Le donne del settore tech considerano discriminatoria la fase delle assunzioni

Secondo una nuova ricerca internazionale condotta da Booking.com, una delle aziende di viaggi più grandi al mondo e leader dell’industria della tecnologia digitale, per quasi la metà delle donne che attualmente lavorano nel campo tecnologico e informatico (47%) i pregiudizi di genere in fase di recruiting rappresentano un ostacolo per le donne che intendono intraprendere una carriera nel settore.

Nonostante gli sforzi da parte di molte aziende per aumentare la rappresentanza femminile e delle minoranze tra i dipendenti tech, la ricerca rivela la persistenza di alcuni ostacoli, a cominciare dalla fase delle assunzioni, che potrebbe scoraggiare le donne intenzionate a candidarsi per un ruolo nel settore. Questo significa che le aziende tecnologiche potrebbero perdere l’opportunità di assumere donne qualificate prima ancora che queste comincino la loro carriera.

Di tutti i partecipanti coinvolti nella ricerca, sono soprattutto le studentesse universitarie interessate a ruoli tecnologici a sentire il peso dei pregiudizi di genere durante la selezione. Più di tre su cinque (62%) li considera un ostacolo per le donne che vogliono lavorare in quell’ambito.

“Finora, gran parte del lavoro per risolvere il problema della disparità di genere nel settore tech ha riguardato il ruolo dell’industria, dei sistemi di istruzione e dei governi per aumentare il numero di ragazze e giovani donne interessate alle discipline STEM e che decidono di intraprendere un percorso lavorativo nel campo tecnologico e informatico”, afferma Gillian Tans, CEO di Booking.com. “La nostra ricerca mostra quanto siano fondamentali le varie fasi e iniziative di recruiting da parte delle aziende tech affinché le candidate donne riescano a ricoprire un ruolo nel settore. È importante il modo in cui viene presentata l’industria, la descrizione della posizione e la promozione delle opportunità. L’esito della ricerca è molto significativo se pensiamo che per il 51% delle donne in tutto il mondo le iniziative di recruitment che promuovono un ambiente lavorativo inclusivo e variegato contribuiscono maggiormente al loro successo nel settore.”

Le iniziative di recruitment delle aziende tech scoraggiano le donne, invece di attirarle

Alla domanda sugli iter di assunzione e di identificazione dei talenti seguiti dalle aziende, le donne che attualmente ricoprono un ruolo nel settore hanno risposto che spesso viene a mancare una descrizione accurata e completa delle opportunità e dei ruoli offerti dal settore tech, con ripercussioni sulle assunzioni stesse. Una delle cause di questo problema potrebbe essere attribuito al linguaggio usato dalle aziende nella promozione dei ruoli: molte donne ritengono infatti che l’adozione di parole ed espressioni sessiste rischiano di escludere le donne, diminuendo le probabilità di una loro candidatura.

Le descrizioni contribuiscono a scoraggiare le donne a candidarsi anche per ruoli non tecnologici all’interno di aziende tech: secondo più della metà (51%) delle partecipanti alla ricerca, i ruoli vengono presentati come se non potessero essere ricoperti da donne. La nostra indagine mostra infatti che, per più della metà delle professioniste nel settore e delle studentesse (54%), le aziende tendono a presentare in modo più approfondito i ruoli a stretto contatto con la tecnologia, menzionando concetti come il coding, il design dei prodotti, l’analisi dei dati e l’informatica, rispetto a come descrivono i ruoli non tecnologici, che potrebbero essere ugualmente interessanti.

A conferma di questa conclusione, quasi tre su quattro (72%) delle professioniste e delle studentesse coinvolte nella ricerca pensano ancora che siano necessarie delle competenze tecnologiche o una laurea in scienze informatiche per lavorare nell’industria tech, anche quando si ricopre un ruolo non prettamente tecnologico (per esempio in dipartimenti come risorse umane, contabilità, marketing e quello che si occupa delle questioni legali). Questa percezione riguarda soprattutto paesi come l’India (83%), la Cina (79%) e il Brasile (74%).

Per quanto riguarda invece la crescita professionale, la metà delle partecipanti (50%) ritiene che le opportunità di fare carriera non siano chiare fin dall’inizio, e questo fattore contribuisce a disincentivarne la candidatura. Questo vale soprattutto per le studentesse universitarie (59%), per le quali il settore dovrebbe mettere maggiormente in risalto le possibilità di crescita.

“I risultati della nostra ricerca confermano che per anni le aziende tech hanno presentato l’industria e i ruoli come se potessero interessare solo agli uomini ed escludendo le donne, sia a causa del linguaggio usato nelle descrizioni che durante l’iter stesso delle assunzioni. Quello del recruitment è uno dei primi momenti in cui il candidato interagisce con l’azienda, quindi è importante garantire un approccio inclusivo e privo di pregiudizi, evitando di scartare le donne fin dalle prime fasi”, continua Tans. “Allo stesso modo, dobbiamo fare in modo che le donne conoscano al meglio i percorsi di crescita professionale offerti dal nostro settore.”

Una volta assunti, uomini e donne vivono esperienze diverse per quanto riguarda la carriera e la leadership

Alla domanda in merito alle opportunità di crescita professionale una volta intrapresa una carriera nel settore, per più di tre partecipanti su cinque (62%) la sensazione più diffusa è che le donne debbano soddisfare tutti i requisiti richiesti nella descrizione del ruolo per meritare una promozione, mentre gli uomini tendono a essere promossi in base al loro potenziale futuro. Questo accade soprattutto in India (75%) e in Cina (74%) e conferma la percezione di pregiudizi in favore degli uomini in materia di assunzioni e avanzamento di carriera.

Una percentuale simile (61%) pensa che alcuni atteggiamenti e comportamenti apprezzati nei colleghi uomini siano considerati negativamente se adottati dalle donne. Più della metà (55%) delle partecipanti pensa di non avere a disposizione sufficienti opportunità di crescita e leadership.

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