(s)fondi Europei

Ci sono poche certezze dopo l’ultima tornata elettorale. La prima: l’opposizione sarà formata da due partiti (o da un partito e una colazione), a loro volta antagonisti tra loro. Alcuni personaggi, ringraziando una bislacca legge elettorale, sono ancora in cerca d’autore, e anche se questo non è un fatto di secondo piano, non resta che aspettare gli sviluppi delle prossime settimane.

C’è però una seconda sicurezza per chiunque ottenga il mandato elettorale dal Presidente della Repubblica. E’ finita (almeno per ora) l’epoca dei partiti azienda, i cui scopi principali erano sostanzialmente due: accaparrarsi voti durante le elezioni e mantenerli negli anni successivi attraverso un sapiente utilizzo di fondi pubblici, soprattutto, in periodi di magra, di quelli provenienti dall’Unione europea.

Qualche esempio? Open Fiber, società istituita dalla Cassa Depositi e Prestiti ed Enel con il principale obiettivo di accedere agli iniziali 2,6 miliardi di fondi messi a disposizione dall’UE per la diffusione della fibra ottica. Poco importa se Telecom, pur con un 24% di partecipazione francese di Vivendi SA, per numero di dipendenti (50.000 contro 500) e per professionalità, avrebbe saputo gestire meglio le operazioni (che infatti vanno a rilento con conseguente aumento del gap digitale e connettivo che ci separa dal resto d’Europa). Nel contenzioso si è inserita anche Fastweb, tramite esposto all’Antitrust per danni economici causati dalle mancate promesse di Open Fiber.

Storture italiane, come accade anche nel turismo, dove i finanziamenti europei sono random, non esiste una vera e propria politica a riguardo e ci sono Regioni, come la Campania, che non hanno una policy amministrativa, o come la Calabria, che hanno speso solo lo 0,54% dei fondi messi a disposizione fino al 2020.

C’è poi chi riesce a rivendere asset strategici per il nostro Paese ai privati internazionali, come “l’ingrato” Montezemolo, che oggi vende a 254 milioni di euro la sua quota in Italo, che nel 2014, in piena crisi, nessuno voleva dalle parti del Governo.

Chissà invece come finirà la vicenda Alitalia e come verrà gestita dal prossimo Governo. Visti i precedenti, finire in mani straniere, potrebbe non essere la soluzione peggiore.

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