Se il turismo ha rotto le palle

L’esperienza, o meglio, le esperienze, ti portano a rivalutare nel tempo cose e persone. “Ho fatto in tempo a dire ‘che palle!’, quello che un tempo era meglio che mai” canta Ligabue sintetizzando al meglio il concetto.

Concetto che vale per le persone, ma anche per le cose. Per esempio io sono in un periodo, penso comune a molte persone, in cui mi chiedo se il mio lavoro mi piaccia davvero. E lo dico pur amando il giornalismo, e credendo nel turismo.

Sono diversi gli aspetti che mi fanno giungere a questa conclusione.

Il maggiore è la scarsa, se non nulla, comprensione da parte degli operatori turistici, delle professionalità giornalistiche: ricevo giornalmente decine di inviti a conferenze stampa, coffee breakfast stampa, dinner stampa, press lunch stampa, stampa che ti stampa e via dicendo.

Nel 2006, quando ho iniziato questo mestiere, partecipavo con entusiasmo, ascoltavo e rielaboravo, cercando di dare una lettura differente nella stesura dell’articolo, per realizzare qualcosa di diverso da un semplice comunicato stampa, qualcosa che potesse coinvolgere il lettore.

Uno sforzo creativo per cui all’epoca mi bastavano i complimenti, o la semplice possibilità di incrociare la ragazza dei miei sogni.

Oggi, che di Qualitytravel sono il proprietario, e il demone dell’imprenditore si è impossessato di me, la prospettiva è cambiata, e pur comprendendo che chi ci invita risponde a logiche di chi sta più in alto, capisco anche che non è giusto svendere la propria professionalità continuando a realizzare articoli per raccontare un settore che non sa più raccontarsi.

Un settore che insegue gli esborsi miliardari fatti da Booking.com nel digital (nell’ultimo anno si parla di più di un miliardo di euro tra Google e social) ma che non ha il coraggio di intraprendere strade alternative.

“Il turismo traina la ripresa”, leggevo l’altro giorno sul Corriere, “urgono nuovi investimenti”. Qualora avvengano, mi raccomando, si decida bene dove investirli. Per una volta sia il pubblico a dare l’esempio ai privati.

Il micro settore del turismo nel quale opero, ovvero quello meeting ed eventi anche detto Mice, dove conosco e dove ci conosciamo tutti, non fa purtroppo molta differenza, anche se qui un Booking.com del settore non esiste.

Ma fino a quando? Ci avevamo provato noi con Qt Directory: operazione fallita! Ci riprova adesso MeetingPackage.com online marketplace globale creato in Finlandia da un giovane imprenditore di nome Joonas Ahola e che da pochi giorni ha terminato il suo roadshow di presentazione in Italia.

Ovviamente io faccio il tifo per loro.

Articolo consigliato
Bitcoin nel turismo, c’è da scommetterci

I Bitcoin sono evidentemente l'argomento del momento dopo che la sua quotazione ha superato i...