Bitcoin nel turismo, c’è da scommetterci

I Bitcoin sono evidentemente l’argomento del momento dopo che la sua quotazione ha superato i 17mila dollari (a gennaio 2017 era sotto gli 800) e a Chicago sono stati quotati i primi futures sulla criptomoneta. Non starò a raccontare la genesi della criptovaluta ma per chi volesse approfondirla suggerisco il documentario “Banking of bitcoin”, disponibile anche su Netflix.

Una storia legata indissolubilmente al nome Satoshi Nakamoto, il genio informatico che si cela dietro l’invenzione della criptomoneta e sulla cui vera identità, la stessa comunità di bitcoiner, non è ancora arrivata a una soluzione finale.

Una storia di giovani imprenditori informatici che a partire dal 2008, negli anni successivi alla crisi che ha messo in discussione le basi della finanza mondiale, hanno sfidato grandi istituti bancari e intermediari finanziari creando un circuito parallelo di pagamento.

Circuito, che pur sfruttato anche per la compravendita di armi e droga, è riuscito a imporsi sul mercato costringendo oggi le banche mondiali a investire sulla blockchain, il libro mastro il cui codice registra e regola tutte le transazioni di bitcoin e che è stato imitato per la creazione di altri circuiti di criptovalute.

Nonostante la volatilità della moneta, le difficoltà nel cambiare bitcoin in soldi reali, e la massa di pseudo investitori che promettono guadagni milionari, sempre più aziende iniziano a credere davvero nei bitcoin come moneta di scambio e nella blockchain come piattaforma tecnologica per gestire l’identità digitale e le transazioni online.

C’è un sito, coinmap.org, che mappa in tutto il mondo le società che accettano pagamenti con la criptovaluta: si va da studi odontoiatrici e legali, a fornitori di servizi tech, fino a ferramenta e carrozzerie.

Anche il settore del turismo inizia a muovere i primi passi. A Malta esiste un’agenzia di viaggio specializzata nell’organizzazione di viaggi bitcoin: Bitcoin Adventures opera tour nell’isola di Gozo. Grande risposta è arrivata dalla clientela giapponese, per cui l’utilizzo di bitcoin è divenuto molto popolare anche grazie ai numerosi retail outlet che li accettano in Patria.

L’agenzia spagnola Destinia.com è invece specializzata nella prenotazione di camere d’albergo. L’investimento nei bitcoin ha premiato tanto che il business è cresciuto e consente ai suoi clienti di prenotare oggi anche biglietti aerei.

A proposito di compagnie aeree che già da tempo accettano pagamenti in bitcoin segnaliamo airBaltic. La compagnia lettone è diventata la prima ad accettare la criptovaluta, servendo 60 destinazioni tra Europa, Russia e paesi CSI.

Anche Expedia, pur rappresentando i bitcoin una fetta irrisoria delle transazioni sul portale ota, ha deciso fornire ai suo utenti questa opzione di pagamento.

C’è poi una piattaforma, HotelGO24.com che ha deciso di incentivare l’utilizzo di bitcoin nel turismo, offrendoli gratuitamente, per ogni prenotazione in qualunque dei sui 130 mila hotel. Un incentivo ma anche un’attenta scelta di marketing.

Come avviene spesso durante le rivoluzioni tecnologiche l’Italia del turismo è rimasta al palo rispetto ai suoi competitor. Con poche eccezioni, come quella di Portale Sardegna, ota incoming quotata sul mercato Aim Italia che due settimane fa ha firmato un’intesa con la piattaforma Conio per accettare pagamenti nella criptovaluta. Esistono poi delle strutture alberghiere bitcoin-friendly: sono soprattutto bed and breakfast e hotel 3 stelle. Due soltanto le strutture 4 stelle (Castel Gandolfo a Roma e l’Hotel Marini di Sassari) e al momento nessuna di categoria superiore. Ma, c’è da scommettere, le cose cambieranno a breve.

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