Il T-ROI dei viaggi d’affari: come calcolare i benefici delle trasferte

Una maggiore soddisfazione del cliente e la propria crescita personale sono due dei principali valori intangibili che spingono un viaggiatore d’affari a intraprendere un viaggio di lavoro. Un modo aggiornato di interpretare la trasferta come una scelta motivante sia quando ci sono obiettivi commerciali sia quando si intraprende un viaggio business con altre motivazioni.

Sono questi due degli aspetti interessanti indagati dalla survey online che Travel for business, società di consulenza di business travel e mobiity management, nonché editore del magazine Travel for business, ha condotto presso le aziende italiane con l’intento di indagare, per la prima volta in Italia, se e come le aziende italiane valorizzano i viaggi d’affari soprattutto in termini di ritorno sull’investimento.

Nel dettaglio, l’indagine ha messo in evidenza:

• le motivazioni principali alla base di un viaggio d’affari

• i fattori che determinano una trasferta

• i valori intangibili ritenuti rilevanti nella valutazione del successo di un viaggio di lavoro

Valori intangibili, benefici per azienda e viaggiatore

Novità assoluta della ricerca è la fotografia dei valori intangibili, ovvero solo apparentemente non misurabili, di una trasferta aziendale, che come detto ha messo al primo posto la motivazione che riguarda la soddisfazione del cliente, con un significativo 68%. Segue di poco la crescita professionale, che descrive il viaggio come “importante per condividere esperienze e apportate in azienda feedback utili per incrementare la propria soddisfazione e produttività personale”.

Non ultima l’importanza di un viaggio per “scoprire nuove emozioni”, “mettersi in discussione”, e “condividere nuove idee”, scelto dal 58% dei rispondenti, che evidenzia in modo preciso come viaggiare per lavoro sia un’ottima opportunità personale.

“Le persone desiderano sempre più fare parte del processo di gestione di un’attività – spiega Rosemarie Caglia, AD di TFB – e attraverso la collaborazione, che facilita lo sviluppo di nuove idee, il viaggio d’affari ha anche il grande vantaggio di aumentare la capacità di innovazione e la relativa “soddisfazione del viaggiatore”. Le aziende che riconoscono questo valore traggono un sicuro vantaggio che è quello che riguarda il raggiungimento di un obiettivo comune: il successo”.

Quanto investono le aziende in viaggi?

Il viaggio d’affari è visto come un investimento personale, dal punto di vista del viaggiatore. Ma l’investimento è soprattutto quello delle aziende e l’indagine conferma come la spesa per i viaggi d’affari rappresenti all’interno dei bilanci una voce di spesa rilevante: un alto numero dei rispondenti, pari al 48% del campione intervistato, indica un investimento in viaggi d’affari oltre il 15% e considerando che il campione analizzato è quello riferito ad aziende medio grandi, con propensione alle attività di export e internazionalizzazione, si nota che solo una minoranza (10%) investe meno del 5% del fatturato dell’azienda.

“Solo una buona capacità di ottimizzazione e di visione sui veri obiettivi e benefici dei viaggi può non sottovalutare la spesa per i viaggi d’affari e tenerla in considerazione correttamente” specifica Caglia.

Perché si viaggia per affari?

L’indagine mostra che chi viaggia con obiettivi commerciali punta a incrementare il fatturato (68%), aumentare la clientela (61%) e mantenere quella esistenza (57%).

Chi invece si muove per acquistare è più sensibile allo sviluppo di nuove relazioni (67%), mentre i direttori acquisti o chi è impegnato a esplorare nuovi fornitori a livello internazionale ha anche un forte desiderio di acquisire maggiore conoscenza dei mercati esteri. In sintesi, chi viaggia per acquistare ha una percezione “superiore” del viaggio, percependolo in maniera più netta come “scoperta” e dunque con maggiore necessità di controllo del saving.

Dal viaggio al ritorno sull’investimento

“Alle aziende serve monitorare dinamiche e modalità dei propri viaggi d’affari, e questo non esclude la percezione della trasferta al di là dei più diretti scopi commerciali. “Viaggiare per fare business” è l’approccio che diventa essenziale per le aziende: con un metodo efficace come il T-ROI, sviluppato da Travel for business, consentiamo di misurare il reale “beneficio” dei viaggi d’affari sia in fase di preparazione sia in fase di consuntivo” ha aggiunto Caglia.

“L’utilizzo del T-ROI aiuta ad orientare le aziende verso quei viaggi o meglio, verso quelle modalità di organizzazione e gestione di un viaggio che i travel manager possono sottoporre, oggettivizzandole, al management aziendale nelle sue diverse responsabilità e rispettando profondamente la cultura ed i valori aziendali” ha detto l’Ing. Guido Savio che ha collaborato con Travel for business per la realizzazione del modello T-ROI.

Un valore anche per il Travel Manager

“La comprensione di dove risiedono gli elementi di maggior valore di un viaggio consente alle aziende di allocare il capitale verso quei viaggi e verso quelle modalità di esecuzione dei viaggi che risultano produrre i maggiori benefici” ha precisato Savio.

“Da questo punto di vista il contribuito del travel manager per la definizione degli obiettivi risulta sempre più fondamentale in termini di capacità di analisi, riduzione dei costi occulti, ottimizzazione delle risorse in viaggio e contributo alla valorizzazione del vero ritorno dell’investimento che le aziende impiegano per le trasferte di lavoro” conclude Caglia.

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