Sul trenino verde a 30 km/h: l’incredibile viaggio lento nel cuore segreto della Sardegna

trenino verde sardegna

C’è un momento, poco dopo la partenza da Mandas, in cui il tempo smette di fare il suo mestiere. Le carrozze color oliva del Trenino Verde accennano un dondolio pigro, lo scartamento ridotto impone un passo che nessun orario ferroviario moderno oserebbe più promettere, e fuori dal finestrino il Sarcidano si apre come una pagina ingiallita. Non è un caso che la mente corra subito a lui: David Herbert Lawrence, che nel 1921 attraversò proprio queste campagne e ne trasse le pagine ruvide e innamorate di Mare e Sardegna. Cento e più anni dopo, il binario è lo stesso, la lentezza pure. È cambiato, semmai, chi racconta il viaggio: non più solo un romanziere inglese con il taccuino in tasca, ma una voce che arriva dritta nelle orecchie, attraverso lo smartphone, mentre il paesaggio scorre.

Un binario, due epoche

Il percorso Mandas-Laconi resta uno dei tratti più amati del Trenino Verde: circa tre ore di viaggio, una sosta di quaranta minuti al Nuraghe Is Paras — imponente, tra i meglio conservati dell’isola, riportato alla luce da scavi che negli anni Settanta lasciarono di stucco anche un archeologo del calibro di Giovanni Lilliu — e poi via, verso Serri, Nurallao, il lago di San Sebastiano, fino al capolinea di Laconi, la “piccola Assisi sarda”, patria di Sant’Ignazio.

Lawrence, va detto, non salì su questo treno per turismo: lo prese perché era, semplicemente, il modo in cui si attraversava la Sardegna interna. Eppure nelle sue pagine c’è già tutto quello che oggi i viaggiatori esperienziali cercano di proposito: lo scarto tra la costa levigata per i forestieri e un entroterra che non chiede permesso a nessuno, la sensazione — rara, oggi rarissima — di muoversi più lenti del proprio pensiero. Chi sale oggi a Mandas ripete, senza saperlo, lo stesso gesto: si siede, si affaccia, e lascia che il paesaggio faccia il lavoro che di solito tocca a noi.

La voce che accompagna: Daniela Sari e l’atlante sonoro di Loquis

La differenza, però, c’è. Lawrence viaggiava solo con i suoi appunti. Chi percorre oggi la Mandas-Laconi può farlo con un’auricolare nell’orecchio e i racconti di Daniela Sari, giornalista e narratrice che da anni tesse — letteralmente — la memoria sonora della Sardegna: borghi, chiese, siti archeologici, personaggi che altrimenti resterebbero muti dietro una targa o un cartello turistico. È lei, con il suo progetto “Appunti di Viaggio”, a incarnare bene lo spirito che anima Loquis, piattaforma su cui i suoi contenuti trovano casa insieme a migliaia di altri canali dedicati ai territori italiani.

Ascoltarla mentre il treno rallenta davanti al Nuraghe Is Paras, o mentre si intravede il Parco Aymerich a Laconi, cambia il senso della sosta: non è più solo un punto sulla mappa da fotografare, ma un capitolo che qualcuno ha scelto di raccontarti proprio lì, in quel preciso momento, con quella luce. È la stessa logica geolocalizzata che ha portato Loquis a firmare, insieme alla Regione Sardegna, il progetto “La rete dei borghi caratteristici”, quindici centri — da Bosa a Gavoi, da Castelsardo a Laconi stessa — raccontati episodio per episodio, in un mosaico che restituisce l’isola senza le scorciatoie da cartolina.

Un atlante che si ascolta, non solo si legge

Dietro la voce di Daniela Sari, e dietro ogni altro canale che punteggia la Sardegna sulla piattaforma, c’è un progetto pensato in grande. Loquis è nata come la prima piattaforma al mondo di podcast geolocalizzati, un vero e proprio atlante sonoro disponibile in sette lingue, accessibile gratuitamente da smartphone, browser, CarPlay e persino smartwatch. I numeri, per un settore ancora giovane come quello del travel podcasting, non sono di poco conto: oltre 1.500.000 contenuti attivi, più di 3 milioni di utenti unici — in gran parte viaggiatori esperienziali, quelli che al finestrino preferiscono la sosta e alla guida cartacea la voce narrante — e, solo nel 2025, oltre 10 milioni di ascolti complessivi. A comporre questo mosaico contribuiscono più di 5.000 canali dedicati ai territori, di cui oltre 700 firmati da enti, istituzioni, aziende e professionisti del podcasting, accanto a migliaia di voci nate dal basso, dalla community di chi un territorio lo abita e lo conosce meglio di qualunque guida.

Dietro il progetto, l’intuizione di Bruno Pellegrini, tra i pionieri dell’innovazione digitale in Italia, e una struttura che oggi si articola su due anime complementari: il Loquis Labs, laboratorio che sperimenta le frontiere dell’intelligenza artificiale e della realtà aumentata applicate al viaggio, e la Loquis Factory, l’hub produttivo che riunisce un network internazionale di travel podcaster, autori, speaker e sound designer, mettendo a disposizione di chi ha una storia da raccontare gli strumenti per farlo con qualità professionale.

Il viaggio lento come atto di consapevolezza

C’è qualcosa di quasi provocatorio, nel 2026, nello scegliere un treno che a fatica supera i trenta chilometri orari per attraversare il Sarcidano. Ma è proprio in questo scarto — tra la velocità che il mondo pretende e quella che il Trenino Verde impone — che si nasconde il senso più autentico dell’operazione: viaggiare non per arrivare, ma per lasciarsi raccontare qualcosa lungo la strada. Lawrence lo aveva capito un secolo fa, senza bisogno di piattaforme digitali. Oggi, tra le voci di Daniela Sari e l’infrastruttura sonora costruita da Loquis, quello stesso principio trova nuovi strumenti: tecnologie usate, per una volta, in modo profondamente umanistico, per riportare le persone dentro i luoghi, non fuori.

Alla fine del viaggio, scesi a Laconi tra le cascate del Parco Aymerich, resta la sensazione di aver attraversato due volte lo stesso paesaggio: una con gli occhi, l’altra con le orecchie. E forse è proprio questa la vera eredità del Mare e Sardegna di Lawrence, oggi: un modo di guardare — anzi, di ascoltare — che continua a trovare nuove voci per raccontarsi.

Autore

  • giorgia piras tonelli

    Giornalista e autrice freelance, Giorgia Piras Tonelli è nata a Nuoro nel 1994. Cresciuta tra le colline dell’entroterra sardo e il mare di Tortolì, ha sviluppato fin da giovane una passione per il racconto dei territori, delle persone e delle culture locali. Sensibile ai temi dell’inclusione, dell’ambiente e della rigenerazione urbana, è spesso coinvolta in iniziative che promuovono una narrazione più etica e partecipata del viaggio. Ama scrivere all’alba, leggere saggi e graphic novel, e alterna con naturalezza la vivacità milanese alle pause silenziose delle campagne sarde dove torna appena può.

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