Adrenalina, relax e scenografie immersive: i parchi divertimento italiani scaldano i motori in vista del ponte del 2 giugno, segnando ufficialmente l’avvio della stagione estiva. Mentre i grandi parchi acquatici riaprono i cancelli, il comparto – che conta oltre 400 strutture tra parchi a tema, faunistici, avventura e acquatici – si presenta ai nastri di partenza con una strategia chiara: puntare tutto sulla qualità dell’esperienza e sull’accessibilità, nonostante le incognite legate al caro energia e all’inflazione.
L’evoluzione: non solo scivoli, ma oasi di benessere
Il settore ha cambiato volto. Dimenticate il semplice parco acquatico di un tempo: oggi le strutture italiane si trasformano in vere e proprie “oasi tematiche”, seguendo il modello dei water theme park internazionali. Ambienti più curati, scenografie ricercate e aree relax sempre più centrali. A confermarlo è l’analisi di GRS per l’Osservatorio AssoParchi: la “voglia di benessere” vince su tutto. La disponibilità di spazi relax, ambientazioni immersive e servizi dedicati ai bambini sono, nell’ordine, le priorità dei visitatori. Gli scivoli estremi? Slittano al quarto posto.
La sfida dei prezzi: una scelta “sociale”
In un contesto turistico caratterizzato da rincari generalizzati, gli operatori dei parchi hanno scelto una linea controcorrente. “Abbiamo preferito contenere il costo del biglietto, puntando su promozioni e formule flessibili”, spiega Luciano Pareschi, Presidente di AssoParchi. “Si tratta di una scelta industriale, ma anche sociale: vogliamo favorire la partecipazione delle famiglie in una fase in cui, forse, si opterà per mete di prossimità anziché per lunghi viaggi all’estero”.
L’appello al Governo: l’esempio britannico
Per consolidare questo trend, AssoParchi rilancia la richiesta di un sostegno fiscale concreto. Il modello di riferimento è la Gran Bretagna, che ha recentemente abbattuto l’IVA al 5% su biglietti per parchi, zoo e musei durante i mesi estivi.
Una strada che, secondo Maurizio Crisanti, Direttore di AssoParchi, l’Italia dovrebbe seguire con decisione: “La scelta britannica dimostra che la leva fiscale è uno strumento potente per sostenere l’accessibilità all’offerta turistica e culturale. Ridurre l’IVA significa concretamente permettere alle famiglie di uscire di più, stimolando la domanda, i consumi interni e, di riflesso, l’occupazione stagionale e lo sviluppo dei territori”.
Un pilastro del turismo italiano
I numeri certificano il peso strategico del settore: oltre 21 milioni di visitatori (dati SIAE) e 25.000 posti di lavoro diretti, per un fatturato che supera i 350 milioni di euro solo dalla biglietteria. Se si guarda all’indotto complessivo – che coinvolge ristorazione, ospitalità, trasporti e servizi – l’impatto economico raggiunge gli 8 miliardi di euro, generando circa 60.000 posti di lavoro.

