EasyJet, la seconda più grande compagnia aerea d’Europa per dimensioni e pilastro dei cieli britannici, si prepara ad aprire il capitolo più radicale della sua storia trentennale, stavolta sotto la guida di un fondo americano. Dopo settimane di serrate trattative, indiscrezioni e ben quattro rifiuti consecutivi, il consiglio di amministrazione della low cost ha infine ceduto: il board ha dichiarato di essere «incline a raccomandare» agli azionisti la quinta offerta presentata dal fondo di private credit statunitense Castlelake.
La proposta sul piatto è di quelle difficili da ignorare: 6,90 sterline per azione in contanti, una cifra che valuta la compagnia circa 5 miliardi di sterline complessivi e che incorpora un premio sostanzioso rispetto alle quotazioni di mercato dei mesi scorsi (superando di slancio le 6,50 sterline respinte solo dieci giorni fa perché giudicate «insufficienti»).
La tabella di marcia e l’alternativa azionaria
L’accordo, per ora siglato “in linea di principio”, non è ancora definitivo. La comunicazione depositata presso gli organismi finanziari specifica che l’intesa resta subordinata al completamento della due diligence e alla stesura della documentazione formale. Nelle pieghe dell’operazione è prevista anche un’alternativa parziale in azioni non quotate, pensata per consentire agli azionisti che lo desiderano di mantenere una quota della compagnia anche dopo il delisting e il passaggio a società privata. Castlelake ha ora tempo fino alle ore 17:00 del 3 agosto 2026 per formalizzare l’offerta definitiva o ritirarsi.
I nodi regolatori e il “muro” dell’Unione Europea
Se dal punto di vista finanziario la strada sembra in discesa, la partita geopolitica e regolatoria è molto più complessa. Le rigide norme europee sull’aviazione impongono infatti che le compagnie aeree che operano all’interno del blocco siano detenute e controllate in maggioranza (almeno il 50% più una quota) da cittadini dell’Unione Europea o dello Spazio Economico Europeo. Per aggirare questo vincolo strutturale e rassicurare i regolatori di Bruxelles e Londra, il fondo americano Castlelake (che già deteneva il 2,14% di easyJet) ha deciso di muoversi d’anticipo, affiancandosi a manager di lungo corso con passaporto europeo: nel team figurano Peter Bellew — ex amministratore delegato di Malaysia Airlines e figura di spicco del settore — e Mark Breen. Si tratta di un modello di governance già testato da altri fondi d’investimento in operazioni transatlantiche simili, ma che dovrà comunque superare il severissimo scrutinio delle autorità di regolazione.
L’incognita Stelios e la clausola delle royalty
Oltre ai regolatori, c’è un uomo che monitora l’operazione con estrema attenzione: Stelios Haji-Ioannou. Il vulcanico fondatore greco-cipriota di easyJet detiene ancora oggi il 15% del capitale azionario. Ma non è solo una questione di quote: Stelios possiede una storica royalty dello 0,25% sui ricavi complessivi della compagnia per l’utilizzo del marchio “easy”. Si tratta di una clausola blindata che complica strutturalmente qualsiasi transazione finanziaria e rende il suo consenso — o quantomeno la sua non opposizione strategica — un fattore critico e imprescindibile per la riuscita del takeover.
Il piano industriale: niente spezzatino per la low cost
Fondata nel 1995 e capace di trasportare circa 90 milioni di passeggeri all’anno, easyJet passerebbe per la prima volta sotto il controllo di un fondo di private equity d’oltreoceano. Di fronte ai timori dei sindacati e dei mercati, Castlelake ha voluto mettere subito le cose in chiaro nel proprio piano industriale: non ci sarà alcuno “spezzatino” aziendale e nessun asset verrà svenduto per monetizzare nel breve periodo. Alcune analisi infatti mostravano che sarebbe stato più profittevole separare le divisioni Holidays e UK dalle altre, sfruttando il fatto che Easyjet ha già tre licenze di volo, una per UK, una per la Svizzera e una per l’UE.
Al contrario, la parola d’ordine è investire. Nella nota ufficiale, il fondo esprime «profondo rispetto per easyJet e per le sue persone», confermando «l’intenzione di sostenerne la crescita futura e la trasformazione verso una compagnia aerea europea più solida e resiliente, a beneficio di tutti gli stakeholder».

