Senz’Umbria di dubbio

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E niente, io MPI la amo. Devo averlo dichiarato su questo sito già un anno fa, al termine della convention di Napoli (altro grande amore della mia vita). Lo dichiaro una volta di più oggi, dopo lo straordinario fine settimana trascorso col Capitolo Italia alla Tenuta dei Ciclamini, nel cuore dell’Umbria verde e rigogliosa, per la XXVI Convention nazionale.
Quest’anno, come specialista in comunicazione, avevo persino un motivo d’interesse in più: il padrone di casa, Giulio Mogol, il più grande autore di canzoni nella storia del nostro pop (l’equivalente italiano di Paul McCartney) e per ciò stesso fra i più grandi comunicatori italiani di tutti i tempi. Un Montanelli del pentagramma, un Manzoni delle note.

Ho avuto il piacere di conoscerlo e di ascoltarne le riflessioni, tutte concentrate sul crollo dell’incoming registratosi l’anno scorso a seguito del terremoto, a fine agosto e a fine ottobre.
Un’immagine è stata richiamata dal Maestro: la cattedrale di Norcia che crolla e tutti i giornali del mondo che fanno di quella foto il titolo d’apertura, passando il concetto che l’Umbria sia a pezzi e non convenga andarci più.
Mogol ha ragione, è un concetto errato come pochi altri. L’Umbria è in perfetta efficienza e le sue strutture ricettive funzionano (e hanno sempre funzionato) molto bene.
Però, come ho dichiarato microfono in mano, mettiamoci anche nei panni dei titolisti. Crolla la cattedrale di Norcia: si può forse stendere un velo? È una notizia di rilievo mondiale. Semplicemente va data. Con la sua nefanda – ma necessaria – fanfara di contorno.
Il problema sta a monte, e nel mondo Mice è addirittura endemico. Fatte le debite (poche) eccezioni, non c’è cultura di comunicazione né tanto meno attitudine a investire in adv. La pubblicità (cartacea o virtuale) è ancora vista come un lusso da concedersi nei periodi di vacche grasse, non come “il” tool per eccellenza di costruzione dell’awareness.
Pure qui, peraltro, è bene mettersi nei panni altrui e considerare il problema anche dall’altra parte. L’investimento “spot & go”, della serie duecento euro e via, in advertising non serve a nulla. Il ritorno c’è solo a valle di decine di migliaia di euro (centinaia di migliaia nei progetti più impegnativi) strategicamente “spalmati” su anni di pianificazione. Quanti possono permettersi, oggi, una cosa così?

È il gatto che si morde la coda, lo so.

Nel 2012 Panorama Economy, alla vigilia della Convention di Federcongressi, titolava “Benvenuti nel mondo dei piccoli”. Un titolo tanto sincero quanto aspro. Aspro perché, senza retorica, dice la verità. La nostra è un’industria piccola. E come per gli esseri umani, la sua crescita richiede fatica e capitali. Un bambino non diventa grande senza cibo, senza una buona scuola, senza attività parascolastiche. La famiglia è la base imprescindibile, ma appunto è “solo” la base.
Ecco, allo stesso modo la nostra industria non diventerà mai grande senza cibo (la comunicazione), senza una buona scuola (le certificazioni di filiera, che MPI Italia sta affermando sia da noi sia all’estero), senza attività parascolastiche (le contaminazioni per esempio, di cui proprio MPI Italia parlò per prima quattro anni fa, o l’Osservatorio, che grazie a Federcongressi è tornato a dare – a noi come ai referenti istituzionali – un’annuale fotografia del mercato). Le buone professionalità sono la base imprescindibile, e per fortuna le abbiamo, ma sono “soltanto” la base.
Il denaro – diceva Will Smith in Sei gradi di separazione – è l’unica merce che si rimedia sempre. Volendo, si trova. Basterebbe coalizzarsi e metterci ognuno del suo. Se tutti gli operatori Mice si mettessero insieme, regione per regione, e co-finanziassero campagne pubblicitarie a tappeto sugli highlights della loro offerta, l’Italia congressuale sarebbe permanentemente al top di tutte le classifiche mondiali, Icca e Uia incluse, e le tragedie naturali nulla scalfirebbero nella percezione che la gente ha di noi.

Provare per credere.

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