Terminata l’ansia da regali natalizi e sul che fare a Capodanno, anche per i rappresentanti aziendali, coloro che nell’immaginario collettivo rappresentano i numeri 9 delle aziende, quelli che per intenderci devono spingere la palla in rete per concretizzare il lavoro del resto della squadra, inizia una nuova stagione, tutta sotto il segno dell’ansia da contratto.

Gli esempi sono a noi vicini, anche nelle multinazionali per cui si sprecano elogi sui social network. Non facciamo nomi: Virgin. Su LinkedIn fioccano post e articoli che esaltano la gestione moderna, senza orari prestabiliti, tutta rose e fiori, che caratterizza le palestre e le società legate al marchio.

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Sicuramente c’è del vero, altrimenti non si spiegherebbe in alcun altro modo il successo planetario ottenuto del gruppo fondato dal magnate londinese Richard Branson.

La realtà è però più complicata. Per quanto i dipendenti non siano soggetti a regole e orari prestabiliti, a pendere sopra le loro teste come una spada di Damocle, al posto dei cartellini da timbrare, si materializzano i contratti da portare a casa.

Zie, nonne o parenti non importa, ciò che conta è siglare il primo abbonamento.

Che poi il cliente frequenti o meno la palestra è secondario, come il suo peso, la sua altezza e la sua circonferenza vita. La tecnica è simile a quella delle mobile app: abbonamento mensile, trimestrale o annuale con tacito rinnovo se non si disdice un mese prima della scadenza.

E se uno si dimentica di disdire? Non importa, perché legato alla carta c’è il RID bancario.

Se si smarrisce la carta di credito? Non importa, lettera dell’avvocato e banditi a vita da tutte le loro palestre finché il debito non verrà saldato.

E anche se a qualcuno potrebbe venire nostalgia della “sana” e vecchia evasione fiscale, così si fanno i soldi nel nuovo millennio.

Nel turismo, fortunatamente, le cose vanno meglio.

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Nonostante la rivoluzione digitale, come sottolineato dal guru Joseph Ejarque, prometta di togliere spazio alle agenzie; nonostante Google sia destinata a diventare un’intelligenza artificiale con cui interagire per avere suggerimenti, rimane forte, nel nostro settore, il rapporto umano con il cliente.

In particolar modo nella meeting & event industry, i commerciali – degli alberghi o delle agenzie di eventi, dei media o delle fiere – sono figure ibride, in grado di dare consulenza e aiutare il cliente nel prendere la giusta decisione.

O, perlomeno, così dovrebbe essere.

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