Italia: vittoria sociale e sconfitta social

Non ricordo quando ho smesso di gioire o soffrire per le vittorie e le sconfitte della mia squadra del cuore, il Milan. No, non c’entrano gli acquirenti cinesi che hanno strappato le radici italiane e non c’entra nemmeno la penuria di risultati dopo decenni, pardon, ventenni di trionfi, o forse sì, chi lo sa.

C’entra che con il tempo ti accorgi, almeno per il sottoscritto, che il calcio è una scusa, come il caffè del resto, per stare insieme. Perché tutti lo conosciamo, perché anima le discussioni in famiglia e tra amici, perché crea empatia tra persone magari completamente diverse tra loro ma accomunate dalla medesima fede calcistica.

La Nazionale di Calcio Italiana ha sempre unito, fatto superare momenti difficili, come nel 2006, quando in pieno scandalo Calciopoli, e alla vigilia di anni in cui l’Italia sarebbe stata vessata politicamente ed economicamente nella morsa Francia Germania, la vittoria di Berlino ci ha restituito qualcosa indietro.

Per questo a distanza di undici anni mi hanno colpito le parole di Gianluigi Buffon nel post partita di Italia-Svezia, in lacrime dopo aver vinto tutto, per non aver raggiunto un traguardo che “avrebbe avuto ripercussioni positive a livello sociale”.

Sarà che non soffrendo più per il Milan figuriamoci se soffro per la Nazionale, sarà che non essendo diventato un giocatore professionista cosa vuoi che mi importi se la FIGC avrà un ammanco di 50 milioni di euro in sponsorizzazioni e diritti Tv, sarà che vedo urgenze maggiori rispetto al Mondiale in Russia, ma non mi straccio le vesti per la mancata qualificazione, non credo avrebbe avuto allo stato attuale particolari valenze sociali e non credo debbano essere giocatori di pallone i responsabili della felicità nazionale.

Una nazione, che come la sua classe politica, è pronta a osannare il più forte e a prenderne le distanze nel momento più opportuno.

Nessuna sorpresa, più che vittoria sociale come auspicava Buffon, una sconfitta social, dove giocatori strapagati, le giovanili piene di stranieri e Gian Piero Ventura sono e saranno i bersagli preferiti, mentre alla Svezia, o meglio all’Ikea, va il premio per la migliore sintesi.