In questi giorni non si parla di altro: davanti a una platea di anticastristi riuniti nel quartiere di Little Havana, a Miami, il Presidente Trump ha annunciato con toni da guerra fredda la cancellazione di tutti gli accordi firmati da Obama con Raul Castro, dicendo ai suoi seguaci che i profitti arrivavano solo nelle tasche del regime e non alla popolazione.

Per contro lascia aperta l’Ambasciata, e quindi una porta per negoziazioni future.

Sul web abbondano le discussioni sulle ripercussioni su turismo che è il settore subisce le conseguenze più immediate: con l’abolizione degli accordi siglati da Obama, i cittadini americani potranno visitare il Paese solo con viaggi di gruppo organizzati, mentre viene abolita la possibilità di visitare il Paese ai turisti individuali.

Anche le linee aeree commerciali possono continuare a offrire collegamenti con Cuba dagli Stati Uniti, ma le regole più severe potrebbero causare una notevole riduzione della domanda. Le linee aeree esamineranno le nuove politiche e adegueranno il loro modello di business per rispettare le nuove regole. Secondo il sito consumerist.com, American, United, Delta, Southwest, JetBlue e Alaska continuano a volare a Cuba dagli Stati Uniti, mentre, avendo notato già una riduzione della domanda, Spirit, Silver e Frontier hanno lasciato il mercato, e JetBlue e American utilizzano aerei più piccoli.
ABC News riferisce che, secondo il Ministero Cubano, la crescita del turismo individuale americano è stata del 74% ne 2016 rispetto al 2015.

Un deputato repubblicano, Rick Crawford, dal canto suo ha commentato su Twitter che nei prossimi quattro anni, a causa di queste restrizioni, l’industria turistica americana potrebbe subire perdite di 3,4 miliardi di dollari.

Alcuni ritengono che il ban sia legato a interessi personali del Presidente che – pur avendo espresso l’intenzione di sviluppare i suo hotel a Cuba – aveva detto alla CNN che non lo avrebbe fatto durante la sua carica come Presidente. Questa mossa è stata interpretata come un tentativo limitare il business dei suoi concorrenti dell’industria alberghiera e dissuaderli dall’espandersi sulle rive cubane durante la sua presidenza.

I progetti già in corso, invece, possono andare avanti.

Marriott International si era fatto avanti per primo, nel 2016, per ristrutturare e ribrandizzare le sue strutture all’Avana: l’hotel Quinta Avenida, di proprietà del governo, è diventato Four Points Sheraton, primo hotel a gestione americana degli ultimi 60 anni, mentre il Gran Caribe Inglaterra entrerà nella Luxury Collection.

La reazione di Marriott all’annuncio di Trump, però, è stata molto meno entusiasta di quella delle compagnie di crociera perché c’è molta incertezza nel futuro dell’attività alberghiera a Cuba.Abbiamo investito risorse significative per stabilire una presenza a Cuba”, – ha dichiarato la catena alberghiera a NBC News – “e con un albergo aperto e un altro in fase di lancio abbiamo appena iniziato il nostro lavoro creando opportunità e un settore turistico più vivace sull’isola. Stiamo analizzando ancora oggi le questioni relative alla direttiva politica del Presidente e il suo pieno effetto sulle nostre attuali e pianificate operazioni. Come ci muoveremo a Cuba dipenderà dalle prossime normative“.

Le modifiche annunciate da Trump non saranno attuate finché le segreterie del Tesoro e del Commercio non cambiano le loro regolamentazioni, il che potrebbe richiedere del tempo. Sono tenuti a iniziare il processo entro 30 giorni, ma non vi è alcuna indicazione di quanto tempo durerà.

Un funzionario della Casa Bianca ha dichiarato che sarà il Dipartimento del Tesoro a determinare come questa politica influenzerà i viaggi delle persone che hanno già prenotato un viaggio a Cuba per l’immediato futuro.

Tutto questo per quello che riguarda i cittadini americani.

Ma la politica di Obama aveva influenzato l’atteggiamento del mondo intero, e il turismo verso l’Isla Grande aveva subito un boom incredibile da tutto il mondo.
L’atteggiamento restrittivo di Trump impatterà negativamente anche sui turisti europei?

Non ci resta che stare a vedere.

 

 

Autore

  • Roberta F. Nicosia

    Laureata in Geografia, giramondo e appassionata di fotografia, Roberta F. Nicosia parla quattro lingue ed è la nostra inviata speciale. A dieci anni, complice la copia di National Geographic che ogni mese trovava sulla scrivania e i filmini Super8 del papà, sapeva già dove erano il Borobudur, Borocay o Ushuaia e sognava di fare il reporter. Sono suoi quasi tutti gli articoli sulle destinazioni e le foto apparsi sul nostro Magazine. Dopo una parentesi con ruoli manageriali nel campo della comunicazione e dell’advertising, si è dedicata alla sua vera passione e negli ultimi vent’anni ha collaborato con riviste leisure come Panorama Travel, D di Repubblica, AD, specializzandosi poi nel MICE con reportage di viaggio, articoli su linee aeree e hotellerie. È stata caporedattore e direttore di diverse riviste di questo settore, e ha pubblicato una trentina di Guide Incentive con la collaborazione degli Enti del Turismo italiani.

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