Il welfare aziendale cambia priorità. Al centro non c’è più soltanto il sostegno economico, ma anche la qualità del tempo, la possibilità di disconnettersi e il recupero psicofisico. Una trasformazione che sta portando le imprese a guardare anche al turismo come strumento di benessere e di gestione dei talenti.
Secondo il 9° Rapporto Censis-Eudaimon, l’88% dei dipendenti considera il tempo libero un elemento fondamentale del proprio benessere. Nello stesso rapporto, il 70% delle imprese dichiara di voler attivare servizi turistico-ricreativi, tra cui viaggi, pacchetti vacanza e soluzioni alberghiere.
A livello internazionale, il Global Workplace Happiness Report 2026 indica inoltre che il 68% dei lavoratori considera oggi l’equilibrio tra vita privata e professionale una priorità superiore alla retribuzione. Il tema del tempo libero entra quindi sempre più direttamente nelle strategie di attrazione e fidelizzazione delle persone.
Dal welfare economico al benessere della persona
Il cambiamento riguarda la stessa concezione del welfare aziendale. Dopo una fase nella quale i benefit sono stati utilizzati soprattutto come integrazione del reddito, le imprese stanno ampliando l’offerta verso servizi destinati alla qualità della vita e al benessere psicofisico.
In questo scenario si inserisce il fenomeno del Restorative Travel, un modello di viaggio orientato alla rigenerazione e al recupero. Non si tratta quindi del tradizionale viaggio incentive, costruito intorno a attività di gruppo, obiettivi aziendali o programmi esperienziali, ma di esperienze nelle quali il tempo dedicato al riposo e alla disconnessione assume un ruolo centrale.
Il concetto viene associato anche al crescente bisogno di ridurre gli effetti dello stress, della sovrastimolazione e dell’esposizione continua agli strumenti digitali. L’obiettivo è favorire esperienze capaci di rallentare i ritmi e restituire spazio al recupero personale.
«Il welfare aziendale sta attraversando una trasformazione profonda. Per anni abbiamo ragionato in termini di tutela economica: oggi il tema è un altro, ed è il tempo», spiega Paola Blundo, amministratrice delegata di Epassi Italia. «Le persone non chiedono più solo di essere protette, chiedono di essere ascoltate nei bisogni che cambiano con le fasi della vita. Il Restorative Travel non è una moda: è il segnale che il lavoro, per essere sostenibile, deve lasciare spazio reale al recupero».
Smart working e nuova centralità del tempo
La trasformazione del lavoro contribuisce a modificare anche il rapporto tra produttività e tempo libero. Secondo il 9° Rapporto Censis-Eudaimon, lo smart working rappresenta ormai un’opportunità consolidata per il 79,3% delle imprese italiane.
La flessibilità organizzativa permette in alcuni casi di ridurre la rigidità legata alla presenza fisica in ufficio e di gestire in maniera differente il rapporto tra lavoro, vita privata e tempo dedicato alla rigenerazione.
Il tema non riguarda soltanto la possibilità di lavorare da remoto. La questione centrale diventa la capacità di costruire un’organizzazione nella quale sia possibile alternare momenti di concentrazione e periodi di reale disconnessione.
In questo contesto entra anche il concetto di deep work, inteso come possibilità di dedicarsi ad attività ad alto valore senza notifiche, e-mail e continue interruzioni. La disconnessione dal lavoro e la concentrazione durante l’attività professionale diventano così due facce della stessa esigenza: gestire meglio attenzione ed energie.
Benessere e contatto con la natura tra le priorità
La crescente attenzione alla dimensione rigenerativa trova riscontro anche nel Gensler Global Workplace Survey citato nell’analisi. Il 46% dei lavoratori a livello globale indica come priorità per il proprio ambiente di lavoro la presenza di benefit e spazi dedicati al benessere psicofisico e al contatto con la natura.
Il dato evidenzia un cambiamento nelle aspettative nei confronti dei luoghi e delle modalità di lavoro. Tecnologia e strumenti digitali non sono più gli unici elementi considerati nella valutazione dell’ambiente professionale. Acquistano peso anche gli spazi, il tempo e le condizioni che permettono alle persone di recuperare energie.
Per le imprese, il benessere diventa quindi parte di una strategia più ampia di gestione delle risorse umane. La capacità di rispondere a esigenze individuali sempre più diversificate può incidere sulla percezione dell’azienda e sulla sua capacità di attrarre e trattenere i lavoratori.
Welfare sempre più personalizzato
Un altro elemento evidenziato dal 9° Rapporto Censis-Eudaimon riguarda il passaggio da un modello di welfare top-down a uno maggiormente bottom-up. L’idea è costruire i benefit partendo dai bisogni delle persone, anziché proporre a tutti lo stesso pacchetto di servizi.
La personalizzazione diventa quindi una componente importante delle politiche aziendali. Il viaggio, in questo quadro, può rappresentare una delle opzioni all’interno di un sistema più ampio di benefit, insieme a servizi dedicati alla salute, allo sport, alla cultura e al supporto psicologico.
I dati citati nel rapporto indicano che il 41,3% delle imprese offre servizi di supporto psicologico, mentre il 33,3% propone servizi legati al fitness e il 38,4% iniziative nell’ambito della cultura.
Il welfare si allarga quindi a una serie di interventi che puntano a sostenere la persona anche al di fuori della dimensione strettamente lavorativa.
Il turismo entra nei programmi di welfare
La previsione che il 70% delle imprese possa attivare servizi turistico-ricreativi rappresenta un segnale interessante anche per il settore travel. Viaggi, soggiorni e attività esperienziali possono infatti diventare parte dei cataloghi di welfare aziendale, trasformando il turismo in una componente delle politiche di benessere organizzativo.
Per il comparto, si apre così un mercato diverso da quello tradizionale leisure e corporate. L’esperienza turistica viene acquistata non soltanto per il piacere del viaggio, ma anche per la sua capacità di rispondere a un bisogno di recupero e di equilibrio.
La sfida per operatori, strutture ricettive e intermediari sarà quindi quella di costruire proposte coerenti con questa domanda. Non solo destinazioni e servizi, ma esperienze nelle quali il tempo, la disconnessione e la qualità del soggiorno diventino elementi centrali del prodotto.

