GBTA Conference Milano 2026, il business travel cresce ma cambia pelle: Italia 9a al mondo con 44,4 miliardi di dollari

Il business travel continua a crescere, ma spesa e numero di trasferte procedono ormai a velocità molto diverse. Aumentano i budget, molto meno i viaggi. Pesano l’inflazione, il costo dei servizi, l’instabilità geopolitica e una maggiore selettività delle aziende. Allo stesso tempo torna la fiducia tra travel manager e fornitori, mentre tecnologia, intelligenza artificiale e nuovi sistemi di pagamento stanno modificando il modo in cui le trasferte vengono acquistate e gestite.

È il quadro emerso dalla GBTA Conference 2026 Milano, l’appuntamento annuale italiano della Global Business Travel Association, tenutosi il 1° ottobre. Un’edizione che ha segnato anche il debutto della nuova Country Manager Italia Laura Caprioli e il trasferimento della manifestazione al Milan Marriott Hotel di via Washington.

Ad aprire i lavori è stata Suzanne Neufang, CEO di GBTA, con la presentazione del nuovo Business Travel Outlook. Il messaggio utilizzato per sintetizzare la situazione è stato netto: “Business travel is resilient, but not immune”. I viaggi d’affari hanno mostrato negli ultimi decenni una notevole capacità di assorbire crisi economiche, sanitarie e geopolitiche, senza essere però immuni dagli shock esterni.

Negli ultimi 25 anni il settore ha registrato un tasso annuo composto di crescita di circa il 4%. Una traiettoria tutt’altro che lineare. Durante la pandemia la spesa globale è crollata del 54% in un solo anno, mentre con la successiva ripresa il mercato è arrivato a crescere del 47,4% nel 2022 e del 30% nel 2023. Il ritmo è poi sceso al 9,9% nel 2024 e all’8,4% nel 2025, segnalando il passaggio dalla fase di recupero a una crescita più normalizzata.

Business travel mondiale verso i 2.000 miliardi di dollari

Secondo il GBTA Global Business Travel Index 2026, quest’anno la spesa mondiale per i viaggi d’affari dovrebbe raggiungere 1.707 miliardi di dollari, contro 1.592 miliardi nel 2025, con un incremento del 7,2%.

Il dato assume però un significato diverso quando viene confrontato con quello relativo al numero delle trasferte. Nel 2026 sono previsti circa 1,84 miliardi di viaggi d’affari, contro 1,82 miliardi dell’anno precedente. La crescita dei volumi si ferma quindi intorno all’1,1%. In altre parole, le aziende spendono molto di più senza viaggiare in misura proporzionale.

«L’aumento della spesa non corrisponde a una crescita equivalente dei viaggi», ha spiegato Neufang, sottolineando come una parte dell’incremento economico sia direttamente collegata alla pressione dei prezzi.

Le previsioni GBTA indicano una progressiva espansione anche nei prossimi anni. Nel 2027 la spesa dovrebbe salire a 1.806 miliardi di dollari, con un +5,8%, per raggiungere 1.893 miliardi nel 2028 e 1.974 miliardi nel 2029. La soglia dei 2.000 miliardi di dollari dovrebbe essere superata nel 2030, quando il mercato potrebbe arrivare a 2.061 miliardi.

Europa secondo mercato per numero di trasferte

La geografia del business travel conferma il peso crescente dell’Asia-Pacifico. Nel 2026 la regione dovrebbe generare 654 milioni di trasferte, in aumento del 2%. L’Europa si colloca al secondo posto con circa 600 milioni di viaggi, ma con una crescita molto più modesta, pari allo 0,7%. Seguono il Nord America con 492 milioni di trasferte, l’America Latina con 64 milioni e l’Africa con 20 milioni.

Il Medio Oriente rappresenta l’eccezione. Le tensioni e i conflitti presenti nell’area dovrebbero determinare una contrazione del 12,3%, portando i viaggi d’affari a circa 14 milioni. Anche in questo caso la classifica cambia osservando la spesa.

L’Asia-Pacifico guida con 692 miliardi di dollari, circa il 40% del mercato mondiale. Il Nord America arriva a 465 miliardi, mentre l’Europa raggiunge 453 miliardi di dollari, pari a circa il 27% del totale.

La fotografia conferma uno dei temi centrali dell’edizione milanese della Conference: la crescita del valore economico del business travel non coincide necessariamente con una crescita altrettanto sostenuta delle trasferte.

Italia nona al mondo: 44,4 miliardi di dollari di spesa

Nel quadro internazionale l’Italia occupa una posizione di rilievo. Il nostro Paese è il nono mercato mondiale per spesa nei viaggi d’affari e il quarto in Europa. Nel 2026 il valore dovrebbe raggiungere 44,4 miliardi di dollari, equivalenti a circa 38,2 miliardi di euro, con una crescita del 7% sul 2025.

Nel 2027 il ritmo dovrebbe però rallentare, con un incremento previsto del 3,6%. La classifica mondiale continua a essere dominata dagli Stati Uniti, con 423 miliardi di dollari, seguiti dalla Cina con 403,7 miliardi. Al terzo posto la Germania con 89,7 miliardi, quindi Giappone e Regno Unito. Prima dell’Italia si posizionano anche Corea del Sud, Francia e India.

Secondo la survey in Italia e a livello internazionale le prospettive più favorevoli riguardano comparti come manifattura, utilities, servizi alle imprese, immobiliare, trasporti e logistica. Rimangono invece più esposti alla debolezza della domanda settori come istruzione, retail, intrattenimento, sanità e industria estrattiva.

Milano, quasi 6 miliardi generati dal business travel

Particolarmente interessante per il pubblico della Conference il focus sull’impatto economico delle trasferte nelle grandi città.

GBTA ha analizzato 25 destinazioni internazionali attraverso il Global Cities Economic Impact Study, utilizzando gli ultimi dati completi disponibili, relativi al 2024.

Complessivamente, nelle città analizzate 178 miliardi di dollari di spesa legata ai viaggi d’affari generano 283 miliardi di dollari di ricavi economici. In media, il 52% di ogni dollaro speso resta nell’economia locale.

Milano è l’unica città italiana presente nello studio. Nel capoluogo lombardo il business travel genera complessivamente 5,63 miliardi di dollari di ricavi. Il contributo diretto è pari a circa 3,8 miliardi, mentre gli effetti indiretti e indotti valgono altri 1,8 miliardi.

Le trasferte sostengono inoltre 26.765 posti di lavoro, producono circa 1,7 miliardi di dollari di valore aggiunto locale e contribuiscono al gettito fiscale per 1,5 miliardi. Il 44% della spesa legata al business travel rimane nell’economia milanese.

Numeri che aiutano a leggere il viaggio d’affari anche come componente dell’economia urbana, andando oltre il suo impatto diretto su trasporti e ospitalità.

Prezzi ancora in crescita nel 2026

Uno dei problemi principali rimane infatti il costo delle trasferte. Nel 2026 i prezzi continuano ad aumentare praticamente in tutti i principali comparti. Per il 2027 GBTA prevede una moderazione generalizzata, con una vera riduzione nominale soltanto nel ground transportation.

Il prezzo medio mondiale di un biglietto aereo dovrebbe raggiungere 756 dollari nel 2026, il 4,7% in più rispetto all’anno precedente, per salire a 767 dollari nel 2027, quando l’incremento rallenterebbe all’1,5%.

La dinamica è ancora più marcata nelle singole classi. Il prezzo medio economy è stimato in 536 dollari nel 2026, con un +8,7%, mentre nel premium raggiunge 4.488 dollari, con una crescita del 9,5%.

Anche l’hotellerie continua a rincarare. La tariffa media giornaliera mondiale dovrebbe attestarsi a 168 dollari nel 2026, +3,7%, e a 171 dollari nel 2027, +1,8%.

Per l’autonoleggio la tariffa media passa invece da 46,50 dollari nel 2026 a 46,10 dollari nel 2027, con una flessione dello 0,9%. Nel segmento meeting ed eventi, il costo medio giornaliero per partecipante dovrebbe salire da 263 a 267 dollari.

Previsioni che restano fortemente condizionate dall’andamento dei prezzi energetici e dalla situazione geopolitica internazionale.

Buyer e supplier vedono rischi diversi

Le priorità cambiano anche a seconda del punto di osservazione. Per i travel buyer, il principale problema è l’aumento dei costi, citato dal 69% degli intervistati. Seguono l’incertezza geopolitica con il 45%, i processi interni di approvazione delle trasferte con il 29%, la sicurezza dei dipendenti con il 25% e le interruzioni dei servizi aerei e ferroviari con il 22%.

Per supplier e TMC, invece, l’elemento più critico è proprio la situazione geopolitica, indicata dal 60% degli intervistati. Seguono l’aumento dei costi operativi, al 44%, la pressione esercitata dai clienti sui prezzi, al 42%, e le variazioni nella domanda e nei volumi di viaggio, al 36%.

Tecnologia, distribuzione e intelligenza artificiale sono considerate una sfida dal 29% degli operatori.

Torna la fiducia nei viaggi d’affari

Accanto alle criticità, dalla Conference di Milano è arrivato però un segnale evidente di maggiore fiducia. Secondo il GBTA Industry Sentiment Poll di settembre 2026, il 63% degli operatori si dichiara ottimista sull’andamento del business travel nei prossimi 12 mesi.

Il dato è salito di 22 punti percentuali rispetto ad aprile ed è il migliore dall’ottobre 2024. Contemporaneamente, la quota dei pessimisti è scesa dal 24% al 7%.

Tra i buyer, il 45% prevede un aumento del numero delle trasferte nel 2026, contro il 30% rilevato ad aprile.

Ancora più elevata la percentuale di chi si aspetta una crescita della spesa. Il 56% dei travel manager intervistati prevede budget superiori rispetto al 2025. Tra i buyer europei la percentuale sale al 65%.

Per quanto riguarda riunioni ed eventi aziendali, il 31% dei buyer prevede un aumento delle attività, il 49% una sostanziale stabilità e il 14% una diminuzione.

Il messaggio che emerge non è quindi quello di una crescita indiscriminata delle trasferte. Le aziende continuano a viaggiare, ma tendono a valutare con maggiore attenzione la necessità, gli obiettivi e il ritorno economico di ogni spostamento.

Una tendenza confermata anche dall’indagine GBTA condotta nel maggio 2026 su 4.700 business traveller. Il 74% dichiara di viaggiare quanto prima della pandemia o più di prima, ma cresce l’attenzione alla produttività e al ritorno dell’investimento legato alla trasferta.

Carnevale Maffè: «Il travel manager deve diventare architetto dei processi»

Dalla lettura dei dati globali, la Conference è passata poi alla trasformazione della professione.

A scuotere la platea è stato Carlo Alberto Carnevale Maffè, professore della SDA Bocconi School of Management, che ha interpretato il business travel come una sorta di indicatore anticipatore dell’economia e della geopolitica.

«Se smettete di far volare i vostri manager si ferma il mondo», ha detto rivolgendosi direttamente ai travel manager.

Secondo Carnevale Maffè, la tariffa aerea può essere letta come un vero “indice geopolitico con le ali”. I movimenti delle persone anticipano infatti in molti casi quelli del commercio e degli investimenti.

«Dove vanno le persone, vanno le idee e gli investimenti», ha sintetizzato.

Da qui la necessità di ripensare profondamente la funzione del travel manager.

Il passaggio indicato dal docente è quello da “coordinatore logistico” ad “architetto dei processi organizzativi del viaggio, dei dati e dei canali”.

Una trasformazione che impone competenze tecnologiche molto più elevate rispetto al passato.

Dall’NDC agli agenti AI, il business travel diventa “API first”

Secondo Carnevale Maffè, il cambiamento va inserito in uno scenario internazionale sempre più instabile.

Negli ultimi sei anni i rischi geopolitici e internazionali sono aumentati. Gli accordi tra Stati hanno perso parte della propria forza, i flussi commerciali si stanno spostando e le politiche delle grandi economie sono diventate meno prevedibili.

Su questo quadro si innesta l’accelerazione tecnologica. Nel business travel sono cresciuti rapidamente i pagamenti attraverso carte virtuali, mentre la distribuzione aerea si sta spostando progressivamente verso l’NDC e verso ecosistemi costruiti sulle API.

Per Carnevale Maffè, il principio deve essere “API first”. L’arrivo degli agenti basati sull’intelligenza artificiale potrebbe imprimere un’ulteriore accelerazione. Il professore ha indicato nel 2028 un valore potenziale delle transazioni gestite da agenti AI pari a 15 mila miliardi di dollari, sottolineando l’importanza di presidiare processi, identità digitali e token.

In questo scenario, pagamenti, contratti e processi organizzativi diventeranno sempre più digitalizzati e automatizzati. Il risultato è anche una diversa concezione della sicurezza informatica. Per il docente della Bocconi, le piattaforme devono essere progettate secondo una logica di “cybersecurity by design”, senza aggiungere la sicurezza in una fase successiva.

Carnevale Maffè ha inoltre criticato l’approccio normativo europeo, giudicato più lento rispetto a Stati Uniti e Cina nella capacità di accompagnare lo sviluppo delle nuove tecnologie.

Infrastrutture, sicurezza e mobilità nella tavola rotonda

La prima parte della giornata si è chiusa con la tavola rotonda moderata da Andrea Giuricin, economista di TRA Consulting e componente del board di GBTA Italia. Giuricin ha richiamato la distinzione tra hard infrastructure e soft infrastructure, evidenziando come l’interazione tra infrastrutture fisiche, regole, concorrenza e organizzazione dei servizi abbia contribuito allo sviluppo dell’alta velocità ferroviaria italiana.

Secondo Giuricin, proprio il sistema ferroviario rappresenta uno degli esempi in cui l’Italia è riuscita a diventare un riferimento internazionale, anche se restano margini di evoluzione nell’organizzazione e nella separazione tra reti ad alta velocità e rete tradizionale. Sul fronte aereo il mercato italiano continua intanto a crescere. Giuricin ha ricordato come il traffico stia aumentando nonostante l’incremento dei costi operativi, in particolare del carburante. Nel suo intervento ha indicato per il 2026 circa 203 milioni di passeggeri nel mercato aereo italiano.

La tavola rotonda ha poi affrontato i temi della travel security, della digitalizzazione e delle nuove applicazioni dedicate alla mobilità aziendale con gli interventi di Ziad Minkara, founder e CEO di S4BT Solutions for Business Travel, Silvia Marchiori, Head of Corporate Sales di Trenitalia, e Sebastien Bedu, General Manager Middle East di International SOS.

Dal costo della trasferta al valore dell’investimento

Il filo conduttore dell’edizione 2026 è stato in definitiva il cambiamento del modo in cui le aziende guardano al viaggio d’affari.

A Milano è emersa con forza l’esigenza di superare una lettura fondata esclusivamente sui costi. Una trasferta può contribuire all’acquisizione di clienti, allo sviluppo di relazioni professionali, alla formazione, alla gestione delle persone, all’innovazione e all’espansione internazionale dell’impresa. Per misurarne il valore servono quindi indicatori che vadano oltre il semplice costo del biglietto o della camera. Tra questi può entrare anche il benessere del viaggiatore, insieme alla produttività e ai risultati generati dalla trasferta.

Il travel manager si trova quindi al centro di un cambiamento che riguarda il modo in cui le imprese decidono chi deve viaggiare, perché deve farlo, attraverso quali canali e con quale ritorno atteso. Sempre meno gestione della prenotazione, sempre più governo di un processo aziendale complesso.

Autore

  • domenico palladino

    Domenico Palladino è editore, consulente marketing e formatore nei settori del turismo e degli eventi. Dal 2019 è direttore editoriale di qualitytravel.it, web magazine b2b sulla travel & event industry.
    Gestisce inoltre i progetti editoriali di extralberghiero.it, dedicato agli operatori degli affitti brevi, storytravel.org, sul turismo cinematografico, e cicloturismo360.it, per gli amanti del turismo su due ruote.

    Laureato in economia aziendale in Bocconi, giornalista dal 2001, ha oltre 15 anni di esperienza nel settore. Dal 2009 al 2015 è stato web project manager dei magazine TTG Italia ed Event Report e delle fiere collegate TTG e BTC. Dal 2015 al 2019 è stato direttore di webitmag.it, online magazine di Fiera Milano Media su turismo e tecnologia. Ha pubblicato per Hoepli il manuale "Digital Marketing Extra Alberghiero" (2019) e ha gestito l'ufficio stampa di diverse associazioni ed eventi di settore.

    Visualizza tutti gli articoli Direttore Editoriale