Decenni di metodi e pratiche Mice, di centimetri quadri misurati dall’alto di algoritmi esclusivi, di discussioni su se sia meglio affittare la tecnologia o dotarsene in-house ecc svaniscono beffardi davanti a quello che fanno i giganti della Silicon Valley – i signori che tra Google, Facebook e Apple hanno creato le imprese più grandi del pianeta e stravolto le abitudini di noi tutti.

Lo sapete dove svolgono le riunioni di lavoro questi fenomeni? Nelle salette dorate delle loro multinazionali? Sbagliato. Nei centri congressi? No. In camera d’albergo? Nemmeno.

Non ci arriverete mai, ve lo dico io.

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Le fanno al parco. Camminando o facendo jogging. Le chiamano “walking meeting”.

I pionieri furono Lawrence Levy (primo CFO di Pixar e oggi autore dell’acclamato To Pixar and Beyond) e Steve Jobs. Stavano passeggiando tra le querce e le magnolie di Palo Alto quando il primo propose al secondo di vendere Pixar alla Disney. «Stare in mezzo alla natura aiuta», ricorda oggi Levy, «non so se in un altro contesto i miei incontri con Steve sarebbero stati altrettanto “connessi” ed efficaci».

Per inciso, i due solevano camminare per un’oretta e a volte concludevano con una pizza.

Da quella storica decisione, che cambiò il corso dell’economia Usa, la moda delle riunioni executive nei parchi è dilagata, e oggi ci sono addirittura studi scientifici che mostrano come “andare in giro” stimoli le nostre capacità.

Molto prima di fondare Amazon e di diventare il terzo uomo più ricco del mondo, Jeff Bezos si faceva accarezzare dall’idea di fondare un negozio on line. Ai tempi lavorava presso una finanziaria di New York. Confidò il progetto al suo capo, il quale gli propose di fare una passeggiata con lui a Central Park. Ci rimasero per ore e ore, parlando. Poco dopo, Bezos si licenziò e nacque Amazon.

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Marc Berman, docente di psicologia all’università di Chicago, considera che camminare nella natura migliora la cosiddetta “attenzione dedicata”, quella che stimoliamo quando ci sforziamo di concentrarci su un tema. Quando si è a contatto con la natura, questa tipologia di attenzione è agevolata da un’altra, l’attenzione involontaria, che invece cattura spontaneamente – e a lungo – il nostro interesse, come davanti a un tramonto. «Nessuno dirà mai: oh quanto sono stanco a furia di guardare questa meravigliosa cascata», dice Berman.

In mezzo alla natura non ci sono distrazioni. Non si divaga per la sala conferenze, non si perde tempo al cellulare, niente di niente. Disponiamo di noi stessi al 100%, e con la mente così libera possiamo risolvere i problemi più grandi, anche senza accorgercene.

Il chief executive di LinkedIn Jeff Weiner ha cominciato i “walking meeting” all’inizio del 2012. Sostiene che con questa metodologia le riunioni sono più dirette e pulite. Forse – afferma – lo si deve al vantaggio di essere all’esterno, e di non doversi sempre guardare in faccia, proprio perché si cammina fianco a fianco. Il contatto diretto oculare può risultare intimidatorio e scoraggiare la libera espressione delle idee.

Ai quartieri generali di Uber (San Francisco) fanno persino di più. Il chief executive Travis Kalanick fa 40 miglia di riunioni ogni settimana. 40 miglia! Oltre 60 km.

Tutto ciò cosa vuol dire? Che dare licenza ai dipendenti di lasciare l’ufficio periodicamente come parte dell’orario di lavoro funziona? È ancora allo studio, una risposta non c’è.

Per me, significa semplicemente che questi personaggi sono le persone più arrivate e realizzate della terra, e non hanno bisogno di esibire il proprio potere quale forma di rivalsa.

Ma non è detto che sia così per tutti ovviamente, e poi – ripeto – questa è solo un’opinione mia.

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