di Oliviero Toscani, fotografo conosciuto in tutto il mondo e fondatore di Fabrica, centro internazionale per le arti e la ricerca della comunicazione moderna.

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da un’intervista a Qualitytravel

…Sono un viaggiatore che non si stanca di viaggiare. Ho cominciato a quattordici anni, con l’autostop, a girare per l’Europa: Francia, Gran Bretagna, Spagna, la scoperta di luoghi nuovi e di gente nuova, che parlava lingue diverse dalla mia. Ho imparato cinque lingue, viaggiando. Difficoltà? Tante, ma sono proprio le difficoltà che ti fanno crescere, ti fanno imparare e apprezzare differenze, complessità e molteplicità di atteggiamenti. Io non ho abitudini, non ho rituali; mi adatto a qualsiasi cibo e cerco di farmi capire in qualsiasi idioma. Andare in giro per il mondo e cercare gli spaghetti vuol dire non aver capito nulla dello spirito del viaggio.

…Ogni terra ha un suo perché, una sua specificità particolare capace d’affascinare il viaggiatore. Si va in Patagonia per ammirare la natura allo stato selvaggio e a New York per vivere la città nella sua massima espressione. Quel che fa male – all’estero come in Italia – è rendersi conto di come patrimoni architettonici straordinari debbano convivere attorniati da costruzioni orrende, periferie vergognose non solo per l’abusivismo ma anche per piani regolatori sciagurati che hanno permesso ogni genere di bruttura.

… Non è necessario intraprendere grandi viaggi, andare lontano, per scoprire la bellezza d’altri luoghi. A volte mi capita di prendere la moto e di girare qui, in Toscana, e di vedere paesini in cui non m’era capitato d’andare prima: posti piccoli, col bar in piazza, ma con un’armonia essenziale e potente fra le costruzioni, il paesaggio e la gente in cui anch’io mi ritrovo perfettamente. Viaggiare è soprattutto un fatto mentale, un sentimento interiore che favorisce lo spirito di partecipazione al luogo e al contesto in cui si entra; ma bisogna farlo con umiltà, col rispetto di chi entra in una chiesa, ovunque si scelga o ci capiti d’andare. A pochi chilometri da casa come dall’altra parte del mondo.

Perché? Perché questo è l’unico modo per viaggiare, per capire, per condividere la realtà che ci circonda. Altrimenti non sono viaggi, sono trasferimenti: faticosi e inutili.

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