Il governo punta a usare la tassa di soggiorno per rendere le città più sicure

Al terzo Forum Internazionale del Turismo di Milano, il ministro Daniela Santanchè ha aperto il tema della sicurezza nelle città turistiche con una proposta che farà discutere: parte della tassa di soggiorno potrà finanziare la videosorveglianza comunale.

Santanchè e Piantedosi: videosorveglianza finanziata dal turismo

La ministra del Turismo Daniela Santanchè, dal palco del Palazzo del Ghiaccio, ha annunciato una norma da inserire nel prossimo decreto sicurezza insieme al collega dell’Interno Matteo Piantedosi. L’idea è di consentire ai Comuni di destinare una quota dei proventi dell’imposta di soggiorno all’installazione di sistemi di videosorveglianza nei territori a forte vocazione turistica.

“Si tratta di una misura concreta di attenzione verso i territori e di un utilizzo mirato delle risorse pubbliche per garantire la sicurezza delle città, sempre più mete ambite dai turisti di tutto il mondo”, ha dichiarato Santanchè, sottolineando il lavoro sinergico con il Viminale sul cosiddetto “pacchetto sicurezza 2026”.

La sicurezza è vista come pilastro della competitività turistica italiana. L’Italia guida la classifica europea per percezione di sicurezza tra i turisti, con 48,9 punti su Data Appeal Company, davanti a Grecia, Francia e Spagna. Un primato che il governo vuole consolidare, legando i flussi turistici a investimenti mirati sul territorio.

Santanchè ha citato proprio questo vantaggio competitivo: “La sicurezza è un elemento centrale della nostra strategia di promozione turistica. Un primato che intendiamo rafforzare e mantenere, anche grazie al grande lavoro che sta svolgendo il collega Piantedosi”.

Da promozione a sicurezza: il cambio di rotta della tassa di soggiorno

Finora l’imposta di soggiorno ha finanziato principalmente promozione, trasporti e decoro urbano. Ora il governo spinge per una destinazione più “strategica”: telecamere intelligenti e monitoraggio nelle zone a alta densità di visitatori. La misura risponde alle istanze dei sindaci turistici, alle prese con sovraffollamenti, microcriminalità e abusivismo. Per le città, significa una fonte dedicata di risorse in tempi di bilanci tesi; per i turisti, la garanzia di ambienti più controllati.

Le criticità? Rischio di percepire il settore come “bancomat” e necessità di regole ferree su privacy, rendicontazione e quote destinabili. Il governo dovrà bilanciare narrazione politica e attuazione concreta, per non disperdere la fiducia di chi genera quei proventi.

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