L’India come meta incentive: un’esperienza da provare. Intervista a Katia Bigazzi di Univers

Negli ultimi tre anni l’India ha conosciuto uno sviluppo turistico senza precedenti che si è evoluto di pari passo con la promozione della meta all’estero da un punto di vista leisure. Meno nota è invece la notevole versatilità della meta anche per il mondo corporate grazie alla semplificazione delle procedure burocratiche (ne è un esempio il visto elettronico), al potenziamento dei trasporti e delle infrastrutture e alle soluzioni di ospitalità sempre più a misura di un pubblico occidentale.

Ne abbiamo parlato con Katia Bigazzi, Outbound Incentive Director di Univers Srl, che di recente è tornata dalla regione indiana del Rajastan dove ha potuto verificare di persona il miglioramento qualitativo della destinazione.

Buonasera Katia, quali vantaggi offre l’India alle aziende rispetto ad altre destinazioni a pari distanza?

È una destinazione particolarmente esperienziale, ricca di contenuti e di fascino. Essendo percepita come una meta “esotica”, non tutti intraprenderebbero un viaggio da soli in India. Pertanto, da una prospettiva aziendale, un viaggio nel Rajasthan, ad esempio, risulta un’operazione vincente d’incentivazione perché il “premio” è in genere accolto con entusiasmo e riconosciuto come esclusivo e originale.
L’india di oggi è un’ottima destinazione anche per il turismo congressuale in quanto offre una rete di collegamenti aerei vasta ed efficiente nonché una varietà di strutture ricettive con ampi spazi meeting, specie nelle grandi città di Delhi e Mumbai.

Per quali tipologie di viaggi Incentive consiglierebbe la destinazione?

Si tratta di una meta sicuramente adatta per i settori bancario, automotive, assicurativo, ma anche molti altri. Occorre un target Ospiti di livello medio-alto e flessibile alla varietà culturale, gastronomica e alle lunghe percorrenze su strada. Dinamismo e curiosità sono caratteristiche imprescindibili per beneficiare al meglio di questo tipo di viaggio e coglierne gli aspetti più frizzanti: l’India non è solo il turismo cauto dei forti medievali e dei palazzi principeschi, ma è soprattutto il paese dei colori sgargianti nei tanti mercati, delle spezie e degli aromi nei suoi vicoli, dei numerosi festival (riprodotti o in diretta) che scandiscono la vita dei suoi abitanti durante tutto l’anno.

A livello economico il budget da stanziare di quanto varia rispetto a un incentive in Italia?

L’India non è un viaggio economico, ma ciò non è dovuto a un cattivo rapporto qualità/prezzo, anzi.
Volendo scendere nel dettaglio delle singole voci di costo, il costo di un volo internazionale, innanzi
tutto, non è paragonabile a quello di un volo domestico. In secondo luogo, in termini di strutture
ricettive l’India non ha una grande tradizione di hôtellerie di media categoria per cui risulta
indispensabile puntare al meglio, in un viaggio individuale così come in un viaggio incentive.
Altre voci di spesa significative sono le location per le cene istituzionali, i gala: si tratta
spesso di palazzi reali, governativi in cui si possono organizzare eventi molto connotati e in grado di
lasciare a bocca aperta gli Ospiti. Il costo non è economico, ma nemmeno proibitivo rispetto a
soluzioni di gala meno esperienziali offerte da altre destinazioni.

Può raccontare una case history di un viaggio incentive in India?

Nel 2015 ho organizzato un viaggio incentive per un noto gruppo assicurativo di circa 50/60 partecipanti. Per limitare le percorrenze su strada abbiamo deciso di ridurre il viaggio al solo Triangolo d’Oro (Delhi, Agra, Jaipur). All’epoca c’era ancora necessità del visto cartaceo ed è stato piuttosto tedioso raccogliere fisicamente tutti i passaporti un mese prima della partenza. Adesso tutto è più facile con le comodissime procedure online di ottenimento del visto.
Sono state tre notti magiche: pranzi e cene regali presso il City Palace e il Samode Palace. Immancabili, durante il giorno, la visita delle botteghe artigiane del centro storico e i percorsi a dorso di elefante e di cammello per raggiungere forti e palazzi. Siamo anche tornati un po’ bambini con una gara di aquiloni e uno spettacolo di marionette. È stato nell’insieme un viaggio emotivamente coinvolgente che ha suscitato l’entusiasmo di tutto il gruppo.

In generale consiglierebbe un viaggio incentive all’estero? Quali i benefit per i dipendenti di un’azienda che vi partecipano?

Abbiamo la fortuna di vivere in Italia, una destinazione meravigliosa per tantissimi motivi. Tuttavia premiare con un viaggio incentive all’estero è percepito come soluzione più emozionante e coinvolgente in quanto “esotica”, diversa: ritengo che l’entusiasmo che si generi sia maggiore. Non si tratta di una questione di budget o di destinazione… semplicemente del fatto che un viaggio all’estero suscita una curiosità e un’aspettativa differenti.

Nell’organizzazione di viaggi incentive in Italia c’è molta disintermediazione. È una problematica che viene fuori anche con viaggi più complessi all’estero o in questo caso è più facilmente riconosciuta la professionalità di un’agenzia?

Sicuramente nell’organizzazione di un viaggio incentive all’estero le aziende tendono maggiormente a rivolgersi alle agenzie / incentive house. Devo ammettere che in gran parte delle gare che ci sono state assegnate, la conoscenza profonda del territorio si è dimostrata una carta vincente non solo ai fini dell’assegnazione del progetto ma anche poi nella gestione del viaggio in loco. L’organizzazione di un incentive all’estero pone davanti a barriere di tipo culturale e linguistico che richiedono molto più know how, flessibilità, attenzione e sicuramente tempo (=denaro) rispetto all’organizzazione di un evento “nostrano”. Spesso si tratta di progetti totalizzanti con la sveglia nelle prime ore del mattino e ore piccole la notte per sfruttare le giornate lavorative dei fornitori, con i limiti del fuso orario. Difficilmente un’azienda potrebbe allocare una o più figure interne allo sviluppo dettagliato della logistica di un progetto di questo tipo.

Pensa che l’India abbia le carte in regola per diventare una destinazione di tendenza per i viaggi corporate?

Assolutamente sì! Come già detto, gli hotel sono ottimi: non solo quelli principeschi, ma anche quelli moderni, perfetti per un uso congressuale. Penso soprattutto al cluster di hotel di fascia medio-alta in prossimità dell’aeroporto di Delhi che offre la combinazione di una grande capacità ricettiva con quella organizzativa, in un contesto di “walking distance” l’uno dall’altro. I collegamenti aerei dall’Italia sono ottimi e in forte espansione, così come quelli interni. La cucina è interessante e accessibile a tutti come sapori e costi e, se ci si stancasse di spezie e kebab, i principali hotel di catene internazionali e locali hanno tutti, senza eccezione, ricchi buffet di cucina internazionale.
Senza contare che il Paese è interamente “English speaking”, o comunque lo sono le realtà e gli agenti coinvolti nel turismo per cui, a livello operativo, non si ha mai l’effetto “lost in translation” tipico di Paesi come il Giappone o la Cina.
Sono stata in India lo scorso luglio dopo tre anni e mezzo di assenza e devo dire che ho rilevato molti miglioramenti nell’accoglienza, nella condizione delle strade e nella pulizia. Rimane sempre l’India suggestiva del nostro immaginario collettivo, ma con un progress organizzativo notevole nel turismo. Non vedo ragioni per cui questo trend positivo dovrebbe interrompersi ma piuttosto credo che alimenterà l’appeal del Paese come destinazione per i viaggi corporate.