Boeing 737 Max sotto accusa: stop in tutto il mondo

Dopo i due incidenti che hanno coinvolto a 5 mesi di distanza un Boeing 737 Max il nuovo velivolo è sul tavolo degli imputati. Troppo il clamore suscitato prima dallo schianto a ottobre 2018 di un velivolo Lion Air nei pressi di Jakarta con 189 vittime e poi da quello del volo Ethiopian Airlines che è precipitato domenica 10 marzo causando la morte di 157 persone. Stesso tipo di aereo e una dinamica dell’incidente avvenuta in entrambi i casi dopo il decollo rende difficile placare le polemiche e le apprensioni dei viaggiatori di tutto il mondo sulla sicurezza del nuovo modello. Per questo, in una reazione a catena, diversi enti nazionali e compagnie aeree hanno annunciato la messa a terra dei velivoli negli ultimi giorni.

E’ stato il caso di Norwegian e Air Italy, seguiti dall’ente dell’aviazione UK e dall’Enac in Italia, fino alla decisione definitiva dell’EASA, l’agenzia per la sicurezza aerea europea: il Boeing 737 MAX 8 è bandito dall’Unione Europea fino a nuovo ordine insieme al modello più evoluto 737 MAX 9. Molti altri paesi del mondo hanno preso la stessa decisione:  Australia, Singapore, Oman, Indonesia, Malesia, India, Cina per citare i principali. Controcorrente gli Stati Uniti, patria del Boeing, che invece non ha preso alcuna decisione in merito. In tutto questo sorprende anche la reticenza sull’argomento della casa produttrice che rischia di essere travolta dagli eventi se non prenderà essa stessa decisioni drastiche che contribuiscano a migliorare la percezione del pubblico sul nuovo modello. Dopo che è stato messo sotto accusa il software per il decollo (entrambi gli incidenti sono avvenuti in questa fase) Boeing si è infatti limitata ad annunciare, nel suo comunicato ufficiale, il rilascio di una nuova versione del software entro aprile. Poca empatia per le vittime, con il cordoglio relegato giusto alle righe finali del comunicato.

Ma in assenza di decisioni più drastiche questa vicenda rischia di diventare un boomerang che mette a rischio anche i futuri ordini del MAX che sono 4700 da circa 100 compagnie aeree mondiali, tra cui, oltre a Air Italy e Norwegian, figurano Ryanair, Fly Dubai, Turkish, United e American Airlines.

Molto più orientate alla prudenza le dichiarazioni delle compagnie aeree: “In merito alla sospensione temporanea delle operazioni dei Boeing 737 MAX da parte di diverse autorità aeronautiche, abbiamo deciso di non operare voli utilizzando questo tipo di aeromobile, fino a nuovo avviso delle autorità aeronautiche competenti. Vorremmo chiedere scusa ai nostri clienti per gli eventuali inconvenienti causati ma la sicurezza rimarrà sempre la nostra massima priorità” – ha affermato Tomas Hesthammer, Chief Operating Officer di Norwegian.

In una nota stampa Air Italy invece ha dichiarato il 12 marzo: “Per Air Italy la sicurezza dei propri passeggeri e degli equipaggi è la principale priorità. In relazione al B737 Max 8, tutti i tre aeromobili presenti in flotta non saranno operativi da questa sera, in conformità con la direttiva emessa da Enac. Air Italy continuerà a dialogare costantemente con le autorità e con Boeing in relazione al B737 Max 8 e seguirà tutte le direttive per continuare a garantire il massimo livello di sicurezza e protezione per i nostri passeggeri e l’equipaggio”.

Boeing invece non lascia la sua linea e in un secondo comunicato stampa spiega: “La sicurezza è la nostra prima priorità e abbiamo piena fiducia su quella del 737 MAX. Comprendiamo le decisioni prese dalle autorità di alcuni paesi, ma l’Ente federale dell’aviazione degli Stati Uniti non ha intrapreso al momento alcuna nuova azione e non non abbiamo nessun riscontro per fornire nuove linee guida agli operatori”.

Aggiornamento del 14 marzo 2019: Anche la Faa statunitense ha ordinato il blocco dei Boeing 737 MAX

Aggiornamento del 5 aprile 2019: I Boeing 737 MAX restano a terra in tutto il mondo dopo che le ricostruzioni degli incidenti hanno escluso errori dei piloti, motivo che ha spinto l’AD di Boeing a chedere ufficialmente scusa. La Faa stima in settimane i tempi di risoluzione e “non approverà le modifiche al software finché non sarà soddisfatta dalla proposta”

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