Nel turismo si parla continuamente di offerte, pacchetti, promozioni, esperienze e proposte commerciali. Ogni struttura ricettiva sembra ormai obbligata a produrre nuove formule per attirare l’attenzione del mercato: soggiorni romantici, weekend gastronomici, pacchetti benessere, offerte famiglia, esperienze nei borghi, proposte per cicloturisti, camminatori, lavoratori da remoto o piccoli gruppi eppure, nonostante l’abbondanza di iniziative, molte offerte non riescono a generare risultati significativi. Vengono pubblicate sul sito, rilanciate sui social, inserite nelle newsletter e, qualche volta, promosse attraverso campagne pubblicitarie, dopo alcune settimane, però, ci si accorge che hanno prodotto poche richieste, scarsa interazione e un numero di prenotazioni inferiore alle aspettative.

La conclusione più immediata è spesso che il prezzo sia troppo alto, che il mercato non risponda o che la destinazione non abbia sufficiente attrattività. In realtà, molto frequentemente il problema non è il prezzo, non è il territorio e nemmeno la mancanza di domanda, il problema è che l’offerta non è stata realmente costruita: è stata semplicemente assemblata. Una camera, una cena, un ingresso in una spa e una bottiglia di vino non costituiscono automaticamente un’offerta, sono elementi di servizio e possono diventare parte di una proposta attrattiva soltanto quando vengono collegati a un destinatario preciso, a un bisogno riconoscibile e a una promessa comprensibile. La differenza è sostanziale. Assemblare significa mettere insieme ciò che la struttura possiede già, costruire significa partire dal mercato, comprendere ciò che l’Ospite sta cercando e organizzare servizi, tempi, linguaggio e modalità di acquisto intorno a quella necessità per questa ragione, ogni offerta efficace, indipendentemente dalla tipologia della struttura, dalla sua dimensione o dalla destinazione in cui opera, dovrebbe rispondere con chiarezza a cinque domande fondamentali: chi è l’Ospite principale, quale bisogno intercetti, cosa offri concretamente, come rendi l’offerta leggibile e perché sei credibile. Anche una sola risposta debole, generica o confusa può ridurre la forza dell’intera proposta.

La prima domanda è apparentemente semplice: chi è l’Ospite principale?

La maggior parte delle offerte ricettive nasce con l’ambizione di rivolgersi a tutti; si utilizzano espressioni come “ideale per coppie, famiglie, gruppi di amici e viaggiatori individuali”, nella convinzione che ampliare il pubblico aumenti automaticamente le opportunità di vendita. Un’offerta che parla contemporaneamente a tutti rischia di non parlare davvero a nessuno. Prendiamo ad esempio una coppia in cerca di tranquillità, evidentemente ha aspettative diverse da una famiglia con bambini o nel caso di un viaggiatore senior che valuta ovviamente servizi differenti rispetto a un giovane sportivo. Individuare l’Ospite principale non significa escludere rigidamente gli altri ma scegliere a chi rivolgere prioritariamente il messaggio, così che quella persona possa riconoscersi nell’offerta.

Il punto non è soltanto definire l’età, la provenienza geografica o la capacità di spesa, occorre capire in quale momento della propria vita e del proprio viaggio si trova il potenziale Cliente. Una coppia di trentacinquenni con figli piccoli può manifestare bisogni molto diversi dalla stessa coppia durante un fine settimana trascorso senza bambini. Il segmento anagrafico rimane identico, ma cambia completamente la motivazione. La segmentazione più utile, quindi, non si limita a descrivere chi è l’Ospite, piuttosto cerca di comprendere perché si sta muovendo, cosa desidera ottenere dal soggiorno e quale problema vuole evitare.

Una struttura che propone un fine settimana di coppia, ad esempio, non dovrebbe limitarsi a rivolgersi genericamente agli innamorati, potrebbe scegliere di parlare a persone che lavorano molto, dispongono di poco tempo e cercano due giorni senza complicazioni organizzative, in questo caso, il valore dell’offerta non risiederà soltanto nella camera o nella cena, ma nella capacità di restituire tempo, semplicità e attenzione.

Definito l’Ospite, occorre rispondere alla seconda domanda: quale bisogno intercetti?

Molte strutture descrivono ciò che vendono senza spiegare quale necessità soddisfano, parlano di pernottamento, colazione, cena, piscina, parcheggio e visita guidata e l’elenco può essere corretto e persino conveniente ma non chiarisce perché l’Ospite dovrebbe acquistarlo.

Le persone non comprano semplicemente una camera, acquistano il riposo, la sicurezza, la comodità, la scoperta, il riconoscimento, il tempo condiviso, l’allontanamento dalla routine, il servizio dunque, è il mezzo attraverso il quale quel bisogno viene soddisfatto.

Un’offerta per famiglie non intercetta soltanto il bisogno di dormire fuori casa, può rispondere al desiderio dei genitori di trascorrere qualche giorno senza dover organizzare ogni dettaglio, sapendo che gli spazi, i pasti, gli orari e le attività sono compatibili con la presenza dei bambini.

Un pacchetto per escursionisti non dovrebbe limitarsi a comprendere il pernottamento e una mappa dei sentieri ma di intercettare il bisogno di orientamento, flessibilità negli orari, possibilità di recuperare le energie, assistenza in caso di imprevisti e informazioni realmente affidabili sul territorio. Quando il bisogno viene individuato correttamente, anche la comunicazione cambia e non si parla più soltanto delle caratteristiche della struttura ma del beneficio che l’Ospite potrà ottenere. È in pratica, la differenza tra scrivere “camera matrimoniale con cena inclusa” e comunicare “due giorni nei quali non dovrete pensare a nulla” dove la prima frase descrive un servizio mentre la seconda rappresenta un risultato.

Naturalmente, il beneficio promesso deve essere concreto e realistico e non soltanto un tentativo di evocazione, per tale motivo, la terza domanda diventa decisiva: cosa offri di concreto?

Il rischio, soprattutto nella comunicazione turistica contemporanea, è rifugiarsi in parole molto utilizzate e poco dimostrabili: autenticità, emozione, unicità, esperienza, eccellenza, territorio, tradizione, sono concetti importanti ma perdono valore quando non vengono tradotti in elementi verificabili. Dire che un soggiorno sarà autentico non è sufficiente, occorrerebbe invece spiegare cosa renderà autentica quell’esperienza: sarà l’incontro con un produttore locale oppure una visita condotta da chi vive il luogo? Una cena costruita con ingredienti provenienti dal territorio o invece, un itinerario lontano dai percorsi più affollati? L’Ospite deve comprendere esattamente cosa acquista, cosa è compreso, come si svolgerà il soggiorno, quali vantaggi riceverà e quali eventuali costi resteranno esclusi, quindi, più l’offerta è articolata, maggiore deve essere la precisione. Una proposta ben costruita non ha bisogno di riempirsi di servizi per apparire conveniente, spesso, al contrario, poche componenti coerenti risultano più efficaci di un pacchetto sovraccarico. Una camera, una cena e una visita possono rappresentare un’offerta forte, purché siano collegate tra loro da un significato se, invece, vengono aggiunti degustazione, aperitivo, gadget, late check-out, ingresso al museo e sconto su un acquisto futuro soltanto per aumentare il numero delle prestazioni, il rischio è quello di produrre confusione. L’Ospite non valuta il valore contando le voci comprese ma lo valuta comprendendo quanto quelle voci siano utili rispetto al motivo del viaggio, ciò impone anche una valutazione economica più rigorosa dove ogni servizio inserito nell’offerta ha un costo, richiede organizzazione e può incidere sulla qualità dell’esperienza. Aggiungere elementi che il Cliente non considera rilevanti significa aumentare la complessità senza necessariamente aumentare la disponibilità a pagare, la costruzione dell’offerta diventa così un esercizio di scelta dunque, è importante decidere cosa includere ma anche cosa eliminare.

Dopo aver definito destinatario, bisogno e contenuto, arriva la quarta domanda: come rendi l’offerta leggibile?

La leggibilità non riguarda soltanto la grafica o la lunghezza del testo ma concerne anche la capacità di far comprendere rapidamente il senso della proposta. Il potenziale Cliente dovrebbe poter individuare in pochi istanti per chi è pensata l’offerta, quale beneficio promette, cosa comprende, quanto costa, in quali periodi è disponibile e come può prenotarla. Quando queste informazioni sono distribuite in paragrafi troppo lunghi, nascoste dietro formule promozionali o collocate in punti diversi del sito, la proposta perde efficacia non perché sia necessariamente poco conveniente, ma perché richiede uno sforzo eccessivo per essere interpretata. Nel turismo digitale, la chiarezza è parte del prodotto.

Un titolo generico come “Pacchetto emozioni” può sembrare suggestivo ma non aiuta il Cliente a capire cosa sta acquistando invece un titolo come “Due giorni di silenzio e cucina locale per coppie” restringe il pubblico ma rende immediatamente riconoscibili destinatario, durata e beneficio. La leggibilità passa anche attraverso il prezzo:  formule come “a partire da” possono essere utili ma devono essere accompagnate da condizioni comprensibili. L’Ospite dovrebbe sapere se il prezzo è per persona o per camera, se varia in funzione del giorno, quali supplementi sono previsti e cosa accade in caso di cancellazione e ogni ambiguità aumenta la possibilità che l’utente abbandoni la pagina, rinvii la decisione o scelga un concorrente più chiaro. Rendere leggibile un’offerta significa anche evitare di raccontare tutto, il compito principale quindi, è di accompagnare il Cliente verso una decisione dove le informazioni devono seguire un ordine logico: riconoscimento del bisogno, beneficio promesso, contenuto concreto, condizioni economiche e modalità di prenotazione. La struttura può avere una storia lunga cento anni, una cucina di qualità, camere rinnovate e una posizione strategica e tutti questi aspetti possono contribuire alla scelta ma devono essere selezionati e presentati in funzione dell’offerta.

La quinta domanda è forse la più delicata: perché sei credibile?

Una promessa può essere chiara, attrattiva e ben presentata, ma se non appare credibile difficilmente si trasformerà in prenotazione. La credibilità nasce dalla coerenza tra ciò che la struttura comunica e ciò che il Cliente può osservare come ad esempio le fotografie, le recensioni, il sito, il tono delle risposte, la precisione delle informazioni, la qualità del processo di prenotazione e la reputazione complessiva devono sostenere la promessa. Una struttura che propone un soggiorno dedicato al silenzio e al riposo deve dimostrare di possedere ambienti, posizione e organizzazione compatibili con quella promessa e se dalle recensioni emergono rumori frequenti, eventi serali o camere scarsamente insonorizzate, l’offerta perde credibilità. La credibilità non si costruisce con un’affermazione autoreferenziale ma attraverso elementi verificabili. Anche le recensioni possono svolgere una funzione importante, purché siano coerenti con il messaggio, non serve mostrare genericamente che la struttura è apprezzata, è più efficace evidenziare testimonianze che confermino proprio il beneficio promesso dall’offerta: la disponibilità verso le famiglie, la conoscenza del territorio, la qualità del riposo, l’attenzione per le esigenze alimentari o la capacità di gestire piccoli gruppi, in questo senso, la reputazione non è un elemento separato dalla vendita ma diventa una componente dell’offerta.

La credibilità dipende inoltre dalla capacità operativa: prima di lanciare una proposta, la direzione dovrebbe verificare che ogni reparto sia in grado di mantenerla quindi il ricevimento deve conoscere contenuti e condizioni, la cucina deve poter rispettare quanto previsto, le pulizie devono essere coordinate con eventuali arrivi anticipati o partenze posticipate ed i partner esterni devono garantire disponibilità e standard adeguati. È proprio qui che molte iniziative falliscono, vengono progettate come campagne di comunicazione mentre dovrebbero essere considerate veri prodotti aziendali, la promessa viene pubblicata spesso, prima che l’organizzazione sia pronta a sostenerla ed il risultato può essere paradossale: l’offerta genera la prenotazione ma l’esperienza delude il Cliente che magari scrive una recensione negativa per cui si indebolisce la reputazione.

Costruire un’offerta attrattiva significa quindi allineare marketing, operatività e posizionamento e non si tratta di inventare una formula accattivante ma di mettere in relazione ciò che il mercato desidera con ciò che la struttura può realmente garantire.

In definitiva, le cinque domande devono funzionare insieme.

Chi è l’Ospite principale?

Quale bisogno intercetti?

Cosa offri concretamente?

Come rendi l’offerta leggibile?

Perché sei credibile?

Questo metodo può essere applicato a qualsiasi struttura: hotel indipendente, resort, agriturismo, bed and breakfast, albergo diffuso, campeggio o casa vacanze dove cambiano i servizi, i segmenti e le modalità organizzative ma non cambia la logica.

Il punto non è moltiplicare le offerte, ma migliorare la qualità delle scelte e una struttura dunque, non ha necessariamente bisogno di dieci pacchetti diversi, può ottenere risultati migliori con due o tre proposte coerenti, costruite intorno a segmenti realmente raggiungibili e sostenute da un’organizzazione capace di erogarle con continuità. Nel turismo che cambia, vendere ospitalità significa soprattutto ridurre la distanza tra ciò che l’Ospite desidera, ciò che la struttura promette e ciò che sarà realmente in grado di offrire. Quando questo accade, il prezzo smette di essere l’unico elemento di confronto, la proposta acquista identità, il valore diventa più evidente e la struttura non è più costretta a competere esclusivamente sul terreno della convenienza ed è proprio questo uno dei passaggi più importanti per le imprese ricettive contemporanee: non limitarsi a vendere una camera, ma imparare a costruire offerte che abbiano un destinatario, una funzione, un significato e una promessa che possa essere mantenuta.

Autore

  • Mino Reganato si occupa di gestione del management e del marketing di strutture ricettive e tour operator da lungo periodo, vantando numerose esperienze in diverse località nazionali ed internazionali. 
    Amministratore di società operanti nel settore turistico-alberghiero ed in campo associativo nella sua lunga carriera ha partecipato a numerosi progetti per il destination management territoriale, disciplina di cui è anche formatore oltre ad aver ricevuto diversi premi nel settore turistico-alberghiero.
    Scrive articoli di approfondimento relativi al settore turistico e alberghiero per il suo blog Hotel & Tourism Management Group e occasionalmente per alcune testate giornalistiche online.

    Mino Reganato infine è a fianco delle strutture che hanno bisogno di un piano d'azione urgente (bassa occupazione, calo fatturato, costi fuori controllo).

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