L’antitrust italiano ha multato Flixbus per due pratiche commerciali scorrette poste in essere lo scorso anno durante la prima ondata della pandemia covid-19: la prima è quella di aver consentito nei mesi da marzo a maggio del 2020 la vendita di biglietti sul proprio sito web per servizi che sarebbero stati cancellati pochi giorni dopo in virtù delle misure restrittive in vigore, mentre la seconda attiene alle modalità ambigue di comunicazione delle proprie politiche, all’utilizzo del voucher come unica modalità di rimborso e addebiti ai clienti di diritti di cancellazione e di prenotazione.
Complessivamente la multa ammonta a 1,5 milioni di euro (900mila per la prima pratica scorretta, 600mila per la seconda) da pagare entro 30 giorni. La somma sarebbe potuta essere più alta ma è stata valutata positivamente la collaborazione di Flixbus nel chiarire le proprie mancanze. Nella tabella seguente trovate i dati forniti da Flixbus sugli introiti generati dal comportamento scorretto: sarà interessante capire se si arriverà a quantificazioni simili anche per le compagnie aeree che si sono comportate allo stesso modo.

In una nota stampa Flixbus tiene a precisare il rammarico “per i disguidi verificatisi con i passeggeri che avevano acquistato titoli di viaggio poi cancellati per le mutevoli restrizioni imposte dai provvedimenti governativi volti a gestire la crisi del Coronavirus. Decidere di sospendere le tratte era, difatti, l’ultima delle opzioni a cui la società sarebbe voluta arrivare, e certo non è dipesa da una volontà dell’azienda. Riteniamo inoltre che le misure proposte da FlixBus all’AGCM nel corso del procedimento avrebbero permesso di ovviare alle problematiche sollevate e avrebbero evitato il ripetersi in futuro degli stessi disguidi, in ogni caso riconducibili a cause di natura eccezionale. Pertanto, l’AGCM avrebbe potuto senz’altro accogliere tali misure non accertando alcuna violazione”.

A tal proposito aggiungiamo che l’Agcom ha valutato la situazione eccezionale (motivo per cui la sanzione è mitigata rispetto al massimo previsto, ma ha anche sancito che “la pratica commerciale in esame, siccome inerente all’invito all’acquisto e alla vendita, effettivamente seguita, di servizi che il Professionista era in grado di prevedere che non sarebbero stati erogati alla clientela, risulta gravemente ingannevole ed in contrasto con l’art. 23, comma 1, lettera e), del Codice del Consumo”. Nella sentenza dell’Antitrus si legge inoltre che “Flixbus, in base a proprie autovalutazioni di convenienza commerciale, ha deciso di sospendere i propri servizi ma, prima di darne comunicazione alla clientela, ha di volta in volta mantenuto attiva la relativa offerta sui propri canali on line di vendita, salvo poi disporre unilateralmente la cancellazione dei relativi viaggi, invocando indebitamente l’impossibilità sopravvenuta da Covid-19 (di fatto inesistente, nella fattispecie) che la disciplina nazionale ha posto come condizione per consentire alle imprese di trasporto di erogare buoni sostitutivi del biglietto”.

Condividi: