booking hanno portato 13 milioni di pernotti in più, più di 11 milioni arrivano da viaggiatori internazionali. Sul Pil italiano 2 miliardi. Le piattaforme online orientano il 35% dei viaggi e il 28% delle notti in Italia. Auspichiamo maggior cooperazione con le istituzioni.
  • Il prossimo governo non deve tanto intraprendere attività di marketing per vendere prodotto Italia, né stimolare singole iniziative locali che non hanno mai portato significativi ritorni. Ma deve garantire esperienza migliore possibile. A partire dalla conoscenza del viaggiatore: perché scelgono l’Italia? Come comunicare in maniera facile e riuscire a monitorare il loro grado di soddisfazione rispetto alle aspettative iniziali e su cosa lavorare in futuro?
  • Analisi e raccolta dati in tempo reale, non dobbiamo più aspettare. Tutte le piattaforme si stanno evolvendo dando possibilità di prenotare esperienze di tutti i tipi. Per le amministrazioni locali sarebbe perciò interessante sviluppare sistemi propri ma far sì che siano prenotabili tramite tutte le piattaforme possibili.
  • Perché l’Italia non ha sistema di booking pubblico? Ci ha provato ma è più difficile di ciò che sembri. Lavoriamo dal ‘98 e facciamo attività di innovazione maniacale, ogni giorno con centinaia di test.
  • Nostre commissioni tra 15% e 18%. Oggi più di 150.000 hotel, l’Italia è il Paese dove ne abbiamo più al mondo.

Luca Vescovi, co-founder Jampaa

  • Passiamo mesi e mesi a capire come si muovono gli utenti nei siti web. Facciamo siti pensati per il turista. Il nostro sistema consente di passare da una olta online o dall’home page dell’hotel prenotando sempre allo stesso prezzo, perché l’utente passa in continuazione da una pagina all’altra in fase di prenotazione e noi anticipiamo i suoi bisogni
  • Da questi ragionamenti è nato Paolo Pepper: un robot device che visualizza delle cose che vengono usate nei siti e nelle chatbot.
  • Siamo sempre di fronte a una scelta: creare sito che fa fatturato o che fa contento committente. Spesso si cerca di mettere insieme le due cose. Se voglio fare sito web per inglesi io vado in Inghilterra, misuro con encefalogramma e capisco cosa vogliono e cosa non vogliono. Mi metto nella testa del viaggiatore. Spesso mi chiedono invece di costruire un sito più bello del precedente.
  • 4 i miliardi di euro in adwords che Booking mette ogni anno. Per stare al passo servono siti ultra competitivi 

Francesco Palumbo, Direttore Mibact

  • Turista è colui il quale si sposta per più di 24 ore dalla sua abitazione anche per motivi di studio e di lavoro. Per il piano strategico abbiamo coinvolto 7 ministeri, quindi riduttivo palare dell’assetto ministero turismo con o senza Ben Culturali.
  • Gli operatori esteri mi dicono: l’Italia la conosciamo, ma cosa veniamo a fare?
  • Vero, ogni Regione affronta l’argomento turismo con 20 diverse leggi a riguardo. In ambito privato però c’è troppa frammentazione. L’impresa che in Italia si occupa di turismo è piccola o medio piccola, non si ragiona come su come organizzare a livello territoriale l’offerta. Serve l’organizzazione che il manager governerà.
  • Due sono i temi di investimento: innovazione e ricerca. Come si fa innovazione se impresa è piccola o piccolissima ? Mettere WiFi o in futuro 5g non abbastanza, è micro innovazione. Per apportare sistema innovazione le imprese si devono organizzare a modello di rete. Stiamo cercando di convincere il Ministero a finanziare le reti di impresa. La Francia investe 1 miliardo di Cassa depositi e prestiti nella rete di imprese. Tra i temi le infrastrutture, digitale e sostenibilità.
  • I borghi? Poco sviluppati. Esistono imprenditori che ti assistono, prendono valigia e la portano nel borgo? Non mi risulta. C’è qualcuno che ha parlato con popolazione dei borghi per coinvolgere i territori? Offriamo souvenir che trovi in giro per il mondo e non si valuta l’artigianato locale.i borghi potrebbero diventare centri commerciali naturali, con prodotto enfatizzato dal patrimonio storico e architettonico. Riflessione che non esiste, né studi né applicazioni reali.
  • Non abbiamo mezzi elettrici per automotive.
  • Serve organizzazione dati pubblici e privati da convergere in unica piattaforma (ISTAT – Ministero Interni raccolgono dati diversi). Con dati dobbiamo anticipare i bisogni turisti da qui a sei mesi.

Chiude la giornata Romano Toppan, tra gli 11 membri della commissione che ha portato avanti la ricerca con delega a settore alberghiero.

  • Per prioritization del turismo sulla politica secondo WTO l’Italia è al 75°; prima dell’Albania e dopo il Qatar. Per la creazione di un ambiente favorevole al business nel turismo siamo 121° tra Ecuador e Burundi. Abbiamo bisogno di ritrovare il passo giusto per governare questo grande fattore di competitività.
  • Il turismo si differenzia dalle altre economie perché è equalizer, in grado di distribuire le ricchezze sul territorio. Non c’è nessuno che si occupa di turismo tra i primi 62 personaggi più ricchi del mondo e che insieme hanno più della metà più povera del mondo.
  • Ospitalità più grande antidoto all’ostilità.
  • Marcel Proust: Italia terra inestetica, non perché non ha monumenti, ma perché non li ama.

 

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