Lituania. Elle come libertà

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La prima volta che arrivai a Vilnius, capitale della Lituania, fu a febbraio di quest’anno, in occasione di Convene, una fiera di settore. La temperatura era rigida, come consuetudine negli inverni baltici, ma ciononostante accettai l’invito a una visita guidata della città. A pochi passi dall’albergo in cui alloggiavo si erge il palazzo presidenziale – l’equivalente del nostro Quirinale – e rammento che mi sorprese un’enorme scritta in fondo al parco, su lettere al neon, proprio di fronte alla scalinata d’ingresso: laisvė.
Cosa significa?, domandai incuriosito da quella che mi sembrava una stravaganza contraria a ogni protocollo.
La risposta mi commosse profondamente: libertà.

Vedete, noi non ci pensiamo, perché siamo nati “dalla parte giusta del mondo”, come suol dirsi, cioè in una terra nella quale tanta gente è morta per consegnarci su un piatto d’argento il bene più prezioso di un essere umano, la libertà appunto. Non esiste bene più grande, forse solo la salute regge il confronto. Togliete a un uomo o a una donna la libertà e non avrete più né un uomo né una donna, ma una patetica controfigura.
Sia pure con numerose eccezioni private, almeno a livello politico possiamo ammettere di essere un Paese libero, e che da noi solo gli ultraottantenni hanno idea di cosa significhi dittatura.
Ebbene, vogliamo per un attimo metterci nei panni di chi la dittatura l’ha avuta sino a ieri?
I lituani hanno riacquisito la sovranità da 25 anni, dopo due secoli ininterrotti di dominio russo prima e sovietico poi. La mia generazione, da noi nota col beato nome di baby-boomer, lassù ha dovuto fare i conti con le direttive di partito, che s’appropriavano delle singole vite e le indirizzavano in percorsi precostituiti, senza alcun riguardo a talenti e inclinazioni individuali. Come se a me m’avessero mandato a fare il ballerino o l’atleta professionista.
Insomma, i lituani, tutti i lituani viventi, salvo i ventenni (i quali comunque hanno dovuto fare i conti con una società in completa ricostituzione), sanno cosa vuol dire essere privati della libertà. Conoscono la tragedia vera, che – credetemi – è quella. E, con una forza d’animo da lasciare senza parole, hanno raccolto il loro Paese dalle ceneri dell’URSS rendendolo, in appena un quarto di secolo, uno Stato sano, retto, economicamente all’avanguardia, al punto da aver potuto non solo entrare nell’Unione, ma pure aderire all’Euro.

Per questo, della ritrovata libertà fanno una bandiera.
Per questo, sono un popolo sorridente e amico.
Per questo, ti accolgono a braccia aperte e ti fanno sentire a casa tua.
Vi dico solo una cosa, prima di chiudere l’incipit: pur avendo girato mezzo mondo e quasi tutto il nostro continente, solo in Lituania mi sono sentito orgoglioso fino in fondo d’essere europeo. Perché lassù, dell’Europa ho visto il volto umanamente migliore.

Vilnius

A guardarlo dall’alto (posso ben dirlo perché ho sorvolato in mongolfiera tutta la regione di Vilnius, fino al confine con la Bielorussia) questo Paese è un’eterna tavolozza verde, dove “tavolozza” va intesa nel senso quasi letterale della parola, cioè con ogni possibile nuance di questo colore. Boschi e corsi d’acqua s’interfacciano con piccole città, tutte pittoresche e ordinatissime, a convergere, come in un ortocentro di liceale memoria, nella capitale, ridondante di storia e oggi perfettamente in linea con ogni altra località di pari importanza.

Gli alberghi sono fantastici. Alloggiavo al Relais & Chateaux Stikliai Hotel , 43 camere in una dimora storica del Cinquecento, nel cuore della Vilnius antica. Lusso senza tempo per quest’hotel, che ospita i re, i principi e gli sceicchi in visita di Stato e che si rivolge anche al Mice con la sua sala conferenze al piano terra per 60 persone. C’è anche una terrazza all’aperto molto adatta a reception, board meeting, conferenze.

Un’altra ammiraglia dell’ospitalità nella capitale è il Kempinski Hotel Cathedral Square (dove appunto alloggiavo a febbraio), di fianco alla cattedrale, nel punto più panoramico della Vilnius storica. L’albergo è stato completamente restaurato e offre all’impatto una lobby marmorea con vetrate panoramiche. Le camere sono 86, più 13 suite, e c’è un ristorante gourmet. L’offerta comprende il Salon Bar & Lounge, una boutique enologica, la Spa e un centro congressi da 600 metri quadri capace di 400 delegati.

Tutt’intorno il centro storico si dipana elegante e disciplinato, con un favoloso culmine nella piazza della cattedrale, proprio accanto al Palazzo dei Granduchi di Lituania, già centro politico, culturale e diplomatico dello Stato e oggi ricostruito dopo essere stato demolito a inizio Ottocento. Qui è possibile “assistere” in 3D alla storia della Lituania, in un’esperienza virtuale che ti catapulta nel Medioevo e ti rende testimone delle sofferenze che hanno fatto di questo popolo la meraviglia che oggi è. La location è eccezionale per qualsiasi tipologia di meeting, cena di gala, ricevimento: la sala più grande accoglie da sola 500 persone e nell’elegante cortile stanno tranquillamente in duemila.

Nel centro urbano ci sono due altri alberghi importanti. Il primo è il Radisson Blu Hotel Lietuva (https://www.radissonblu.com/en/lietuvahotel-vilnius), sulla riva nord del fiume Neris. 291 camere (di cui 48 superior, 44 business, 18 junior suite, tre suite e una suite presidenziale) e un grande centro congressi di ben 17 sale multifunzione, la più grande delle quali è capace di 600 posti (in totale 1200).

E l’Holiday Inn Vilnius, nella moderna city, 134 camere e sei sale riunioni. È albergo al 100% sostenibile, e anzi fa del green una delle sue business proposition.

Fuori invece dalla città, ma sempre nel Comune, ecco una gemma: il Vilnius Grand Resort, stretto fra due laghi scenografici costeggiati da pini e betulle. 185 camere, tre ristoranti, servizio di navetta gratuita verso la capitale, piscina, enorme Spa con bagno turco e sauna, piscina riscaldata indoor, campi da tennis e un magnifico campo da golf a 18 buche, l’unico negli stati baltici. Uno spettacolo che supera persino il bellissimo centro congressi da 8mila metri quadri e 25 sale, la più grande delle quali da 800 posti.

Kaunas

Dopo due giorni a Vilnius abbiamo preso l’autostrada e ci siamo recati a 100 km a ovest, a Kaunas, che coi suoi 380mila abitanti è la seconda città del Paese. Qui, circondato dalla rigogliosa natura della laguna del Parco regionale di Kaunas, ho visitato la sola struttura che, da quando sono diventato ateo, m’ha fatto venir voglia di tornare a credere: l’abbazia di Pažaislis, uno dei più begli ensemble in stile barocco della Lituania, costruita nel Seicento per volere del cancelliere del Granduca dall’architetto italiano Giovanni Battista Frediani, decorata da artisti lombardi (forse è per questo che mi sentivo a casa) e affrescata dal fiorentino Michele Arcangelo Palonio.

Qui si tiene ogni anno il Pažaislis Music Festival e proprio qui, nello stesso monastero che ospita le Suore di San Casimiro, si erge il quattro stelle Monte Pacis, sempre costruito nel Seicento e ancora preservato nel suo aspetto originario, sia all’interno sia all’esterno. 13 camere capaci in totale di 46 ospiti, i quali hanno tutti a disposizione la biblioteca e la sala di letteratura spirituale della struttura.

Il ristorante durante la stagione fredda offre due ballroom su due piani e durante la stagione calda anche la piazza esterna, ad anfiteatro, è a disposizione per cene di gala ed eventi di ogni genere. Atmosfera unica. Magica.

Kaunas ha una quantità di location unconventional.

Il centro integrato di studi scientifici e business Santaka per esempio, conta due sale modulabili da 200 persone l’una e una lobby per cocktail sino a 400 persone.

Molto bello è poi l’M. K. Čiurlionis National Museum of Art, dedicato a questo sfortunato artista, pittore e musicista, scomparso a soli 36 anni, la cui vicenda umana dovrebbe indurre noi tutti a ripensare al valore e alla bellezza della nostra vita, per quanti problemi e difficoltà l’attraversino. La music hall del complesso è elegante e spaziosa, e ospita 100 persone.

Fra le location convenzionali segnalo il Park Inn by Radisson Kaunas, in pieno centro, 206 camere, una Spa, un casinò e uno dei più grandi centri congressi dell’area, esteso su oltre 1.400 metri quadri.

Klaipeda

L’accesso al mare della Lituania è breve ma spettacolare, perché non è una semplice riva bensì una striscia di terra peninsulare che taglia in due quel tratto di Baltico formando a sud una laguna e a nord una spettacolare distesa blu delimitata da un alternarsi di boschi, dune, vegetazione variopinta, fauna da concorso fotografico.

Questa meraviglia inizia a Klaipeda, la terza maggior città del Paese, da cui si prendono i traghetti per la penisola. Klaipeda è un piccolo scrigno di specialità davvero interessanti.

Su tutte, l’ambra, detta anche l’oro della Lituania, nota anche per le sue proprietà terapeutiche. Qui ha sede l’Amber Queen Museum, il miglior museo specializzato al mondo, ricco di frammenti unici e preziosi, e una grossa collezione di gioielli ambrati.

Poi c’è il Museo del Maniscalco, collezione di strumenti autentici della manifattura lituana come soffietti e forgi, calotte in ferro battuto (tipiche della città portuale), zoccoli da cavallo e quant’altro fa tradizione locale. Annesso c’è un laboratorio di oreficeria molto famoso non solo in Lituania ma in tutt’Europa, se si pensa che da tutto il continente la gente viene lì a farsi fare anelli d’oro o gioielli.

Molto gettonato è anche il tour presso la fabbrica di birra Švyturys, celebre in tutto il mondo, accompagnato da una degustazione di tre tipologie della preziosa bevanda. Ma Klaipeda è anche città di cultura, e quale venue è migliore, sotto questo punto di vista, di un teatro? Il Klaipeda Drama Theatre, il più antico teatro lituano, attivo sin dal Settecento, ha tre sale per centinaia di persone, e a entrarci si ha davvero la sensazione di un tuffo all’indietro nel tempo, un salto in un’era nobile, ammantata di arte e poesia.

Anche la Kulturos Fabrikas, centro culturale multifunzione, è molto attiva e offre variegati spazi all’industria Mice: due sale al primo piano (per 100 e 115 persone, quest’ultima anche per proiezioni cinematografiche), più galleria con terrazza, un salone al secondo piano (350 posti) più uno studio per 50 persone e una lobby da 150 metri quadri, una sala da cento posti al quinto, con bella vetrata panoramica.

Curonian Spit

Ed eccoci alla penisola, Curonian Spit, uno dei paradisi d’Europa, patrimonio Unesco.

L’ho girata in lungo e in largo, a partire dalla spiaggia, che ho percorso per cinque chilometri facendo beach sailing. Uno dei punti più belli è la riserva naturale protetta Nagliai, estesa per nove chilometri dal borgo di Preila a Juodkrantė, su un’area di 1680 ettari. Qui ci sono le celebri dune grigie (altrimenti dette dune morte), antiche foreste ricoperte di sabbia che ancor oggi danno adito a spettacoli indimenticabili quando sono mosse dai forti venti della zona.

A proposito di dune, spettacolare è anche la Parnidis, a sud di Nida (uno dei centri più importanti dell’area) e a ridosso del confine con l’enclave russa tra Lituania e Polonia. Fa parte del Parco nazionale di Kuršių Nerija e guarda verso la riserva naturale Grobšto, in territorio russo. Sabbia ed erbe si alternano in un ensemble unico, che offre riparo a piante delicate come la barba di capra, il lino baltico e il pisello di spiaggia.

In questa fascia di terra, ovviamente, l’ambra abbonda, come ovunque in Lituania, e anzi è proprio da qui che inizia la “via dell’ambra” che congiunge questa penisola alla Toscana passando per la Germania. È raccomandabile una visita alla Amber Gallery di Neringa, dove guide gentilissime e poliglotte vi addentreranno nei misteri di questo affascinante dono della natura.

Dove tenere eventi, in questo Eden? Alla Nida Art Colony per esempio, uno spazio meeting circondato dalle dune, dai boschi e dal mare, sede dell’Accademia delle Arti di Vilnius e della Scuola di Dottorato di Nida: 2500 metri quadri di spazi per workshop, corsi, esposizioni, seminari, conferenze.

Poco distante, a Neringa, si erge il Museo di Thomas Mann, nella casa da lui stesso fatta costruire dopo essere stato qui ai primi del Novecento ed esserne rimasto affascinato. Sulla collina c’è quello che lui stesso chiamava Italian scenery, un paesaggio che ricorda le sponde del Mediterraneo. Io ci sono stato e potete credermi: a destra è identico alla Riviera dei Fiori, tra Sanremo e Bordighera.

La Repubblica di Užupis

Ma non è con questo scenario italo-mediterraneo che desidero chiudere. C’è qualcosa di più importante e significativo a Vilnius, dove torniamo per il gran finale: la Repubblica di Užupis, quartiere bohémien autoproclamatosi (simbolicamente, si capisce) repubblica autonoma e incoraggiato in tal senso dal Comune di Vilnius perché portatore di valori universali. La sua costituzione è affissa in tutte le lingue del mondo a un muro, su grandi lastroni di marmo lucido. È uno spettacolo concettuale da leggere e meditare (sottolineo per esempio l’articolo 5: ogni uomo ha il diritto di essere unico). Qui la trovate in quest’autoscatto ma la potete leggere bene su Internet.

Mi limito a riportare, in chiusura, gli ultimi tre articoli.

Non vincere.

Non contrattaccare.

Non arrenderti.

Mai, aggiungo.

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