Dal prossimo 31 marzo il gruppo Marriott Hotels ridurrà dal 10 al 7% le commissioni a event planner ed agenzie che organizzano eventi negli hotel del gruppo di Usa e Canada. La notizia ha scatenato vivaci proteste da parte delle associazioni di meeting planners del nord America: Marriott è una delle scelte da tenere sempre in considerazione quando si organizza un evento e si teme che la decisione possa essere imitata a ruota da altre catene di hotel, come già successo pochi mesi fa con il cambiamento delle politiche di cancellazione.

I motivi alla base della nuova policy della catena americana risiedono nella volontà di scoraggiare l’organizzazione di eventi di piccole dimensioni. Eventi che di regola sono la maggioranza e che per questo motivo sono anche quelli che fanno realizzare meno margini alla struttura alberghiera. Marriott teme che occupando le date per eventi minori sia costretta a dire di no a congressi che offrono maggiore remunerazione. Inoltre vuole spingere gli organizzatori di eventi a cercare revenue alternativi a quello derivante dalle commissioni: ancillary, ticketing e merchandising.

Marriott per ora sta facendo orecchie da mercante alle proteste degli organizzatori di eventi e ha rifiutato di sedersi a un tavolo per parlare dell’argomento con il fondatore di Meeting Planners Unite, David Bruce. Ha invece dichiarato, secondo quanto riporta Skift, che utilizzerà i soldi risparmiati per le commissioni nel miglioramento dei sistemi di prenotazione per il b2b.

Anche gli agenti di viaggio americani non sono felici dell’abbassamento delle quote che vale per tutti gli intermediari: secondo un sondaggio realizzato da travelagentcentral 7 agenti di viaggio americani su 10 sono preoccupati dalla nuova regola e circa la metà teme ripercussioni sul proprio business.

Non è da escludersi, inoltre, che la politica possa estendersi ad altri mercati dopo averne valutato gli eventuali benefici.

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