Il sistema EES rallenta gli aeroporti: perché viene disattivato nei giorni più affollati

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L’Entry/Exit System (EES), il nuovo sistema europeo che registra elettronicamente gli ingressi e le uscite dei cittadini extra UE alle frontiere esterne dello spazio Schengen, sta mettendo sotto pressione diversi aeroporti europei. Nei periodi di maggiore affluenza, infatti, alcuni grandi scali ricorrono alla sospensione temporanea delle procedure biometriche per evitare che le code ai controlli passaporti si trasformino in un problema capace di rallentare l’intera operatività aeroportuale.

L’Europa così è stata costretta a fare marcia indietro, almeno temporaneamente, sul nuovo sistema digitale di controllo delle frontiere. La misura, prevista dalla normativa europea come soluzione d’emergenza, è già stata applicata in diversi grandi hub, tra cui Parigi Charles de Gaulle, Amsterdam Schiphol, Francoforte, Bruxelles e Milano, per evitare il blocco dei flussi di passeggeri proprio nel periodo di massimo traffico estivo e potrà essere utilizzata fino al 6 settembre. L’obiettivo non è rinunciare ai controlli di sicurezza, ma impedire che la congestione ai varchi di frontiera provochi ritardi a catena.

Non si bloccano solo i passeggeri, ma tutto l’aeroporto

Quando le aree dedicate ai controlli passaporti raggiungono la saturazione, il problema non riguarda soltanto chi è in attesa di entrare nello spazio Schengen.

I passeggeri che hanno appena atterrato impiegano più tempo a lasciare l’area di frontiera e questo riduce la capacità dell’aeroporto di gestire i voli successivi. Gli spazi destinati agli arrivi si riempiono, gli sbarchi possono essere rallentati e gli aeromobili sono costretti a trattenersi più a lungo al gate prima di poter completare le operazioni. Il risultato è un effetto domino che può ripercuotersi sull’intera programmazione della giornata, coinvolgendo anche le partenze.

Per questo motivo diversi gestori aeroportuali considerano la sospensione temporanea dell’EES una misura operativa indispensabile durante i picchi di traffico estivo.

Cos’è il sistema EES

L’Entry/Exit System è entrato pienamente in funzione il 10 aprile 2026, dopo un’introduzione graduale iniziata nell’ottobre 2025.

Il sistema sostituisce il tradizionale timbro sul passaporto con una registrazione elettronica che raccoglie i dati del documento di viaggio, la fotografia del volto e le impronte digitali dei cittadini di Paesi terzi che entrano nello spazio Schengen per soggiorni fino a 90 giorni nell’arco di 180.

Gli obiettivi sono molteplici: rafforzare la sicurezza delle frontiere esterne, individuare documenti falsi, contrastare l’immigrazione irregolare e identificare più facilmente chi supera il periodo di permanenza consentito.

Perché si formano le code

Le maggiori criticità si verificano durante la prima registrazione di un viaggiatore. La raccolta dei dati biometrici richiede infatti più tempo rispetto ai controlli tradizionali e, durante i periodi di massimo traffico, può creare rallentamenti significativi. Nei grandi hub europei, dove in poche ore arrivano migliaia di passeggeri provenienti da voli intercontinentali, anche pochi minuti aggiuntivi per ogni controllo possono tradursi in lunghe code e tempi di attesa elevati.

Secondo quanto riportato da Politico, Air France-KLM ha confermato che negli aeroporti di Parigi e Amsterdam il sistema viene temporaneamente disattivato quando le code raggiungono livelli critici, così da mantenere regolare il flusso dei passeggeri.

La deroga potrebbe essere prorogata

La possibilità di sospendere temporaneamente la registrazione biometrica è autorizzata dalla Commissione europea fino al 6 settembre 2026 nei casi eccezionali in cui il sistema comprometta la fluidità dei controlli. Nove Paesi – Italia, Francia, Germania, Belgio, Paesi Bassi, Grecia, Malta, Portogallo e Svizzera – hanno però chiesto a Bruxelles di prorogare questa deroga anche oltre la scadenza prevista.

In una lettera inviata al commissario europeo agli Affari Interni Magnus Brunner, i governi ribadiscono il sostegno al nuovo sistema, ma evidenziano come i primi mesi di utilizzo abbiano mostrato difficoltà operative che potrebbero ripresentarsi ogni volta che il traffico raggiunge livelli particolarmente elevati.

Bruxelles difende il progetto

La Commissione europea continua comunque a considerare l’EES uno strumento fondamentale per il futuro delle frontiere europee.

Secondo Bruxelles, una volta completata la fase di assestamento e acquisita maggiore esperienza operativa, i tempi dei controlli diminuiranno grazie all’automazione delle procedure e ai sistemi di preregistrazione.

Il commissario Magnus Brunner ha recentemente sottolineato che il sistema ha già registrato oltre cento milioni di ingressi e uscite e consentito di individuare decine di migliaia di persone in possesso di documenti falsi o irregolari, comprese oltre mille considerate una potenziale minaccia per la sicurezza dell’Unione europea.

Cosa cambia per chi viaggia

Per i viaggiatori non cambiano i documenti necessari per entrare nello spazio Schengen. La sospensione riguarda esclusivamente la raccolta dei dati biometrici nei momenti di maggiore congestione e viene applicata solo quando le autorità di frontiera ritengono che il rischio di paralizzare l’operatività dell’aeroporto sia superiore ai benefici della registrazione completa.

La discussione resta aperta. Da una parte c’è l’esigenza di rendere più efficaci e sicuri i controlli alle frontiere esterne dell’Unione europea. Dall’altra emerge la necessità di garantire che gli aeroporti continuino a gestire milioni di passeggeri senza che un collo di bottiglia ai controlli passaporti finisca per rallentare l’intero sistema del trasporto aereo.

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