Una mattinata di altissima tensione ha scosso gli equilibri globali. Israele, con il supporto coordinato degli Stati Uniti, ha lanciato sabato 28 febbraio, quella che è stata definita un’“operazione preventiva” su vasta scala contro diverse città iraniane e che n realta ha portato all’uccisione del leader supremo dell’Iran, l’Ayatollah Ali Khamenei, e della sua famiglia. Uccisi anche importanti funzionari iraniani tra cui il capo dei Pasdaran Pakpour e il consigliere Shamkhani.
Le prime esplosioni sono state avvertite intorno alle 7:30 (ora locale) a Teheran. Secondo le agenzie internazionali e i media locali, i raid hanno colpito obiettivi strategici, tra cui il quartiere Pasteur (dove risiedono la Guida Suprema e il Presidente) e installazioni militari a Isfahan, Qom e Karaj.
- Israele: Il ministro della Difesa, Israel Katz, ha dichiarato lo stato di emergenza nazionale, affermando che l’attacco è stato necessario per “rimuovere minacce imminenti” contro la popolazione civile israeliana.
- Stati Uniti: Il presidente Trump ha confermato l’avvio di una “grande operazione” volta a proteggere gli interessi americani e alleati nella regione, segnalando un coinvolgimento diretto delle portaerei USS Gerald R. Ford e USS Abraham Lincoln.
- Iran: ha risposto al fuoco lanciando missili e droni contro Tel Aviv e le basi americane negli Emirati e in Qatar. Tra gli obiettivi colpiti il Fairmont Hotel e l’aeroportoa Dubai. Chiuso lo stretto di Hormus dove transita un quinto del petrolio mondiale. Dopo una serie di smentita anche i media iraniani alla fine hanno ammesso: “L’ayatollah Khamenei, leader della Repubblica Islamica dell’Iran, è stato martirizzato negli attacchi condotti da Stati Uniti e Israele in territorio iraniano”, proclamando contestualmente 40 giorni di lutto nazionale.
Secondo gli analisti gli attacchi di USA e Israele le risposte al fuoco iraniane dureranno almeno 5 giorni
Analisi dell’impatto sul traffico aereo
L’attacco ha provocato un caos immediato nei cieli del Medio Oriente, una regione che funge da cerniera fondamentale per i voli tra Europa, Asia e Oceania.
Chiusura degli spazi aerei
L’autorità per l’aviazione iraniana ha emesso un NOTAM (Notice to Air Missions) che chiude ufficialmente lo spazio aereo p. Anche Israele ha sospeso tutti i voli civili, trasformando l’area in una “No-Fly Zone” de facto. In seguito anche Iraq e Giordania hanno chiuso lo spazio aereo, seguiti dagli Emirati Arabi Uniti, dal Bahrein e dal Qatar. Resta aperto lo spazio aereo egiziano, ma sono ovviamente cancellati tutti i voli nell’area mediorientale.
Effetto sui vettori internazionali
Le principali compagnie aeree hanno reagito istantaneamente per evitare zone di potenziale abbattimento o interferenze elettroniche:
- I grandi hub di Dubai, Doha e Abu Dhabi dopo aver subito ritardi e dirottato su rotte più lunghe gli aerei, alla fine hanno deciso di chiudere gli aeroporti. Tra i bloccati in aeroporto anche il ministro della Difesa italiano, Crosetto, in vacanza con la famiglia.
- Lufthansa ha sospeso i voli da e per Dubai sabato e domenica
- Wizz Air conferma che, a seguito della recente escalation della situazione di sicurezza in Iran, la compagnia aerea ha sospeso con effetto immediato tutti i voli da e per Israele, Dubai, Abu Dhabi e Amman, fino al 7 marzo compreso. I voli per l’Arabia Saudita sono sospesi fino al 2 marzo
- Interrotte fino a nuovo ordine le operazioni di Etihad, Emirates e Qatar Airways
Sebbene l’attacco sia stato definito “preventivo”, la comunità internazionale teme ora la risposta di Teheran. Se l’Iran dovesse colpire gli stretti marittimi o le basi alleate, come ha già fatto, causando un morto a Tel Aviv e feriti negli emirati, il blocco del traffico aereo potrebbe estendersi a tutto il Golfo Persico e per più giorni, isolando di fatto alcuni dei nodi aeroportuali più trafficati al mondo.
Israele: Il vademecum del Ministero del Turismo per i viaggiatori
In seguito all’escalation militare delle ultime ore, l’Ufficio Nazionale Israeliano del Turismo ha diramato una nota ufficiale per assistere i turisti attualmente presenti nel Paese. Lo Stato di Israele è entrato in regime di operatività d’emergenza, attivando procedure predefinite per garantire la massima sicurezza ai visitatori. Sono inoltre stati chiusi al pubblico tutti i siti religiosi. In questo momento circa 38.500 turisti sono attualmente bloccati in Israele.
Le autorità locali sottolineano che è in corso un coordinamento costante tra il governo e l’intera filiera turistica, inclusi alberghi, guide e tour operator, per monitorare ogni spostamento e necessità.
Fonti ufficiali e canali di emergenza
Il Ministero esorta i turisti a non affidarsi a canali non verificati e a consultare esclusivamente le fonti ufficiali per ricevere istruzioni in tempo reale:
- Linee guida di sicurezza: Il sito del Comando della Protezione Civile (Home Front Command) è disponibile in più lingue (incluso l’inglese) all’indirizzo oref.org.il.
- Numeri utili: In caso di necessità, è attivo il numero verde 104 del Comando Fronte Interno.
Assistenza h24 per i turisti
Per rispondere alle richieste di assistenza immediata, il Ministero del Turismo ha potenziato il proprio Centro Servizi Virtuale, operativo 24 ore su 24, 7 giorni su 7:
- WhatsApp (Solo messaggi): +972 53-5835808
- E-mail: virtual@goisrael.gov.il
- Sportello Online: Sito governativo ufficiale
“La sicurezza e il benessere di chi visita il nostro Paese sono la nostra massima priorità,” si legge nella nota ufficiale. Lo Stato si impegna a garantire supporto e informazioni costanti a tutti i turisti presenti sul territorio per l’intera durata dell’emergenza.

