Dai colori del Rajasthan ai siti Unesco del Maharashtra

Sono due tra gli stati più visitati dell’India, il Rajasthan con la sua incredibile esplosione di colori, i festival e i sontuosi palazzi retaggio del tempo dei Maharaja, e il Maharasthra, il terzo Stato più grande dell’India, che vanta città dinamiche come Mumbai e Pune, ma anche spettacolari siti Unesco, 720 km di costa, pianure coltivate e catene montuose dove abita maestosa la tigre.

Di questi stati così vasti vogliamo svelarvi due volti: l’unicità di Jodhpur, la città blu, forse e a torto meno nota delle non lontane Jaipur e Udaipur, e le incredibili grotte sacre di Ajanta ed Ellora, cuore della spiritualità indiana nei secoli, due siti Unesco di incredibile interesse.

Due esperienze diverse, entrambe uniche e coinvolgenti, che come tutti i viaggi in questo meraviglioso Paese, che è capace di stupire e cambiare la nostra percezione e visione del mondo, per accogliere una dimensione e uno stile di vita totalmente diversi dal nostro e per questo ancora più affascinanti.

JODHPUR, LA CITTÀ BLU DEL RAJASTHAN 

Ai bordi del deserto del Thar, a metà strada tra Jaipur e Jaisalmer, Jodhpur si staglia come un miraggio blu dalla campagna ocra e dal paesaggio desertico circostante.

Sul crinale della collina, il maestoso Forte Mehrangarh, il più imponente e forse il più famoso di tutto il Rajasthan, si erge a guardia delle vecchie porte e della torre dell’orologio che sorge nel cuore del medievale Sadar Bazar.

Ai piedi della fortezza si stende la città vecchia circondata da una cinta muraria, con le sue case ammassate le une alle altre dipinte di un vivace color blu elettrico, una volta segno distintivo delle case dei Bramini. Per questo la seconda città più grande del Rajasthan è nota anche come città blu, in contrapposizione alle altre città del Rajasthan, Jaipur, la città rosa, Udaipur, la città bianca, e Jaisalmer, la città oro.

Fondata nel 1459 da Rao Jodha, capo del clan di Rajputs, che ne fece la capitale del regno Marwar al posto di Mandore, è stata teatro di infinite lotte con le vicine città di Jaipur, Udaipur e Bikaner, ma il suo forte circondato da spesse mura interrotte da sette porte, che si innalza su una collina di 125 m di altezza e si estende su 5 km di lunghezza, è rimasto inespugnato.

La città murata e le sue affollate viuzze sono fiancheggiate da vecchie case e da haveli, le case tradizionali dei mercanti che si sviluppano intorno ad una corte interna.

I suoi monumenti sono alcuni dei più iconici del Rajasthan e ne fanno una scenografia spettacolare per una città che è un perfetto city break in partenza da Nuova Dehli o Mumbai e una delle soste imperdibili di un viaggio nel Rajasthan. Anche il treno di lusso Palace on Wheels fa sosta a Jodhpur.

Cosa vedere

Il Forte Mehrangarh

Allo stesso tempo colossale e ricco di dettagli delicati, il Forte Mehrangarh non è solo l’impronta tangibile della famiglia reale di Jodhpur, ma è la caratteristica distintiva di questo paesaggio altrimenti pianeggiante. Costruito per la maggior parte nel XVII secolo dal Maharaja Jaswant Singh, porta ancora le impronte degli attacchi delle cannonate degli eserciti di Jaipur.

All’interno della roccaforte ci sono diversi palazzi dalle facciate finemente intagliate come il Moti Mahal, o Palazzo delle Perle, dove la famiglia reale teneva le udienze, il Phool Mahal, o Palazzo dei fiori, con le sue colonne dorate, il Sheesha Mahal o Palazzo degli Specchi, e un tempio. Il museo ospita una collezione di palanchini, culle reali, miniature, strumenti musicali, costumi e mobili. I bastioni della fortezza, interrotti da vecchi cannoni, offrono un panorama straordinario sulla città e i dintorni.

Il Mausoleo Jaswant Thada

Non lontano dal complesso del forte si trova il bianco mausoleo del Jaswant Thada, una delle più grandi attrazioni turistiche della città, ideale per rilassarsi. Si tratta di un gruppo di cenotafi di marmo costruiti nel 1899 che commemorano il Maharaja Jaswant Singh II, che molto si adoperò all’epoca per far crescere l’economia del regno di Marwar

Il palazzo Umaid Bhawan

Eretto tra il 1929 e il 1942 da Umaid Singh, l’ultimo maharajah di Jodhpur deceduto nel giugno 1947, due mesi prima della proclamazione dell’indipendenza dell’India, Umaid Bhawan fu costruito durante 16 anni per dare lavoro alla popolazione con l’obiettivo di contrastare la carestia che aveva colpito la città. Fu l’ultimo palazzo principesco a essere costruito in India, su progetto dell’architetto inglese Henry V. Lanchester, in arenaria e marmo in uno stile che mescola uno stile indo-saraceno, revival classico e art déco occidentale. Il palazzo, con le sue 347 stanze, è una delle più grandi case private del mondo ed è l’unico palazzo dei Marharaja costruito nel XX secolo. Ancora oggi un’ala funge da residenza al principe Gaj Singh, discendente diretto dei maharajah di Jodhpur, che fu il primo a dare nel 1971 l’impulso al turismo aprendo il suo palazzo ancestrale ai turisti. Un’altra ala del palazzo è adibita fin dal 1972 ad albergo di lusso della catena Taj, e quindi fruibile solo dagli ospiti dell’hotel, mentre si può avere accesso al piccolo museo ove sono esposti quadri, armi e altri oggetti correlati alla storia della dinastia.

Shopping

Fedeli alla tradizione del Rajasthan, vero e proprio paradiso dello shopping, i negozi vendono di tutto, dall’antiquariato, agli articoli in pelle, dai tessuti stampati a mano ai famosi jodhpurs, i pantaloni che derivano il loro nome dal città. Il famoso Sadar Bazaar pullula di gioielli in argento, oggetti in lacca, pupazzi e tappeti. Si possono anche acquistare spezie eccellenti come i pungenti peperoncini mathania rosso vivo, uno degli ingredienti più usati nella cucina locale, cui Jodhpur ha dato un contributo significativo. Tra le molte esperienze che la città ha da offrire, la combinazione delle sue delizie culinarie con la vista dai suoi ristoranti e bar sul tetto è una delle più belle.

Festival e attività incentive

Jodhpur emana un’atmosfera festiva tutto l’anno, ma il Marwar Festival, che si tiene nei giorni di luna piena fra settembre e ottobre, è sicuramente il più importante. Il Marwar celebra gli eroi medievali dello Stato con musica tradizionale, danza popolare e il folclore del Rajasthan e si svolge in diverse località tra cui la Clock Tower, il Forte e le dune di sabbia di Osian, e include anche corse di cavalli, polo e, per quanto strano possa apparire, tatuaggi sui cammelli.

E sono proprio le dune del deserto alle porte della città a ospitare una delle attività più apprezzate dai visitatori, il safari a dorso di cammello, mentre i più arditi si possono cimentare nella Zip Line chiamata Flying Fox, che consente una spettacolare visione a volo d’uccello sul forte e i laghi intorno. 

 

MAHARASHTRA: AJANTA ED ELLORA, I TEMPLI RUPESTRI

Porta d’ingresso dell’India per moltissimi visitatori stranieri, Mumbai è allo stesso tempo la capitale dello stato del Maharashtra e la città più importante del Paese dal punto di vista commerciale e finanziario. Metropoli multiforme e infinta, è uno spaccato dell’India stessa con tutti i suoi contrasti, dove ai grattacieli dove abitano ricchissimi imprenditori e attori di Bollywood e ai meravigliosi alberghi 5 stelle lusso fanno da contraltare gli slum dove si concentra la popolazione proveniente dalle campagne.

Patrimonio mondiale dell’Unesco

Ma non è della città che vogliamo parlare, cui si dovrebbero dedicare molte pagine a parte, ma di due siti patrimonio UNESCO luoghi magici ricchi di suggestione che da soli valgono il viaggio nel Maharashtra.

Stiamo parlando dei templi rupestri di Ellora e Ajanta, spettacolari testimonianze della cultura e della spiritualità dell’India, il primo noto per l’incredibile architettura delle sue grotte scavate nella pietra, l’altro per la bellezza dei suoi dipinti antichi. Questi due complessi di templi non sono visitati dai turisti stranieri quanto meritano, mentre sono sempre affollati da pellegrini e intere famiglie provenienti da tutte le regioni indiane, tanto che, contrariamente a quello che avviene nei siti turistici, eravamo noi le attrazioni con cui fare l’immancabile selfie di gruppo! Base di partenza per la visita di questi gioielli è Aurangabad nel cuore del Maharashtra, che si raggiunge facilmente in aereo da Mumbai.

Ellora

Compendio dell’intera storia e della civiltà dell’India, Ellora, è meta di pellegrinaggio per tutte e tre le religioni indiane: hindu, buddista e giainista. Ben 34 sono le grotte scavate a mano nella roccia, sul fianco della collina di pietra basaltica, tra il VI e il X secolo. Ellora accoglie i visitatori con la stupefacente bellezza della grotta 16 detta Kailasa, dal nome del monte himalaiano residenza di Shiva. Si tratta del più grande monolite del mondo, ed è l’unico al mondo che è stato scavato partendo dall’alto per un’altezza di 30 m. All’entrata due pilastri quadrati e due elefanti mastodontici, uno per lato, introducono a una serie di bassorilievi che ornano tutte le pareti, tra cui quello che raffigura il dio-demone Ravana che cerca di sollevare il Monte Kailasa, su cui siedono Shiva e sua moglie Parvati. Al centro sorge il tempio dedicato a Shiva, sorretto sui quattro lati da possenti elefanti, che custodisce il Lingam sacro, mentre di fronte un tempietto protegge il Nandi, il toro che è il suo veicolo.

Si tratta senza dubbio del più sorprendente esempio dell’abilità raggiunta in India nell’arte di scavare la roccia. Basterebbe questo tempio a giustificare la visita a Ellora, ma è interessante vedere anche le grotte buddiste, che vanno dalla 1 alla 10, con le varie raffigurazione di Buddha e gli stupa scavati all’interno, e le grotte giainiste, che sono solo 4 (dalla 31 alla 34). Tutte le altre, dalla 11 alla 30, sono induiste.

Ajanta

Tutte dedicate al culto di Buddha sono invece le grotte di Ajanta che si trovano a circa 100 km da Aurangabad, che risalgono ad un periodo compreso fra il duemila A.C e il VI secolo D.C.

L’abbandono di queste grotte nel 650 e il conseguente oblio – nascoste dalla vegetazione per 12 secoli, furono scoperte casualmente da un certo John Smith nel 1819 – hanno preservato i magnifici affreschi per cui queste grotte sono conosciute.

Scavate nella roccia in un anfiteatro naturale di grande bellezza, le 29 grotte presentano affreschi di una bellezza incredibile sulle vite anteriori del Buddha, le Jataka, che risalgono al 500 d.C.

Tra i vari episodi della vita di Siddharta si può ammirare la tecnica raffinata degli affreschi e scoprire come la prospettiva, che noi europei consideriamo un nostro personale contributo alla storia dell’arte nell’epoca del Rinascimento, fosse già presente migliaia prima in questi dipinti… Questione di punti di vista!

Il sito è spettacolare anche dal punto di vista del paesaggio, con la sua forma a ferro di cavallo e le fragorose cascate che alimentano un bacino e il fiume più in basso. Nelle grotte si trovano anche statue del Buddha e stupa. Notevole il bassorilievo del Buddha dormiente nella posizione del Nirvana, una statua lunga sette metri nella grotta 26.

Info pratiche, via col visto

L’Italia è collegata con l’India da diversi voli diretti. Air India vola da Milano Malpensa a Delhi il lunedì, martedì, giovedì e sabato, (con partenza alle 20.00 e arrivo alle 7.45) mentre da Roma si parte mercoledì, venerdì e domenica alle 20.40. Roma è collegata a Delhi anche con voli Alitalia.

Semplificate le operazioni di visto, che da aprile 2017 si può ottenere online.

I richiedenti il visto elettronico dei paesi ammessi, tra cui l’Italia, possono procedere on-line, minimo 4 giorni prima della data prevista per l’arrivo in India, con una finestra massima di 120 giorni. Una volta che il processo di richiesta è completo, il visto elettronico sarà emesso e inviato tramite email.

Il visto elettronico è valido per l’ingresso in India attraverso 24 aeroporti designati (cioè Ahmedabad, Amritsar, Bagdogra, Bangalore, Calicut, Chennai, Chandigarh, Cochin, Coimbatore, Delhi, Gaya, Goa, Guwahati, Hyderabad, Jaipur, Kolkata, Lucknow, Mangalore, Mumbai, Nagpur, Pune, Tiruchirapalli, Trivandrum e Varanasi) e 3 porti (Cochin, Goa, Mangalore).

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