Le principali sigle del settore turistico e dell’Horeca scendono in campo compatte per chiedere interventi correttivi drastici sullo schema di Linee Guida contro le false recensioni proposto dall’AGCM. Secondo le associazioni, il testo attualmente in consultazione pubblica rischia di non funzionare e di indebolire l’efficacia stessa della Legge sulle PMI (Legge 34/2026).
Un fronte unito per la trasparenza nel turismo
La presa di posizione porta la firma congiunta di FIPE (Federazione Italiana Pubblici Esercizi) , Federalberghi (Federazione delle Associazioni Italiane Alberghi e Turismo) , FIAVET (Federazione Italiana Associazioni Imprese Viaggi e Turismo) , FTO (Federazione Turismo Organizzato) – sigle aderenti a Confcommercio Imprese per l’Italia – insieme ad Assoturismo – Confesercenti. Al centro della contestazione vi è una asimmetria reputata priva di fondamento giuridico nella Legge sulle PMI: la differenziazione introdotta dall’Antitrust tra i professionisti che pubblicano recensioni dirette e le piattaforme che si limitano a ospitare contributi di terzi.
- La prospettiva del consumatore: Per chi naviga sul web, l’esigenza di affidabilità rimane la stessa. Gli utenti non percepiscono le distinzioni giuridiche e pretendono analoga trasparenza da qualsiasi sistema di recensione.
- La richiesta delle sigle: Le associazioni sollecitano l’adozione di un corpo di regole uniforme e privo di “zone franche”.
Tolleranza zero su recensioni “incentivate” e scambi tra piattaforme
Un altro importante punto di scontro riguarda la gestione delle recensioni “incentivate” tramite sconti, regali o altre promesse di utilità, giudicate vere e proprie pratiche manipolatorie già condannate dalla Commissione europea.
- Illiceità assoluta: Mentre lo schema dell’AGCM si limita a prevedere blandi obblighi di trasparenza, l’articolo 19 della Legge sulle PMI ne sancisce la totale illiceità. Le associazioni chiedono quindi un divieto totale e la netta separazione delle sponsorizzazioni pubblicitarie dal calcolo del rating complessivo delle attività.
- Stop alla compravendita di recensioni: Viene fermamente rigettata l’ipotesi di accordi tra piattaforme per lo scambio o la cessione di recensioni, anche se definite “genuine”. La legge vieta in modo assoluto la cessione a qualsiasi titolo; deroghe non definite rischierebbero di legittimare un mercato opaco.
Algoritmi pubblici e verifiche reali contro le frodi
Le recensioni online non sono semplici commenti, ma rappresentano oggi un driver essenziale per il business, capace di incidere direttamente sui bilanci aziendali e di distorcere la concorrenza. Per tutelare la dignità delle imprese, le associazioni chiedono parametri di legalità rigorosi:
- Criteri di liceità: Una recensione deve essere considerata lecita solo se verificata nell’identità del recensore, basata su un’esperienza reale e diretta, caricata entro 30 giorni dalla fruizione del servizio e con una validità non superiore ai due anni.
- Trasparenza degli algoritmi: Ricordando la sanzione da 4 milioni di euro inflitta a Trustpilot per via di una gestione opaca dei propri sistemi, il mondo del turismo esige che i criteri di calcolo del posizionamento (ranking) e i relativi pesi siano resi interamente pubblici.
- Stop ai punteggi anonimi: Viene richiesto il divieto di pubblicare punteggi anonimi o privi di motivazione scritta, elementi che di fatto impediscono il diritto di replica. Devono inoltre essere garantiti canali di segnalazione immediata per la rimozione dei contenuti illeciti, in linea con il Digital Services Act.
- Privacy e controlli: Le associazioni chiedono l’inserimento di un chiaro riferimento alla base giuridica per il trattamento dei dati personali (come indirizzi IP, mail di conferma e registrazioni) necessari alle verifiche antifrode, impedendo così ai colossi del web di usare la normativa sulla privacy come scusa per evitare i controlli.
Un intervento necessario ma da correggere
Pur apprezzando la tempestività dell’intervento dell’AGCM per arginare un fenomeno che altera gravemente il mercato, le sigle firmatarie sottolineano che il testo attualmente in consultazione rischia di neutralizzare l’efficacia stessa del provvedimento. La richiesta all’Antitrust è chiara: servono correzioni profonde per garantire un ambiente digitale davvero sicuro per imprenditori e consumatori

