Dalai Lama

Sabato 22 ottobre. È una bella giornata di sole, ma non ho ancora idea che sarà una delle più intense della mia vita…
Sto andando alla Fiera di Rho per seguire gli insegnamenti del Dalai Lama, che oggi impartirà la benedizione dell’Avalokiteshvara, rappresentazione della compassione di tutti i Buddha.

La sensazione è quella di aver l’onore di partecipare ad un grande evento, di quelli che ti restano impressi nella memoria, e per questo bisogna riconoscere le ottime capacità organizzative del Ghe Pel Ling, l’Istituto di studi di Buddhismo Tibetano di Milano, che per la quarta volta lo ha invitato a tenere i suoi insegnamenti. Se dovete organizzare un congresso da 12.000 persone, beh, allora forse dovreste rivolgervi a loro: tutto funziona alla perfezione, forse complice il clima di serenità e pazienza di tutti i fedeli!

padiglione

Entro nel grande padiglione già gremito, perché inaspettatamente Sua Santità ha deciso di cominciare un’ora prima per rispondere alle domande dei tanti fedeli. Mi dirigo decisa verso la prima fila, perché ieri ho conosciuto un signore australiano con moglie vietnamita che mi ha detto che vicino a lui c’è un posto vuoto, perché uno delle sua delegazione non è potuto venire. Già la giornata comincia bene…
Mi guardo intorno e mi rendo conto che effettivamente sono l’unica occidentale, circondata da un centinaio di fedeli che sono venuti apposta dal Vietnam.

Il Dalai Lama parla in tibetano, ma il suo interprete, discepolo e traduttore ufficiale, Fabrizio Pallotti, riesce a trasmettere la stessa suggestione e la stessa armonia del capo spirituale del Buddhismo, dato che lo segue da anni in Italia e all’estero, e a tradurre le battute innumerevoli che il Dalai Lama, che si esprime sempre in modo passionale…
Comincia dunque la cerimonia dell’Avalokiteshvara, con la recitazione di mantra e distribuzione di petali di fiori e fasce di seta rosse da stringere intorno al capo: una benedizione rivolta non solo ai fedeli del Buddhismo ma a tutti coloro che desiderano condividerne i valori di amore e compassione.

benedizione

Sul uno dei grandi schermi che permettono di seguire gli insegnamenti a tutti i presenti intravedo una faccia nota. Sì è proprio lui, il buddhista più famoso del mondo, Richard Gere, assorto in meditazione sul palco, circondato da monaci di tutte le religioni.

Nel pomeriggio si riprende davanti ad una sala ancor più gremita, perché c’è la conferenza pubblica. Tanti giovani, ragazzi, famiglie, e gente di tutte le confessioni e tutte le nazionalità. Siamo sotto al palco in attesa dell’arrivo di Sua Santità, e spinti un po’ da tutte le parti cerchiamo la posizione migliore per fare una foto al Dalai Lama, che finalmente arriva, sorride, saluta e benedice…

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Solo una giovane collega e io ci accorgiamo che, in fondo al palco, è apparso Richard Gere con la sua compagna. Tutti sono assorti nel seguire la cerimonia di consegna della cittadinanza onoraria di Rho da parte del Sindaco Pietro Romano, che si è svolta senza nessun tipo di contestazione, come era avvenuto invece a Milano solo due giorni prima da parte di rappresentanti della comunità cinese. Anche se in realtà il Dalai Lama ha ormai dismesso ogni carica politica e si considera solo il capo spirituale della comunità dei buddhisti tibetani, e ridendo dice che sono più preoccupati i cinesi di lui stesso di sapere chi sarà il prossimo Dalai Lama!

Gere

Io mi avvicino all’attore e attivista americano, che sta ricevendo da una persona del pubblico un dono, ma nessuno pare accorgersi di lui che si comporta come un uomo qualunque, quasi refrattario a tutta la popolarità di cui gode.
Lo saluto e lo ringrazio stringendogli la mano per il suo impegno e il suo esempio, e quando sale sul palco per testimoniare la sua fede buddhista mi siedo al suo posto a chiacchierare informalmente con la sua giovanissima compagna, Alejandra Silva, che mi racconta di essersi convertita solo due anni e mezzo fa, da quando ha incontrato Gere. Quando mi allontano anche lei mi stringe la mano e mi saluta cordialmente.
Gere per un momento ruba la scena a tutti, saluta la folla dal palco, dice di essere felice di essere a Milano “perché i Tibetani sono gli italiani dell’Asia” e si rivolge al Dalai Lama – che lo considera un suo grande amico – come al più grande dispensatore di amore di tutti i tempi.

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Nella conferenza pubblica si parla di amore, compassione, accoglienza, responsabilità universale, e alla fine si ricomincia con le domande del pubblico, ma io mi allontano verso casa cercando di custodire nel cuore gli insegnamenti del Dalai Lama e la serenità che riesce a trasmettere, assorta nei miei pensieri e piuttosto divertita dal fatto di aver incontrato personalmente uno dei suoi più grandi discepoli.

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