E’ stata presentata il 26 novembre l’edizione 2020 di Italian Cruise Watch, a cura di Risposte Turismo, in un evento online in streaming che ha visto la partecipazione di alcuni dei principali protagonisti della crocieristica nel nostro Paese. Secondo i dati presentati, il mancato contributo all’economia turistica a causa del Covid si stima in un miliardo di euro, più esattamente in 925 milioni di euro di mancate spese a terra tra escursioni, shopping, ristorazione, pernottamenti a terra e giornate di vacanza pre e post cruise. Questa cifra è riferita esclusivamente alle spese dei passeggeri, e non al resto dell’economia prodotta e movimentata dall’intera industria crocieristica. Un apporto di cui beneficia l’intera economia turistica dei territori, e che non sempre è stato adeguatamente messo in risalto. A farne le spese regioni come Veneto, Lazio, Liguria, Campania e Sicilia.

«Non è certo una novità constatare la rilevanza della croceristica in termini di contributo alla più generale economia del paese – ha dichiarato Francesco di Cesare, Presidente Risposte Turismo – Ma è in un anno in cui il traffico delle navi è quasi del tutto scomparso che emerge in tutta evidenza quanto questo fenomeno abbia contribuito, e tornerà a farlo, a creare economia e occupazione non solo per chi ha un posto centrale nella sua filiera ma anche per molti altri operatori e aziende del turismo».

In un anno come il 2020, infatti, stimare il mancato apporto per l’industria turistica italiana della componente crociere può contribuire a fare chiarezza sulla sua rilevanza, dal momento che spesso l’assenza, più che il suo manifestarsi, rende più chiare le dimensioni di un fenomeno.

Il 2019 si era archiviato quale anno record per la crocieristica in Italia: l’incremento percentuale sull’anno precedente è stato a doppia cifra (+10,4%) portando a registrare 12,27 milioni di movimenti passeggeri nei porti italiani. Ma la cifra di circa 800mia passeggeri previsti nel 2020 e 419 toccate nave (contro 4931) riporta l’ago della bilancia ai valori del 1993, con un saldo negativo pari al – 93,5%.
D’altro canto il report rileva anche alcuni aspetti positivi e segnali di ottimismo per un settore che ha sempre manifestato tassi di crescita e che aveva consacrato l’Italia come il primo paese del Mediterraneo. Come ad esempio gli investimenti previsti in 25 porti italiani per un totale di 510 milioni, in crescita di oltre il 200% rispetto ai tre anni precedenti, destinati principalmente alle infrastrutture e ai dragaggi.

Un altro aspetto caratterizzante la crocieristica capace di rappresentare una garanzia di tenuta in tempi di crisi estrema è la solidità economica dei principali player che hanno la capacità di resistere, benché non all’infinito. Ancora una volta paragonandolo ad altre espressioni dell’industria turistica, spesso connotate da una parcellizzazione dell’offerta che si compone di imprese di medio-piccole dimensioni, è una prerogativa importante di questo comparto.
Un’altra buona notizia è che le 80 nuove navi destinate ad essere introdotte, secondo i contratti originari, tra il 2020 e il 2022, restano confermate, anche se in qualche caso posticipandone la consegna. Ben 22 ordini sono stati assegnati a cantieri presenti in Italia, numero che sale a 44 estendendo il periodo al 2025.

Il report di Italian Cruise Watch – disponibile sul sito di Risposte Turismo da lunedì 30 novembre insieme alla registrazione dell’evento – presenta un’analisi dettagliata del mondo delle crociere, ma si concentra sull’analisi dei dati (per il 2020 sono relativi ai primi 9 mesi) e non sulle previsioni del traffico nel prossimo anno, data la situazione di estrema complessità e incertezza.
Su scala globale, secondo le prime inedite stime contenute all’interno di Italian Cruise Watch, il 2020 potrebbe chiudersi con circa 6 milioni di turisti crocieristi a bordo (-80% sul 2019 quando erano 30 milioni) tornando a valori che non si registravano da prima degli anni 2000.

Italian Cruise Watch 2020 si chiude con i risultati di una nuova indagine effettuata da Risposte Turismo per scoprire quali fossero le opinioni, le convinzioni e le previsioni di un selezionato panel di circa 100 professionisti scelti tra coloro che in Italia da tempo sono impegnati in questo business, operando allinterno, o per conto, di compagnie di crociera, Autorità di Sistema Portuale, società di gestione terminal, agenzie marittime, agenzie di shorex, tour operator e agenzie di viaggi, cantieri e altri fornitori.
Secondo la maggioranza delle risposte, che includono anche quelle dei rappresentanti di compagnie, il movimento passeggeri nei porti crocieristici italiani tornerà a livello pre-Covid dal 2023.
L’indagine ha evidenziato infine come, secondo l’80% del campione, nell’immediato futuro sarà possibile un ritorno alla progettazione di navi più piccole per stazza, una ancora maggiore concentrazione tra gli operatori sul mercato e la possibilità di introdurre destinazioni minori.

Dal report si evince anche quali sono le priorità: sicurezza sanitaria, da garantire attraverso protocolli possibilmente uniformi; sostenibilità ambientale, con particolare focus sulle soluzioni di alimentazione delle navi e relativi adeguamenti presso i porti; investimenti sulle infrastrutture portuali, non solo terminal, per elevare ulteriormente gli standard a disposizione, cui si aggiunge la necessità di investire di più e meglio nella promozione e lavorare per migliorare l’immagine del prodotto crociera.

Alla presentazione del report è seguita un’interessante tavola rotonda divisa in tre sezioni dedicate all’Italia nella prospettiva internazionale, cui hanno partecipato Beniamino Maltese, executive Vice President e CFO di Costa Crociere, Roberto Martinoli, Presidente e AD di Silversea e Gianni Onorato, CEO di MSC Cruises; alla Filiera crocieristica nel nuovo scenario, in cui si sono alternati Luigi Merlo, presidente di Federlogistica, Daniele Rossi di Assoporti e Alessandro Santi, Presidente designato di Federagenti; e a Come reagirà la domanda, con la partecipazione di Francesco Paradisi, senior business development manager di Norwegian Cruise Line, e Gianni Rotondo, GM Emea di Royal Caribbean International.

Tra le tante opinioni espresse, spicca senz’altro il concetto che il settore delle crociere, grazie ai protocolli messi in atto, è sicuramente uno dei più sicuri. È emerso anche che c’è ancora tanta voglia di andare in crociera, specie tra i repeater (mentre è più difficile convincere i new comer), che l’unico modo di uscire dalla crisi è con gli investimenti e che il settore, con tutte le navi attualmente in layout in diversi porti italiani, è pronto alla ripartenza.  

«Così come fatto in passato anche questa volta la crocieristica saprà riprendersi e riavviare un ciclo di crescita, tanto nel mondo quanto in Italia – ha concluso Francesco di Cesare. – A differenza delle altre volte, però, non va persa l’occasione rappresentata da questa indesiderata battuta d’arresto per ripensare al comparto, ai nuovi equilibri che dovranno stabilirsi, alle priorità da individuare e condividere. Serve una nuova pianificazione strategica – per le compagnie, per i porti, per le destinazioni, per gli altri operatori – per migliorare ulteriormente lo scenario del comparto e rendere ancor più solide le basi su cui costruire i risultati a venire».

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