Qualche anno fa ero a Berlino per l’ITB, principale fiera europea dedicata al turismo. Platea internazionale, con operatori provenienti letteralmente da tutto il mondo. Area espositiva molto estesa con Paesi che occupavano interi padiglioni e allestimenti molto coreografici. Ovviamente era presente anche il padiglione Italia, più o meno coordinato dall’ENIT, in quel periodo ancora più dipendente dalle Regioni di quanto non lo sia oggi.

È il titolo V della Costituzione (tra gli oggetti del referendum) a sancire che la competenza in materia di promozione turistica sia in mano alle Regioni e i risultati qualche volta sono comici.

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A Berlino c’era la Regione Veneto che esponeva in autonomia, ma considerando l’importanza del flusso turistico che dalla Germania si dirige in quella regione, ci può anche stare. Ma in questa incertezza normativa e con questa indipendenza nella gestione economica dei soldi pubblici, spiccava anche il Comune di Velletri con un proprio stand. Ora, pur apprezzando e ritenendo Velletri una interessante meta turistica, mi sembrò lesivo dell’immagine nazionale una tale disorganizzazione.

Potrei citare decine di casi di regioni italiane che affrontano impegnativi mercati esteri senza alcun coordinamento (Campania in Cina), ma pur non volendo entrare nel merito di questioni politiche, salta agli occhi che per competere sui mercati internazionali bisogna dimostrare organizzazione e promuovere un prodotto in modo organico.

Noi andiamo in Cina con realtà uniche e interessantissime, ma la Germania si propone in modo integrato: territorio, università, industria e finanza. Non credo che rimettere la promozione del territorio nelle mani dello Stato garantisca di per sé un tale livello di organizzazione, ma con l’aiuto di tutti gli addetti ai lavori, potrebbe essere una partenza.

Una problematica analoga esiste in Italia anche con le politiche dei Quartieri Fieristici (quando le hanno), dove per mancanza di coordinamento riusciamo a replicare la stessa mini fiera di settore in città distanti poche centinaia di chilometri e non pensiamo più in grande, sempre per logiche utilitaristiche, per non dire meschine.

Una politica lungimirante avrebbe imposto dei limiti al proliferare dei poli fieristici, ma anche delle università che spesso hanno dimensione e spessore condominiale. L’autonomia è importante, ma a volte ci vorrebbe maggior giudizio.

Ora siamo chiamati ad esprimerci in piena libertà su alcuni importanti quesiti, riflettiamo a fondo così da andare a votare in modo consapevole.

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