Volotea entra in “preconcurso” per ristrutturare il debito: cosa significa e cosa può accadere alla compagnia

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Volotea è entrata nel cosiddetto preconcurso de acreedores, una procedura che nella legislazione spagnola rappresenta una fase preventiva rispetto all’eventuale apertura di un vero procedimento fallimentare, notizia diffusa ieri in Italia da alcuni media generalisti che l’hanno erroneamente paragonato al concordato preventivo italiano o al Chapter 11 statunitense, che hanno obiettivi simili ma regole e procedure diverse. La comunicazione è stata depositata presso il Juzgado de lo Mercantil número 9 di Barcellona. Formalmente, la normativa spagnola parla di comunicación de apertura de negociaciones con los acreedores, cioè della comunicazione con cui un’impresa informa il tribunale di avere avviato, o di voler avviare immediatamente, trattative con i creditori per arrivare a un piano di ristrutturazione. È un passaggio importante, ma non equivale al fallimento della società, anzi. Volotea non ha cessato l’attività, non è stata posta in liquidazione e continua a vendere biglietti e a programmare la propria operatività. La stessa compagnia ha ribadito che i voli proseguono normalmente.

Che cosa significa realmente il “preconcurso”

Il termine può generare qualche equivoco perché richiama immediatamente l’idea di un’azienda già insolvente. In realtà il meccanismo spagnolo è pensato proprio per intervenire prima che la situazione degeneri in un concorso di creditori. La legge consente a un’impresa che si trovi in una situazione di probabilità di insolvenza di comunicare al tribunale l’apertura delle trattative con i creditori. L’obiettivo è arrivare a un piano di ristrutturazione capace di garantire la continuità dell’impresa.

La comunicazione produce inoltre una serie di effetti protettivi nei confronti dell’impresa. In particolare, per un periodo iniziale di tre mesi i creditori non possono avviare determinate azioni esecutive sui beni necessari alla continuità dell’attività. Il meccanismo serve quindi a creare uno spazio temporale nel quale azienda, banche e altri creditori possono negoziare senza che la pressione dei singoli creditori faccia saltare il tentativo di ristrutturazione.

La differenza rispetto al concurso de acreedores, che è la vera procedura fallimentare, è quindi sostanziale. Nel preconcurso l’azienda sta cercando di evitare l’apertura del procedimento concorsuale attraverso una ristrutturazione preventiva. Nel concurso vero e proprio entra invece in una procedura concorsuale formalmente aperta, con le conseguenze previste dalla legge spagnola per la gestione dell’impresa e per i rapporti con i creditori. Il preconcurso può quindi essere letto come un tentativo di salvare l’impresa prima di arrivare al punto di non ritorno.

Perché Volotea è arrivata a questo punto

La situazione finanziaria di Volotea non nasce nelle ultime settimane. La compagnia ha migliorato significativamente la propria performance operativa. Nel 2025 ha registrato 818 milioni di euro di ricavi, un EBIT di 47,4 milioni e un EBITDA di circa 164 milioni. Il problema è che il miglioramento operativo non si è tradotto in un ritorno all’utile netto: il bilancio 2025 si è chiuso con una perdita di circa 64 milioni di euro, dovuta anche a componenti straordinarie legate ad attività fiscali e differenze di cambio.

Secondo le informazioni riportate dalla stampa spagnola sulla situazione patrimoniale, al 31 dicembre 2025 Volotea presentava patrimonio netto negativo per circa 77,5 milioni di euro e un capitale circolante negativo nell’ordine dei 320 milioni. L’auditor EY aveva già segnalato negli esercizi precedenti l’incertezza relativa alla capacità della società di mantenere la continuità aziendale. A peggiorare il quadro è arrivato nel 2026 lo shock sui costi energetici. Volotea ha quantificato in circa 150 milioni di euro l’impatto dell’aumento del costo del carburante sulla propria situazione finanziaria. La compagnia prevede inoltre per il 2026 una perdita nell’ordine dei 33 milioni di euro, dopo i 64 milioni persi nel 2025.

La contraddizione apparente: Volotea cresce, ma perde denaro

Volotea non è un vettore che negli ultimi anni ha perso passeggeri e quote di mercato. Al contrario, il business operativo ha mostrato segnali di miglioramento. Tra il 2023 e il 2025 l’EBIT è salito a 47,4 milioni di euro. I ricavi sono aumentati fino a 818 milioni. Nel 2025 la compagnia ha trasportato ben 11,3 milioni di passeggeri. Il problema è quindi soprattutto finanziario e patrimoniale.

Una compagnia può avere un’attività operativa capace di generare EBITDA positivo e contemporaneamente trovarsi in difficoltà finanziaria se il debito accumulato, gli oneri finanziari, le scadenze e gli altri impegni assorbono la liquidità disponibile. È precisamente questo il nodo che Volotea sta cercando di affrontare.

Il ruolo della SEPI

Nella ristrutturazione avrà un peso particolare la SEPI, la Sociedad Estatal de Participaciones Industriales. Nel 2022, nel pieno delle conseguenze della pandemia, Volotea aveva ottenuto dalla SEPI un finanziamento partecipativo di 200 milioni di euro attraverso il Fondo de Apoyo a la Solvencia de Empresas Estratégicas, il fondo creato dalla Spagna per sostenere imprese strategiche colpite dalla crisi Covid.

Il finanziamento aveva una scadenza originaria al 2029. Negli anni successivi sono state negoziate modifiche ai pagamenti degli interessi. La SEPI è oggi uno dei principali interlocutori della compagnia nella ristrutturazione. Secondo la stampa spagnola, l’indebitamento complessivo di Volotea è attualmente nell’ordine dei 356 milioni di euro.

La cura: meno aerei, meno costi e nuovo capitale. Riduzioni a Palermo e Napoli

Il piano sul quale Volotea sta lavorando prevede una riduzione significativa delle dimensioni operative. La flotta, attualmente composta da circa 44 aeromobili secondo le informazioni più recenti, dovrebbe scendere a 30-35 aerei. La riduzione della capacità dovrebbe essere accompagnata da un intervento sulla struttura dei costi e da un taglio di circa 50 posti di lavoro nelle attività degli uffici di Barcellona. Parallelamente la compagnia sta cercando nuova finanza.

Parallelamente, in Italia, la compagnia ha siglato con i sindacati l’accordo per l’avvio della Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria (CIGS) per crisi aziendale, espressamente richiesta a causa dell’eccezionale impennata dei costi operativi, trainati dal forte aumento del jet fuel e del costo del carburante in generale, che ha reso insostenibile il network dei voli invernali nelle basi del Sud. Il provvedimento coinvolgerà un massimo di 99 dipendenti delle basi operative di Palermo e Napoli nel periodo compreso tra il 5 novembre 2026 e il 25 giugno 2027. Uiltrasporti ha definito l’accordo un successo in quanto garantisce il reintegro totale del 100% del personale al termine del programma di ammortizzatori sociali, con il pieno ripristino delle attività e delle basi di Palermo e Napoli pianificato per il 25 giugno 2027. A patto ovviamente ci sia ancora una compagnia aerea.

A marzo 2026 Volotea aveva completato un aumento di capitale complessivo da 71 milioni di euro, coinvolgendo Aegean Airlines, PAR Capital, Alaeo, il veicolo che riunisce il management, e altri azionisti esistenti. Aegean aveva così portato la propria partecipazione oltre il 20%. Il problema è che l’iniezione di capitale non è stata sufficiente a risolvere il disequilibrio finanziario. Per questo nuovo intervento dovrà quindi essere combinato con una ristrutturazione del debito e con un ridimensionamento della compagnia.

Ora la compagnia punta a chiudere il negoziato con i creditori entro dicembre. Nei mesi scorsi si era fatta insistente la voce che Aegean stava lavorando a un’operazione per assumere il controllo di Volotea. Secondo quanto riportato da Preferente, il progetto preveva la conversione di circa 56 milioni di euro di debito in azioni e un aumento di capitale da 15 milioni, con Aegean pronta a sottoscrivere circa 9,5 milioni. L’operazione avrebbe portata la compagnia greca alla maggioranza del capitale. La ricostruzione non è stata confermata ufficialmente da Volotea e ora sarebbe comunque subordinata agli accordi con i creditori e alle autorizzazioni regolamentari.

Tre scenari possibili

A questo punto è possibile delineare alcuni scenari possibili:

Il primo è quello della ristrutturazione autonoma. Volotea raggiunge un accordo con banche, SEPI e altri creditori, riduce la flotta, ottiene nuova finanza e continua a operare con una dimensione inferiore. Sarebbe la soluzione più vicina all’obiettivo dichiarato dalla compagnia: salvaguardare la continuità industriale attraverso una struttura finanziaria più sostenibile.

Il secondo è quello di una ristrutturazione accompagnata da un cambio di controllo. È lo scenario al quale rimandano le indiscrezioni su Aegean. La conversione di parte del debito in capitale potrebbe ridurre l’indebitamento e contemporaneamente aumentare il peso dell’investitore disposto a mettere nuovo denaro. In questo il nuovo investitore diventerebbe il soggetto centrale della nuova Volotea, mentre gli attuali soci potrebbero vedere ridursi il proprio peso.

Il terzo è quello di una ristrutturazione che non raggiunge gli obiettivi. Se i creditori non trovassero un accordo, se la nuova finanza non fosse sufficiente o se il piano industriale non risultasse sostenibile, la società potrebbe essere costretta a passare dal preconcurso a una procedura concorsuale vera e propria.

Cosa potrebbe significare per il mercato europeo e italiano

Volotea ha costruito il proprio modello sulle città europee di dimensione piccola e media, dove la concorrenza diretta può essere inferiore rispetto ai grandi hub. Il modello richiede però una rete molto articolata, una flotta sufficientemente ampia e un controllo rigoroso dei costi. Ridurre la flotta da 44 a 30-35 aeromobili significa cambiare sensibilmente la scala del business.

Potrebbero quindi essere riviste alcune rotte, frequenze e basi. Le conseguenze dipenderanno dal piano definitivo. Per ora Volotea continua a confermare la propria operatività e, in alcuni casi, anche nuove rotte già annunciate. Per il mercato italiano la questione è particolarmente rilevante. Volotea ha basi a Bari, Firenze, Napoli, Olbia, Palermo, Venezia e Verona, oltre a una presenza significativa su numerosi aeroporti regionali italiani.

Una ristrutturazione della compagnia potrebbe quindi avere conseguenze sulla connettività di numerosi aeroporti italiani, soprattutto quelli nei quali Volotea svolge un ruolo importante nel collegamento diretto con città europee di medie dimensioni.

Autore

  • domenico palladino

    Domenico Palladino è editore, consulente marketing e formatore nei settori del turismo e degli eventi. Dal 2019 è direttore editoriale di qualitytravel.it, web magazine b2b sulla travel & event industry.
    Gestisce inoltre i progetti editoriali di extralberghiero.it, dedicato agli operatori degli affitti brevi, storytravel.org, sul turismo cinematografico, e cicloturismo360.it, per gli amanti del turismo su due ruote.

    Laureato in economia aziendale in Bocconi, giornalista dal 2001, ha oltre 15 anni di esperienza nel settore. Dal 2009 al 2015 è stato web project manager dei magazine TTG Italia ed Event Report e delle fiere collegate TTG e BTC. Dal 2015 al 2019 è stato direttore di webitmag.it, online magazine di Fiera Milano Media su turismo e tecnologia. Ha pubblicato per Hoepli il manuale "Digital Marketing Extra Alberghiero" (2019) e ha gestito l'ufficio stampa di diverse associazioni ed eventi di settore.

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