Generazione Z: il viaggio che cambia le regole. Perché concorrere quando si può collaborare?

Questo il titolo di un affollato talk che si è svolto sul main stage di BIT 2026 in cui si sono confrontati i più grandi player del settore, Bluvacanze e Gattinoni.
Dopo la presentazione dei dati dell’Osservatorio EY Future Travel Behaviours, Claudio Busca, Direzione Retail del Gruppo Bluvacanze, e Stefano Arossa Commercial Regional Manager di WeRoad,hanno discusso sull’importanza della collaborazione per catturare l’attenzione della Gen Z e spiegargli il valore aggiunto dell’agenzia.
L’accordo tra Bluvacanze e WeRoad, che a giugno dell’anno scorso hanno stretto una partnership inedita, sta già scompaginando il settore.
Collaborare batte concorrere perché unisce ciò che conta: community e prodotto da un lato, consulenza e cura dall’altro. Insieme stanno aprendo una rotta nuova: trasformando la concorrenza in valore condiviso per chi parte e per chi fa partire.

Il punto di vista di Claudio Busca, Direzione Retail Gruppo Bluvacanze

La riflessione sulla Generazione Z rappresenta per Bluvacanze «un test sulla modernità del nostro modello di distribuzione, – osserva Claudio Busca. – Non vogliamo inseguire un target anagrafico, dobbiamo comprendere i desideri delle nuove generazioni e cambiare il nostro modo di costruire il viaggio», spiega.
Da qui l’accordo con WeRoad, operatore che ha costruito il proprio posizionamento su un concetto diverso rispetto al pacchetto tradizionale: la community prima ancora della destinazione. Oggi quel patrimonio relazionale, fatto di entusiasmo, connessioni e voglia di partire, viene messo a disposizione della distribuzione organizzata.
WeRoad non vende semplicemente itinerari, ma appartenenza, affinità elettive, esperienze condivise. È un paradigma che sposta l’asse dal prodotto al contesto relazionale.
«È un approccio diverso – ha precisato Busca – che deve trovare un equilibrio con il pacchetto tradizionale. Il primo motivo di questa collaborazione non è di carattere economico, ma soprattutto di carattere culturale in entrambe le direzioni».
Il punto non è sostituire un modello con un altro, ma integrare logiche differenti: da un lato la strutturazione, la tutela, la solidità organizzativa, le coperture assicurative; dall’altro la flessibilità, l’identificazione generazionale, il senso di gruppo.

Claudio Busca, Direzione Retail del Gruppo Bluvacanze, al talk di Generazione Z alla BIT 2026

Il nodo, tuttavia, è più ampio.
«Dobbiamo rendere l’agenzia di viaggi interessante agli Under 35, che oggi non la considerano un’opzione. Per come è stata pensata fino a ora, semplicemente è irrilevante». 
E aggiunge: «Non so se è più difficile abilitare gli agenti di viaggio a parlare alla generazione Z o far capire alla generazione Z se gli agenti di viaggio hanno ancora un senso per loro, ma questa è la nostra sfida».
L’irrilevanza non è una condanna definitiva, ma il risultato di una distanza culturale.
Se la Gen Z non entra in agenzia, non è necessariamente per rifiuto ideologico della consulenza: è perché non la percepisce nel proprio percorso decisionale, che oggi nasce e si sviluppa in ambienti digitali, comunitari e disintermediati.

Ripensare l’intermediazione turistica

Nel dibattito svolto a BIT 2026 sul Main Stage, la questione è stata formulata così: la sfida non è “vendere ai giovani”, ma ripensare l’intermediazione turistica. Fisico e digitale non sono alternativi; lo sono soltanto nei modelli organizzativi che non hanno ancora integrato davvero i due livelli.
Per intercettare la Gen Z servono linguaggi coerenti, tecnologia che sia strumento e non vetrina, e una consulenza capace di produrre valore tangibile – selezione, sicurezza, ottimizzazione del tempo, gestione delle complessità.
La professionalità resta il cuore del mestiere. Ma senza visibilità nei touchpoint frequentati dagli Under 35 e senza strumenti adeguati, rischia di restare invisibile.
In questo senso, la riflessione sulla Gen Z non è una moda né un’operazione di marketing generazionale: è un test sulla modernità del modello distributivo. Chi oggi si pone queste domande non sta inseguendo una tendenza, ma misurando la propria capacità di restare rilevante in un mercato che cambia.

Autore

  • Laureata in Geografia, giramondo e appassionata di fotografia, Roberta F. Nicosia parla quattro lingue ed è la nostra inviata speciale. A dieci anni, complice la copia di National Geographic che ogni mese trovava sulla scrivania e i filmini Super8 del papà, sapeva già dove erano il Borobudur, Borocay o Ushuaia e sognava di fare il reporter. Sono suoi quasi tutti gli articoli sulle destinazioni e le foto apparsi sul nostro Magazine. Dopo una parentesi con ruoli manageriali nel campo della comunicazione e dell’advertising, si è dedicata alla sua vera passione e negli ultimi vent’anni ha collaborato con riviste leisure come Panorama Travel, D di Repubblica, AD, specializzandosi poi nel MICE con reportage di viaggio, articoli su linee aeree e hotellerie. È stata caporedattore e direttore di diverse riviste di questo settore, e ha pubblicato una trentina di Guide Incentive con la collaborazione degli Enti del Turismo italiani.

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