Nelle ultime due settimane il trasporto aereo globale è tornato a confrontarsi con una dinamica che sembrava ridimensionata negli anni post-pandemia: il ritorno diffuso del fuel surcharge. A innescare il fenomeno è la crisi geopolitica in Medio Oriente, con effetti immediati sul prezzo del jet fuel e sulle catene di approvvigionamento. L’aumento dei costi del carburante legato al conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran sta costringendo le compagnie aeree a rivedere rapidamente le proprie politiche tariffarie, tra rincari diretti, supplementi e riduzione della capacità. Questo tema si intreccia con quello delle possibili cancellazioni di rotte aeree non performanti. A tal proposito il commissario ai Trasporti Apostolos Tzitzikostas ha chiarito che non esistono evidenze di carenze reali di carburante. “In questa fase il mercato gestisce la pressione e non ci sono indicazioni di ammanchi veri e propri”, ha dichiarato, sottolineando anche la disponibilità di scorte strategiche europee, pronte a essere utilizzate se necessario. Se le compagnie hanno cancellato dei voli non è stato per la mancanza di carburante, ma per i costi elevati”.
La questione è centrale perché se la compagnia cancella un volo previsto è tenuta a rimborsare i passeggeri, per cui la via che ora stanno cercando le compagnie aeree è quella del ritorno in auge de detestati supplementi carburante.

Il caso Volotea: supplemento dopo l’acquisto e scontro con i consumatori

Il caso più emblematico emerso negli ultimi giorni riguarda la low cost spagnola Volotea. La compagnia ha introdotto un sistema che collega il prezzo del biglietto all’andamento del carburante, prevedendo un supplemento fino a circa 14 euro per passeggero e tratta anche dopo la prenotazione. La misura è applicata ai biglietti acquistati dopo metà marzo e viene calcolata automaticamente sulla base del prezzo del petrolio.

L’iniziativa ha immediatamente innescato una reazione istituzionale da più parti, ma Volotea difende la legittimità del sistema sostenendo che il meccanismo è stato comunicato in fase di acquisto e che può portare anche a rimborsi in caso di calo del carburante. Si tratta, nei fatti, del primo caso recente in Europa di surcharge “retroattivo”, destinato a fare da precedente.

Il modello giapponese: aumenti immediati e quasi raddoppiati

Parallelamente, nelle ultime settimane si registra un’accelerazione significativa in Asia, con un approccio completamente diverso. Le principali compagnie giapponesi, come Japan Airlines (JAL) e All Nippon Airways (ANA)mhanno deciso di anticipare gli aumenti dei fuel surcharge già da maggio 2026 e stanno introducendo incrementi fino a quasi il raddoppio delle tariffe, applicando il supplemento su base sistematica a tutti i voli internazionali. Il sistema giapponese resta però strutturato e regolato:

  • il calcolo si basa sulla media del prezzo del carburante (es. kerosene di Singapore) su periodi predefiniti
  • le tariffe sono pubblicate in anticipo e non modificate dopo l’emissione del biglietto

La conseguenza è una maggiore prevedibilità per il consumatore, ma con variazioni molto marcate tra un periodo e l’altro.

Un fenomeno globale: surcharge, rincari e tagli

Negli ultimi giorni il ricorso ai fuel surcharge si inserisce in una strategia più ampia adottata dalle compagnie aeree:

  • aumento generalizzato delle tariffe
  • introduzione o incremento dei supplementi carburante
  • riduzione dei voli e revisione delle rotte

Alcuni vettori, come Qantas, hanno già aumentato i surcharge sui voli long haul mentre altri stanno rivedendo piani industriali e previsioni di crescita. Il risultato è un trasferimento crescente del rischio carburante sul passeggero, in un contesto di forte instabilità.

Il Fuel Surcharge è legale? I paletti della legge

Molti viaggiatori, trovandosi richieste di integrazione dopo l’acquisto, si pongono la domanda: possono farlo? In Europa, il riferimento è il Regolamento CE 1008/2008, che stabilisce obbligo di indicare il prezzo finale completo prima dell’acquisto trasparenza su tutte le componenti tariffarie.

Sulla base di queste regole:

  • è legale applicare un fuel surcharge se incluso o chiaramente indicato prima della prenotazione
  • è generalmente contestabile aggiungere un costo dopo l’acquisto, salvo clausole esplicite accettate dal cliente

La situazione cambia drasticamente per i pacchetti turistici (volo + hotel). Secondo la normativa europea e il Codice del Consumo:

  1. Trasparenza: L’aumento è legale solo se previsto espressamente nel contratto firmato.
  2. Il limite dell’8%: Se l’adeguamento supera l’8% del prezzo totale del pacchetto, il viaggiatore può recedere senza penali e avere il rimborso totale.
  3. Il countdown dei 20 giorni: È severamente vietato applicare aumenti nei 20 giorni che precedono la partenza. Se l’operatore ci prova a 15 giorni dal volo, la richiesta è nulla.

Come blindare il prezzo: scudi contro il caro-carburante

Esistono modi per evitare che la vacanza diventi un salasso imprevisto:

  • Acquistare pacchetti e Tariffe “Blocca Prezzo”: Molti tour operator iniziano a proporre opzioni “Zero Sorprese” o “Prezzo Garantito”. Con una piccola commissione (solitamente tra 30€ e 50€), il cliente si assicura che il prezzo finale non varierà di un centesimo, indipendentemente dall’andamento del Brent.
  • Assicurazioni specifiche: Alcune polizze di annullamento includono oggi la clausola “Tutela Adeguamento Carburante”, che rimborsa l’utente qualora l’operatore richieda integrazioni sotto la soglia dell’8%.
  • La scelta del vettore: Le compagnie che operano su base Point-to-Point e non hanno esposizioni dirette sui mercati mediorientali per i rifornimenti (come le low-cost puramente europee) offrono tariffe che, pur essendo più alte all’origine, non subiscono variazioni post-acquisto.

In un momento di incertezza globale, la parola d’ordine è leggere le clausole. La crisi del Golfo non sembra destinata a svanire in tempi brevi, e il “rischio cherosene” rimarrà il compagno di viaggio indesiderato per tutto il 2026.

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