Trudeau al WTTC: «I canadesi non evitano gli Usa per i prezzi, ma perché non si sentono più benvenuti»

L’ex premier canadese intervistato da Gloria Guevara al Global Summit di Malta: «Il turismo è il miglior antidoto all’isolazionismo». E sui rapporti con Washington avverte: «Quando un Paese smette di apparire aperto al mondo, ci sono conseguenze».

La reputazione di una destinazione conta quanto il prezzo, le infrastrutture o le attrazioni che offre. E quando un Paese viene percepito come meno accogliente, il turismo ne risente. È uno dei messaggi più forti lanciati da Justin Trudeau durante il Global Summit del World Travel & Tourism Council (WTTC) a Malta, nel corso di una conversazione con la presidente e ceo del WTTC, Gloria Guevara.

L’ex primo ministro canadese ha affrontato apertamente il tema delle relazioni tra Canada e Stati Uniti, collegandolo direttamente all’andamento dei flussi turistici tra i due Paesi.

«Le persone hanno sempre una scelta su dove andare in vacanza, dove viaggiare per piacere o per lavoro», ha osservato Trudeau. «Non si tratta soltanto del paesaggio, dei prezzi o del costo della destinazione. Conta anche la reputazione di un luogo e il modo in cui i visitatori si sentono accolti».

Secondo l’ex premier, negli ultimi anni gli Stati Uniti hanno progressivamente perso parte di questa capacità di trasmettere un senso di benvenuto ai viaggiatori internazionali.

«Gli Stati Uniti non sono stati particolarmente bravi nel far sentire i viaggiatori i benvenuti», ha affermato. «Ci sono state preoccupazioni legate ai controlli alle frontiere e a ciò che potrebbe accadere una volta arrivati nel Paese».

Trudeau ha ricordato come, per generazioni, il confine tra Canada e Stati Uniti sia stato percepito come uno dei più aperti al mondo, favorito da relazioni familiari, economiche e culturali profondamente intrecciate.

Oggi, però, il clima appare diverso. «Per la prima volta molti canadesi sono preoccupati all’idea di attraversare il confine statunitense», ha spiegato.

L’aspetto più significativo, secondo l’ex premier, è che il calo dei viaggi verso gli Stati Uniti non sarebbe stato determinato da misure governative adottate da Ottawa.

«Non abbiamo imposto penalizzazioni né reso più difficile viaggiare verso gli Stati Uniti. Sono stati i cittadini a scegliere di non andarci».

Secondo Trudeau, nonostante la riduzione dei prezzi da parte di compagnie aeree, tour operator e operatori turistici statunitensi, i flussi dal Canada verso gli Usa continuerebbero a registrare una contrazione superiore al 20%.

«I canadesi hanno semplicemente deciso di guardare ad altre destinazioni», ha dichiarato. «E questo dimostra che le scelte dei viaggiatori risentono anche del clima politico e del modo in cui un Paese viene percepito».

L’ex premier ha tuttavia evitato toni allarmistici, sottolineando che il rapporto tra i cittadini dei due Paesi resta molto forte. «I canadesi continuano ad apprezzare gli americani e gli americani continuano ad apprezzare i canadesi», ha affermato, attribuendo la situazione alle tensioni tra governi più che ai rapporti tra le rispettive popolazioni.

Nel suo intervento Trudeau ha più volte ribadito il valore del turismo come strumento di dialogo internazionale in una fase storica caratterizzata dalla crescita di nazionalismi e atteggiamenti più introversi da parte di numerosi governi.

«La migliore risposta a questa tendenza è il turismo», ha detto. «Viaggiare significa conoscere persone diverse, essere curiosi verso il mondo, sviluppare empatia e apertura. Sono qualità di cui oggi abbiamo bisogno più che mai».

Per questo motivo, a suo avviso, il settore continua a essere sottovalutato dalle istituzioni.

«Molti governi considerano il turismo qualcosa che accade automaticamente e che non richiede particolare attenzione», ha osservato, ricordando di aver istituito durante il suo mandato un ministero dedicato al turismo proprio per riconoscerne il peso economico e sociale.

Un altro dei temi affrontati dall’ex premier riguarda il valore delle relazioni personali, sia nella politica sia nel business. Ripensando alla propria esperienza nei G7 e nei G20, Trudeau ha sostenuto che la fiducia costruita tra individui spesso conta più delle stesse relazioni istituzionali.

«Le buone relazioni sono importanti», ha affermato. «Non esiste un sostituto dell’incontro diretto tra persone. Si può parlare di intelligenza artificiale, tecnologie digitali o esperienze virtuali, ma nulla sostituisce il fatto di incontrarsi fisicamente, condividere esperienze e costruire fiducia».

Un concetto che, non a caso, richiama uno dei temi ricorrenti dell’intero summit WTTC: in un mondo sempre più digitale, il valore delle relazioni umane continua a essere uno degli asset più importanti per il turismo globale.

Autore

  • Giampiero Moncada è un giornalista free lance con un'esperienza pluriennale nel settore del turismo e dell'informazione multimediale. Esperto nella produzione di video e nella gestione di uffici stampa, ha sviluppato una forte propensione per la narrazione multicanale, dalla radio alla televisione, dalla carta stampata al web. Nel corso della sua carriera ha collaborato con testate di rilievo come L’Espresso e ha seguito progetti di comunicazione strategica in diversi settori, dal turismo alla ristorazione, dai sistemi di pagamento alla tecnologia e al gaming.

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