Viva Barcellona! Anzi W Barcellona!

Viva Barcellona, e in questo momento ancora di più!
Anche se in questo caso W non sta per viva, ma è solo l’iconico brand di Marriott che si rivolge a un pubblico più giovane e in cerca di divertimento. Il binomio fra W e Barcellona è quindi perfetto.

Ma cominciamo con ordine.
Sono stata a Barcellona in un giorno di fine inverno, che qui vuol dire già sole caldo, gente in T-shirt e lungomare affollato. Non c’è da stupirsi se molti studenti ma anche giovani expat la eleggono come città del cuore e si stabiliscono qui a vivere, tant’è che il cosmopolitismo è uno dei suoi segni distintivi.

Conoscevo abbastanza bene Barcellona, ma non il suo lungomare, anche perché solo negli ultimi decenni del secolo scorso, con il Port Olimpic creato in occasione dei giochi del 1992, la città si è aperta verso il mare.
Barcellona per i turisti, e io ero uno di questi, si limitava spesso a una passeggiata lungo le Ramblas, al Mercato della Boqueria, al Barrio Gotico, allo shopping lungo Passeig de Gràcia e a pochi luoghi iconici, tutti nel segno del grande Antoni Gaudí, come la Sagrada Familia, Casa Batlló (qui sopra nella foto), la Pedrera e Parco Guell.

Ma negli ultimi anni Barceloneta la zona in riva al mare, ha assunto un ruolo di grande importanza nella way of living degli abitanti, che vengono qui a far jogging, passeggiare, fare il bagno, come è tradizione nelle città americane, da Los Angeles a Miami.

Ed è qui, all’estremità meridionale di questa terra strappata alle acque, che sorge dal 2009 il W Barcelona.
La sua silhouette a forma di vela, che si staglia solitaria sullo sfondo della spiaggia, sembra ricordare un noto hotel di Dubai, ma una grande tela datata giugno 1964 e firmata dall’architetto catalano che lo ha progettato, Ricardo Bofill, che rappresenta uno schizzo dell’edificio (si trova nella Extreme Wow Suite dell’ultimo piano) mostra senza dubbio che è stato lui a ideare per primo questa forma ardita e inconfondibile, che ben si adatta a una struttura in riva al mare.

Una vela vista mare

Dimenticate il claim “Home away from home”. Non è quello che si prefigge il W, come sottolinea Yamil Errasti, direttore marketing, che dice sorridendo: “Non vogliamo farvi sentire a casa vostra. Vogliamo farvi sentire al W”. Punto.

Difficile descrivere in breve questo hotel.
Per quello che riguarda l’hardware possiamo dirvi che ha 473 stanze di nove categorie (di cui 67 suite) tutte con vista sulla spiaggia, il porto e l’orizzonte, con vetrate terra-cielo e un nuovo look ispirato ai colori del mare. La dimensione minima? Come un piccolo appartamento, e cioè 40 mq!

Poi ci sono i ristoranti, o meglio i diversi luoghi dove si può mangiare: la W Lounge, il Wave, il Salt Restaurant & Beach Club, il Bravo 24, il Wet Bar e infine l’Eclipse, il lounge bar del 26 piano che offre viste a 360° e funge anche da club per le serate.

Impossibile provarli tutti, così abbiamo optato per i cocktail& sushi dell’Eclipse, con tanto di lezione privata per la preparazione di un Mojito insieme ai bartender, i burger rivisitati del Salt, che si trova sulla spiaggia, e il brunch del Wave, direttamente tra la hall di entrata e la terrazza con piscina affacciata sul mare. Il cibo è per metà a buffet con specialità mediterranee, inclusi sapori libanesi, arabi e le classiche tapas, metà servito direttamente a tavola, sempre con il concetto di piccoli assaggi, come nella tradizione spagnola. L’hashtag è #Thisisnotasundaybrunch, e il claim…RETOX!

E naturalmente ci sono tutte le sale possibili per il Mice, dalla Great Room per mille persone alle boardroom da 16, ma gli organizzatori che possono usufruire anche delle terrazze, del bordo piscina, o di alcuni dei ristoranti e bar.

Ma quello che rimane ancor più impresso è il software, l’atmosfera, l’approccio un po’ scanzonato, il sorriso…

Che dire di un coach di Urban Gorilla che viene a farvi correre sul lungomare o a fare una training class sulla terrazza? O delle mani sapienti di Azul, una delle terapiste della Bliss Spa? Del sorriso di Eveline e Paola, che ci hanno accompagnato dal primo all’ultimo istante, o dei racconti di Flavia, un’italiana responsabile del concept Whatever/Whenever, che, per chi non l’avesse capito, significa semplicemente qualsiasi cosa in qualsiasi momento…

E poi la figura che ho amato di più: quella del W Insider, a metà fra un concierge superesperto e un guest relation per Vip, giornalisti, clienti abituali e delle suite…
Il suo ruolo?

Lo chiedo a Pep, che dei W Insider è il capo: essere iperconnessi con tutto ciò che è nuovo in città, come Wer Haus Store, che è allo stesso tempo concept store multibrand , coffe corner a bookstore, e aprire porte normalmente chiuse ai turisti, scoprire luoghi segreti per una cena del tutto insolita come quella deliziosa che abbiamo fatto al Rooftop Smokehouse, un’antica fabbrica di bambole riconvertita in un luogo dove coabitano artisti, architetti, editori…

In un angolo del cortile sovrastato da una ciminiera, seminascosta, c’è una sala lunga e stretta con una grande tavolata per 20/25 persone dove – su prenotazione e solo qualche volta – si possono gustare le specialità affumicate in loco: brodo di radice di sedano con aringhe affumicate e foglie di senape, petto d’anatra con cipolle sottaceto e lenticchie, uova di quaglia avvolte con salsiccia e altre prelibatezze assolutamente degne di un grande ristorante stellato.
Il bello è che invece si tratta di una location alternativa, dall’atmosfera semplice, che pochi conoscono.
Si dice che Clooney l’abbia scoperta e sia venuto a cena.
Chissà se era anche lui con un W Insider?

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