bcdtravelOgni volta che una situazione di emergenza – dalla strage di Nizza al fallito colpo di stato in Turchia, soltanto per voler pensare ai due tra i casi più recenti – riporta con prepotenza al centro dell’agenda mediale il tema sicurezza, le domande sull’effettiva capacità di reazione del proprio Travel Program aziendale sorgono spontanee, soprattutto per chi è responsabile della protezione dei propri colleghi in viaggio.

Lo stato di emergenza investe non solo chi si trova sul posto, ma anche i colleghi che, dalla sede di riferimento, si trovano a dover far fronte ad un orizzonte scomposto di prenotazioni attive che è difficile verificare e riproteggere ma, soprattutto, che richiede un “lavoro” (anche nel senso di fatica e di energie fisiche) a tutti gli effetti straordinario per mettersi in contatto con i viaggiatori. Tutto ciò, ovviamente, nel minor tempo possibile e con gli strumenti frammentari dei quali la pressione di una situazione critica non fa che accentuare i limiti di prontezza e di efficacia.

Il rischio di una forma mentis che si interessa del problema soltanto quando questo sorge è, se vogliamo, addirittura maggiore rispetto ai rischi ambientali, politici e internazionali che una crisi porta all’ordine del giorno. Al di là delle proposte di tecnologia e dei servizi di recovery dalle quali un Travel Manager può restare affascinato, ciò che fa la differenza sul lungo periodo è avere a disposizione un piano di Travel Risk Management proattivo e omnicomprensivo, che includa ogni livello di possibile intervento con precise assegnazioni di responsabilità e logiche di azione.

Si tratta di un tema più prettamente culturale: l’educazione – badiamo bene, da entrambe le parti – al dovere di diligenza nei confronti del collega in viaggio e dell’azienda di appartenenza stessa stenta a declinarsi in una strategia di gestione del rischio che possa effettivamente dichiararsi tale.

Il coinvolgimento profondo del management nella gestione della sicurezza in trasferta è il vero punto di svolta. Spesso è proprio qui che manca il tassello determinante in termini di quadro generale, tempestività di azione e chiara presa di responsabilità nei confronti di tutta la popolazione aziendale. Perché – bisogna dirlo – un Travel Manager non può avere in carico la responsabilità unica dell’intero Travel Risk Management aziendale.

Fatto salvo questo prerequisito fondamentale di organizzazione e cultura aziendale, possiamo partire verso l’esplorazione di ciò che il mercato travel mette a disposizione delle aziende.

Se la tecnologia resta il fattore chiave per gestire il tracking dei viaggiatori e per permettere ai traveler stessi di conoscere i passi da seguire in caso di emergenza, solo una Travel Management Company ha l’ampiezza di visione e di dati disponibili per integrare con efficacia gli itinerari che comprendono più di una tipologia di servizio (non solo voli, ma anche tratte in treno, piuttosto che singoli soggiorni in hotel) o che richiedono veloci cambi nelle modalità di viaggio.

Il tutto combinato con la disponibilità di un team di crisis management esperto nella gestione dell’emergenza e che fa questo di mestiere, con skill di fornitore specializzato con la conoscenza profonda dell’azienda cliente. Ciò fa sì che il Travel Risk Management sia sempre, a sua volta, sotto controllo di chi ne ha la responsabilità diretta, fortemente integrato nella vita dell’organizzazione e parte della gestione di un travel quotidiano che speriamo possa essere sempre più pronto ad affrontare ogni casistica – ordinaria o straordinaria.

Condividi:

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *