Storia di Business Travel e sentimenti

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blogger_zenoni-jpgQuando Qualitytravel ci ha chiamato per entrare a far parte di questa nuovo progetto, subito mi è sembrata un’occasione fuori dal comune, per diversi motivi – alcuni facilmente intuibili, altri meno immediati.

Mentre inauguro questo spazio penso all’opportunità di ritagliare, in un contesto focalizzato su “altri travel”, una finestra sul corporate travel e su tutto quello che ci gira intorno.

Beh dai, il bt rappresenta il lato meno cool del travel. Tu che te occupi hai ben presente la distanza fra le tue giornate di lavoro e le spiagge che l’amico commercialista immagina nelle tue giornate di lavoro.

Ma tutto il travel – e non solo il bt – è roba seria. Quando ci si mette in viaggio per affari, le necessità sono molto specifiche, le aspettative pure.

Purtroppo tanto, anzi tutto, è finito sotto la scure degli ultimi quasi 10 anni, rappresentata della necessità di attenzione ai costi, di cui le aziende hanno cercato di fare virtù. Sono stati anni di efficientamento e razionalizzazione: dopo la fase di riduzione drastica delle trasferte, c’è stata quella dell’intervento sulle travel policy, poi è arrivato il dictat del controllo della spesa, dell’analisi del dato, e poi ancora del bleisure e della sicurezza.

Siamo nel ventennio storico di grande evoluzione e cambiamento per il nostro settore, spinto dalle mutate condizioni di mercato, dagli strumenti disponibili, dalla ricerca di un nuovo modello di business – per i prossimi anni a venire – che sia sostenibile per tutti gli attori.

Per questo il focus non può che essere sul chi siamo, sulla nostra rotta e sul nostro futuro, soprattutto considerando che il mercato è fatto da pochi grandi TMC da un lato e da moltissime medio piccole agenzie dall’altro.

Ora, passata anche la fase, almeno in casa BCD Travel, di ragionare sulla fondatezza della disintermediazione (!) da tempo chi si occupa di business travel ha chiaro il proprio inevitabile processo di riposizionamento.

La TMC non ha bisogno di dribblare nuove fee o competitor spuri – che spesso sono veri e propri colossi con “mezzi” corazzati a disposizione (Big G vi dice niente?) – se ha ben chiaro il suo ruolo nel mondo travel. Emettere uno, cento o mille biglietti non è più vocazione della Travel Management Company propriamente detta, che, se vuole continuare a giocare il ruolo che le spetta per diritto di anzianità, deve rivendicare a gran voce il suo valore di consulente a tutto tondo per la gestione di una fetta di spesa aziendale che pesa in modo rilevante sui libri contabili dei direttori finanziari. Consulenza che è, quindi, legata alla gestione della spesa, alla pianificazione e all’analisi e – certamente – alla tecnologia e al processo di acquisto dei servizi, come per il core business delle aziende clienti.

La strada della specializzazione verso i servizi di consulenza è spianata e la corsa tra i player di settore italiani è aperta. Se la competizione rende sempre tutto più efficace, qui la sfida nella sfida non manca: chi riuscirà a disegnare il profilo della TMC dei prossimi anni? Lo sbilanciamento sulla consulenza è determinante per esplodere un mondo di possibilità che la semplice erogazione di biglietteria un tempo non contemplava? E qui arriviamo agli altri motivi che danno senso alla mia partecipazione a questo spazio corale: i filoni sono tanti e avere la possibilità di approfondirli insieme rende il comunicare anche nel business travel, la prima chiave del successo.

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