Quando si pensa a Firenze vengono subito in mente il Duomo, Ponte Vecchio, gli Uffizi e i grandi capolavori del Rinascimento. Eppure esiste una Firenze meno fotografata e forse proprio per questo più autentica. Una città fatta di laboratori, mani sapienti, profumi, tradizioni e storie tramandate da generazioni. È questa la Firenze che ho avuto modo di scoprire partecipando al press trip organizzato da Fondazione Destination Florence nell’ambito del progetto “Scopri le Botteghe Fiorentine. Conosci la vera Firenze”.
L’iniziativa nasce con l’obiettivo di valorizzare il patrimonio artigiano cittadino e invitare visitatori e residenti a guardare oltre i percorsi più battuti, entrando in contatto con quella rete di attività storiche che rappresentano ancora oggi il cuore pulsante della città.
Il viaggio inizia nel quartiere di Sant’Ambrogio, alla Trattoria Cibrèo. Qui la cucina non è soltanto ristorazione, ma racconto culturale. L’eredità di Fabio Picchi continua a vivere nei piatti che hanno reso celebre questo luogo e che raccontano una Toscana fatta di ingredienti semplici, rispetto della tradizione e attenzione quasi maniacale alla qualità.
Seduti ai tavoli della storica trattoria si percepisce immediatamente come il cibo possa diventare strumento di narrazione territoriale. Ogni ricetta custodisce una memoria, ogni ingrediente rimanda a una storia collettiva che attraversa generazioni di fiorentini.
Dopo una sosta da Vivoli, storica gelateria cittadina, il percorso prosegue nel centro storico, a pochi passi dal Duomo, dove incontro Paolo Penko, maestro orafo e custode di tecniche antiche che affondano le radici nel Rinascimento.
Entrare nel suo laboratorio significa varcare una soglia temporale. Tra ceselli, punzoni e metalli preziosi prende forma un universo in cui il lavoro artigianale conserva ancora una dimensione profondamente umana. I gioielli realizzati da Penko non sono semplici oggetti di lusso, ma opere che dialogano con la storia artistica di Firenze.
La tappa successiva conduce nell’Oltrarno, quartiere che continua a rappresentare uno dei principali presìdi dell’artigianato fiorentino. Qui si trova l’Antico Setificio Fiorentino, una delle realtà più affascinanti della città.
Dietro un portone apparentemente anonimo si nasconde un luogo dove il tempo sembra essersi fermato. I tessuti vengono ancora realizzati utilizzando telai storici del XVIII secolo, strumenti che continuano a produrre sete pregiate destinate a clienti di tutto il mondo. Il rumore regolare dei macchinari, i fili colorati e la precisione dei gesti raccontano una tradizione che ha attraversato secoli di storia senza perdere la propria identità.
L’ultima visita della giornata è dedicata a uno dei luoghi simbolo di Firenze: l’Officina Profumo-Farmaceutica di Santa Maria Novella.
Fondata dai frati domenicani nel 1221, è considerata una delle più antiche farmacie del mondo. Attraversare le sue sale significa compiere un viaggio tra scienza, botanica, profumeria e cultura. Affreschi, arredi storici, antiche preparazioni e fragranze raccontano una storia lunga oltre otto secoli.
Qui il concetto di bottega assume una dimensione ancora più ampia. Non si tratta soltanto di produzione artigianale, ma di conservazione della memoria collettiva. Un patrimonio immateriale che continua a vivere grazie alla capacità di innovare senza rinunciare alle proprie radici.
Questa esperienza mi ha permesso di osservare Firenze da una prospettiva diversa. Lontano dalle code davanti ai monumenti e dai flussi turistici più intensi, emerge una città fatta di persone, competenze e tradizioni che continuano a produrre valore culturale ed economico.
Il progetto “Scopri le Botteghe Fiorentine. Conosci la vera Firenze” va proprio in questa direzione: promuovere un turismo più consapevole e sostenibile, capace di distribuire i benefici economici sul territorio e di sostenere quelle attività che rappresentano l’identità più autentica della città.
In un’epoca in cui molte destinazioni cercano un equilibrio tra attrattività turistica e tutela del patrimonio locale, Firenze prova a lanciare un messaggio chiaro: conoscere davvero una città significa entrare nelle sue botteghe, ascoltare le storie di chi ci lavora e comprendere il valore di quei saperi che il tempo non è riuscito a cancellare.

Il viaggio in Toscana è proseguito anche a Lucca, dove in quei giorni si respirava l’attesa per la terza edizione del Lucca Fashion Weekend, manifestazione dedicata all’incontro tra moda, arte e cultura. Passeggiando tra le vie del centro storico emergeva chiaramente come il filo conduttore fosse lo stesso incontrato nelle botteghe fiorentine: la valorizzazione del saper fare italiano. Atelier, laboratori artigiani, marchi storici e nuove realtà creative si preparavano a trasformare palazzi, cortili e spazi urbani in luoghi di incontro tra tradizione e innovazione. Un approccio che conferma come la Toscana continui a costruire la propria attrattività turistica non soltanto sui grandi monumenti, ma anche sulla capacità di raccontare le eccellenze produttive che ne caratterizzano l’identità culturale.
Lucca Fashion Weekend rappresentava infatti un altroesempio concreto di questa visione. Accanto alle grandi firme della moda trovavano spazio le botteghe artigiane, i laboratori del territorio, i workshop dedicati ai mestieri della moda e numerose iniziative rivolte al pubblico. Un modello che mette al centro le competenze locali e che, proprio come il progetto fiorentino dedicato alle botteghe storiche, punta a trasformare il patrimonio culturale e manifatturiero in una leva di sviluppo sostenibile per il territorio.

