Le 12 location congressuali della “mia” Napoli

 

 

Oltre che a quella in cui sono nato e vivo, a nessun’altra città di questo pianeta potrei mai associare l’aggettivo “mia”. Voglio farvi una confidenza: se a un certo punto della vita non ho perso la bussola e sono riuscito a mantenere un passo adeguato, il merito è tutto di Napoli e dei napoletani, filosofi per vocazione, pragmatici per spirito.

Correva l’anno 2003, ero crossdresser da pochi mesi (per chi non lo sapesse, crossdresser è chi indossa abiti del sesso opposto, comunque fate in fretta a leggere la mia storia, basta googolare il mio nome). Avevo paura anche della mia ombra. Uscivo poco di casa, e quando lo facevo studiavo gli itinerari in funzione di non voler percorrere più di cinque metri fra la macchina e i posti in cui dovevo di volta in volta andare.

Poi, un giorno, mi capitò di recarmi a Napoli. Era un viaggio di lavoro, ma mi fu riservato un soggiorno lungo, con qualche occasione leisure.

Napoli, Golfo e Vesuvio

Una delle mie referenti, prima di andare a cena, mi disse: «Vèstiti come vuoi, Ste. Ci penso io a portarti in giro». E così feci. Insieme percorremmo un lungo tratto di Mergellina, il lungomare più bello del mondo, che quella sera mi sembrò il più bello dell’universo. Incontrammo alcuni amici. Cenammo. Passeggiammo ancora fino a piazza del Plebiscito, e poi ancora in piazza Trieste e Trento, di fronte al Teatro San Carlo. Rientrato in albergo feci un conto della distanza che potevo aver percorso. I contapassi erano di là da venire, ma era facile calcolare non meno di tre chilometri. Come dire, tra sei e ottocento volte più di quanto mi ero abituato ad autolimitarmi.

Quella sera – con le giornate che seguirono – segnò un punto di svolta per me. Ancora ricordo l’effetto che mi fece ricevere la prima stretta di mano da qualcuno che non mostrò alcun imbarazzo nell’incontrarmi. Fu come se dentro di me un macigno si staccasse e crollasse nell’abisso da cui era venuto.

Potete dunque immaginare cosa provo, da quel giorno, quando torno a Napoli, rivedo quel lungomare e quei luoghi, parlo coi napoletani, condivido il loro inarrivabile senso della vita.

Si dice vedi Napoli e poi muori. Nella mia cabala personale si legge toccami Napoli e poi muori.

All’inizio di questa primavera il Convention Bureau di Napoli, diretto dall’amica Giovanna Lucherini, mi ha organizzato una site inspection tailor-made per mostrarmi la Napoli che non ti aspetti. Un lungo giro, tracimante di sole e di bellezza, nelle venue partenopee, conventional e non, con base al Grand Hotel Oriente (quattro stelle in pieno centro con ottimo servizio, sei sale meeting fino a un massimo di 250 persone e una plenaria composta da quattro sottosale, adatta anche ai grandi numeri) e uno spettacolare inizio in via Toledo, la via dello shopping, magnifica isola pedonale che congiunge il mare ai vicoli antichi.

Grand Hotel Oriente

Qui la prima sorpresa: il grandioso Palazzo Zevallos Stigliano, che attraverso uno scalone monumentale – con uno spazio mozzafiato per eventi da cento persone – conduce a una galleria di artisti del Seicento napoletano, a partire dall’ultimo dipinto di Caravaggio Il Martirio di Sant’Orsola, e del Sette-Ottocento. Sede museale di Intesa Sanpaolo dal 2007 e interamente rinnovata nel 2014, questa location è uno dei più fulgidi esempi italiani di arte a disposizione della meeting industry e offre l’inconsueta opportunità di circondare un evento non solo di storia ma anche di Bellezza, con la B maiuscola delle belle arti, fruibili e comprensibili da chiunque, a prescindere da studi, interessi e attitudini.

Palazzo Zevallos Stigliano

Poco distante, in fondo alla via Toledo, nella magnifica piazza Trieste e Trento, ecco un altro capolavoro d’epoca, il Circolo Artistico Politecnico, rappresentativo dell’Ottocento napoletano. Il museo fu istituito nel 1988, e vi spicca la sala realizzata nel 1912, in perfetto stile liberty, da Giovan Battista Comencini. Molto caratteristica anche la “Farmacia”, che conserva ancora le caricature dei soci e dei vasi dipinti a tema. Se avete trecento persone e volete immergerle nel XIX secolo, proprio come in una macchina del tempo, ecco quel che fa per voi.

Circolo Artistico Politecnico

Circolo Artistico Politecnico

Cambiamo zona e trasferiamoci nel centro storico. Qui, vicino a piazza Garibaldi e al porto marittimo, si dischiude uno dei più ricchi musei d’Italia, il Complesso Monumentale di Donnaregina, un unicum in cui gli edifici più antichi conservano integre le testimonianze pre-barocche dell’antico convento e delle due chiese originarie, quella medioevale e quella seicentesca, le cui navate sono oggi magnifiche sale per eventi.

L’annesso museo si estende per 3mila metri quadri e conserva opere di pittori come Andrea Vaccaro, Paolo de Matteis, Luca Giordano, Francesco Solimena, Aniello Falcone, Marco Pino da Siena. C’è anche una rara Stauroteca del XII secolo che contiene un frammento della Croce del Cristo.

Immaginate per un attimo cosa significa tenere un evento in un luogo così (che peraltro è una delle pochissime strutture storiche di Napoli in grado di ospitare fino a 450 persone in un’unica sala – la Navata, che è la principale – offrendo attrezzature e servizi all’avanguardia).

Vicino, nel quattrocentesco Palazzo Como, ecco il museo Civico Filangieri, nato nel 1888 come un “sogno” del principe e mecenate Gaetano Filangieri. La collezione vanta più di tremila oggetti fra esemplari di arti applicate (maioliche, porcellane, biscuit, avori, armi e armature, medaglie), dipinti e sculture dal XVI al XIX secolo, pastori presepiali del XVIII e XIX secolo, una biblioteca con circa 30mila volumi e un archivio storico con documenti dal XIII al XIX secolo. La grande sala al primo piano ospita 120 persone a conferenza.

Museo Filangieri

Museo Filangieri

Sempre nelle vicinanze (il centro storico di Napoli è una fucina di meraviglie a un passo l’una dall’altra) ecco il complesso di Santa Caterina a Formiello, resuscitato lo scorso anno col nome di Made in Cloister. Una ricca programmazione culturale traina questo coraggioso esperimento di riqualificazione urbana, che include un art shop, una residenza per gli artisti ospiti, uno spazio espositivo, un ristorante. Il chiostro, spettacolarmente recuperato nel suo aspetto originario, ospita 300 persone sedute.

Più lontano, nel Rione Sanità, la terra si apre per offrirci una location favolosa, misteriosa, quasi mistica: le Catacombe di San Gennaro e di San Gaudioso. Le Catacombe di San Gennaro sono le più importanti del Sud Italia, sia per ampiezza sia per valore storico artistico. Il patrimonio che custodiscono va dalle preesistenze pagane del II secolo d.C. alle pitture bizantine del IX-X secolo d.C. La Basilica paleocristiana di San Gennaro extra moenia è annessa alle catacombe e collegava la città dei vivi e quella dei morti, oggi è una porta tra passato e futuro. È composta da tre grandi navate, con un’abside semicircolare che è la testimonianza più forte dell’architettura paleocristiana. Contiene 350 persona a platea e vi assicuro che poche cose, nel profano mondo Mice, hanno un gusto sacrale quanto un evento che si tenga qui.

Basilica San Gennaro

La Catacomba di San Gaudioso è la seconda per ampiezza di Napoli; in essa convivono elementi paleocristiani e del XVII secolo. L’annessa Basilica di Santa Maria della Sanità è stata costruita tra il 1602 e il 1610 e contiene ben mille posti a platea.

Basilica Santa Maria della Sanità

Basilica Santa Maria della Sanità

Cambiamo ancora zona e andiamo sul mare, al confine fra Napoli e Portici. Ecco una delle location più universalmente note della città: il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa, sette padiglioni per un’estensione complessiva di circa 36mila metri quadrati (dei quali 14mila coperti e in parte adibiti a centro congressi), con locomotive, locomotori diesel, elettromotrici, automotrici e carrozze passeggeri. Il primo padiglione, in particolare, è stato delegato alla conservazione dei mezzi del “passato”, a iniziare dalla ricostruzione storica del primo convoglio della Napoli-Portici. Infine, gioiello fra i gioielli, la carrozza-salone del treno dei Savoia, attualmente Treno della Presidenza della Repubblica Italiana.

Dalla parte opposta della città e sempre vicino al mare, ecco la celebre Città della Scienza, centro multifunzione dotato di uno spazio eventi e congressi tra i più significativi del Mezzogiorno, con un sistema ampio e variegato di sale e spazi, dalla capienza complessiva di circa 2000 posti: le sale sono 13, con una capienza variabile tra i dieci e i ottocento posti. Magnifica la terrazza, in parte coperta, dinnanzi a Nisida, l’isola che ispirò Edoardo Bennato per la sua L’isola che non c’è.

Il dettaglio che fa la differenza è il Science Centre, primo museo scientifico interattivo italiano. Quattro le aree: Corporea (il museo del corpo umano), il Planetario 3D, la grande mostra interattiva dedicata al mare e l’officina dei piccoli.
Fra i laboratori vorrei citare il GNAM, villaggio della dieta mediterranea e della biodiversità.

Science Center

Science Center

Tra le location tradizionali, come non menzionare Mostra d’oltremare, il principale punto di riferimento per l’organizzazione di congressi e fiere a Napoli e del Sud Italia? L’area congressi e convention, con il Palacongressi, il Teatro Mediterraneo e la Sala Italia, dispone di sale da 36 a 1140 posti, oltre ai padiglioni espositivi, che possono ospitare fino a duemila congressisti e si integrano con aree parcheggio e impianti per l’intrattenimento e lo svago.

Mostra d'Oltremare

Mostra d’Oltremare

 

Un parco polifunzionale con scenari dal fascino unico come la Fontana dell’Esedra, il Laghetto Fasilides (ricostruzione fedele del castello di Gondar in Africa), il solarium della Piscina, il giardino dei cedri, il quattro stelle Palazzo Esedra e il Ristorante della Piscina, nel quale è stata da poco inaugurata l’Accademia enogastronomica MedEaterranea, struttura all’avanguardia nella formazione, ristorazione e cultura enogastronomica. Avendone personalmente sperimentato la qualità, posso attestare che mantiene in pieno le sue promesse.

Medeaterranea

Medeaterranea

Infine, la location unconventional per eccellenza: la Solfatara di Pozzuoli, circa 40 antichi vulcani circondati dall’Anfiteatro Flavio, dall’Acropoli di Cuma, dalle Terme di Baia e dal Tempio di Serapide. Estesa su circa 33 ettari, offre un’interessante passeggiata tra fenomeni vulcanici, fumarole, mofete e vulcanetti di fango, zone boschive e di macchia mediterranea.

Solfatara

Solfatara

Un incentive può trarne grande beneficio, purché nulla sveliate delle due clamorose sorprese che la natura riserva a chi entra qui. La prima è la condensazione del vapore quando si avvicina a una fumarola una piccola fiamma: i vapori appaiono progressivamente più intensi poiché sia le particelle solide prodotte dalla combustione sia gli ioni dei gas atmosferici agiscono da nuclei di condensazione. L’altra, persino inquietante, è il rimbombo del suolo provocato dai massi, che, lasciati ricadere da piccola altezza in alcuni punti del cratere, determinano un cupo risuono, come se vi fossero cavità sotterranee.

Ciliegina sulla torta della mia esperienza napoletana: una cena a Palazzo Caracciolo, appartenente a MGallery by Sofitel, 146 camere all’interno di una delle più belle dimore storiche della città, otto sale meeting modulabili con una capacità massima fino a 100 persone e uno splendido chiostro che può contenerne 400. L’atmosfera è da urlo, e per me, grazie anche alla compagnia dell’amica Giovanna Lucherini, è stata un’ulteriore occasione per vivere la Napoli che non ti aspetti e sentirla ancora più bella, ancora più cara, ancora più mia.

Palazzo Caracciolo

Palazzo Caracciolo

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