L’hotellerie indipendente italiana chiude l’estate 2026 con numeri positivi sul fronte dei ricavi, ma la crescita del fatturato non si traduce automaticamente in maggiore redditività. È questo il principale elemento che emerge dal primo HFTP Italia Research Report, dedicato al “paradosso della redditività nell’Hotellerie indipendente italiana”. Lo studio, curato dall’Ufficio Studi del chapter italiano di Hospitality Financial and Technology Professionals, stima in 3,76 miliardi di euro all’anno il potenziale profitto operativo che il comparto non riesce a trattenere a causa di inefficienze organizzative e gestionali.
Il dato arriva in un momento nel quale l’andamento della stagione estiva appare favorevole. Secondo le rilevazioni dell’Osservatorio AlbergatorePro al 31 agosto 2026, la produzione complessiva degli hotel indipendenti è aumentata del 9,9% rispetto all’estate precedente. La tariffa media giornaliera, l’ADR, è salita del 6,3%, raggiungendo 186 euro per notte. L’occupazione media si è attestata invece al 72%, con un incremento di 3,7 punti percentuali.
Il quadro restituisce quindi una crescita sostenuta soprattutto dal prezzo. L’aumento dei ricavi non appare accompagnato da un analogo miglioramento della capacità di trasformare la produzione in margine operativo. Secondo HFTP Italia, il problema riguarda soprattutto i processi interni, la pianificazione e la capacità di misurare con precisione la redditività delle diverse aree dell’hotel.
Un comparto ancora fortemente frammentato
La dimensione del fenomeno va letta alla luce della particolare struttura del mercato italiano. Il report stima in circa 54 miliardi di euro il fatturato annuo complessivo del sistema alberghiero nazionale. Su circa 32.000 strutture alberghiere attive, poco più di 2.000 sarebbero riconducibili a catene internazionali e brand strutturati.
La grande maggioranza dell’offerta, circa 30.000 hotel, è costituita quindi da strutture indipendenti, prevalentemente di dimensioni medio-piccole e spesso a conduzione familiare. Secondo lo studio, questo segmento genera circa l’82% del fatturato nazionale dell’hotellerie, pari a un perimetro economico di 44,28 miliardi di euro.
È proprio questa frammentazione a rappresentare uno degli elementi centrali dell’analisi di HFTP Italia. Il problema individuato dal report non riguarda infatti la capacità degli hotel indipendenti di generare domanda o aumentare le tariffe. Riguarda la capacità di governare economicamente la produzione ottenuta.
Il divario di EBITDA
Il report individua un divario significativo tra gli hotel indipendenti caratterizzati da modelli gestionali meno strutturati e le aziende che adottano sistemi avanzati di controllo di gestione.
Secondo HFTP Italia, il margine EBITDA delle strutture indipendenti inefficienti si colloca generalmente tra il 15% e il 18% del fatturato. Le aziende che applicano lo standard internazionale USALI, Uniform System of Accounts for the Lodging Industry, raggiungono invece valori compresi tra il 25% e il 32%. La differenza può arrivare quindi a 12 punti percentuali.
La conseguenza economica è rilevante anche a livello della singola struttura. Su un hotel tre o quattro stelle con un fatturato di circa 1 milione di euro, HFTP Italia stima una perdita di profitto operativo compresa tra 70.000 e 140.000 euro l’anno in assenza di sistemi adeguati di pianificazione e controllo. Applicando la forchetta di inefficienza all’intero perimetro dell’hotellerie indipendente, il report arriva alla stima di 3,76 miliardi di euro di utile operativo non maturato ogni anno.
Il confronto viene effettuato attraverso l’USALI, lo standard internazionale utilizzato per organizzare e analizzare i conti delle aziende alberghiere. Il modello consente di separare i reparti operativi, come camere, ristorazione e SPA, dai costi funzionali, permettendo di individuare con maggiore precisione le aree nelle quali viene persa marginalità.
Quattro aree concentrano la dispersione finanziaria
L’analisi di HFTP Italia suddivide i 3,76 miliardi di euro stimati di dispersione in quattro principali aree operative.
La prima riguarda le commissioni alle OTA, alle quali il report attribuisce un impatto stimato in 1,3 miliardi di euro all’anno. Secondo lo studio, la forte dipendenza dalla clientela acquisita attraverso intermediari online è legata anche alla mancanza di strategie evolute di revenue management predittivo e di strumenti CRM. In molte strutture indipendenti, secondo HFTP Italia, una quota molto elevata della clientela è costituita da persone al primo soggiorno, con conseguente ricorso strutturale all’intermediazione e alle relative commissioni.
Il secondo elemento è il costo del lavoro, con una dispersione stimata in 1,1 miliardi di euro all’anno. Il report individua una delle principali criticità nella programmazione dei turni sulla base dell’esperienza anziché di modelli previsionali collegati all’occupazione. Nei periodi di minore domanda, questo può determinare un surplus di ore lavorate e retribuite rispetto alle effettive esigenze operative.
La terza area riguarda il Food & Beverage, con circa 800 milioni di euro di dispersione annua. Il report collega il fenomeno agli acquisti non sufficientemente correlati ai flussi di occupazione e alla difficoltà di misurare i margini effettivi dei singoli reparti. HFTP Italia segnala inoltre che, in assenza di distinte base, schede ricetta e processi di budgeting adeguati, il food cost effettivo può superare del 10-15% quello previsto in fase di budget.
Infine ci sono le politiche tariffarie, alle quali lo studio attribuisce una dispersione superiore a 500 milioni di euro l’anno. Il report rileva che oltre il 65% degli albergatori indipendenti non conoscerebbe il reale costo associato a una camera occupata e a una camera vuota. Nelle fasi di bassa stagione, la necessità di mantenere l’occupazione può quindi portare ad accettare tariffe inferiori al costo marginale di produzione.
Le quattro voci individuate da HFTP Italia rappresentano una lettura particolarmente significativa del problema: una parte consistente della marginalità non verrebbe persa attraverso un singolo grande errore strategico, ma attraverso una somma di inefficienze distribuite nella gestione quotidiana dell’hotel.
Dal fatturato alla redditività
Il tema centrale dello studio è quindi la distinzione tra crescita del fatturato e crescita della redditività. Un hotel può aumentare ADR e ricavi complessivi senza riuscire a migliorare nella stessa misura il risultato operativo.
Il report sottolinea in particolare l’importanza di analizzare il Net Revenue, cioè il ricavo effettivamente disponibile dopo le commissioni di distribuzione. Nell’impostazione USALI, le commissioni alle OTA e alle agenzie di viaggio vengono infatti considerate direttamente nel calcolo dei ricavi netti delle camere. Questo consente di valutare la reale redditività della distribuzione e non soltanto il valore lordo della prenotazione.
Lo stesso principio viene applicato alle altre aree dell’attività alberghiera. L’obiettivo è spostare l’attenzione dalla semplice rilevazione fiscale dei costi a un sistema nel quale ogni reparto contribuisce alla costruzione di un conto economico gestionale leggibile e confrontabile.
La sfida della transizione manageriale
Per HFTP Italia la questione non è quindi soltanto tecnologica. Il passaggio richiesto agli hotel indipendenti riguarda soprattutto il modello di gestione.
Il report sostiene che la gestione alberghiera non possa più basarsi esclusivamente sull’esperienza dell’imprenditore o su metriche fiscali. L’adozione dello standard USALI viene indicata come uno degli strumenti attraverso i quali rendere più strutturato il controllo della performance, individuando con maggiore precisione dove vengono generati ricavi e dove si concentra la perdita di marginalità.
Il potenziale recupero stimato di 3,76 miliardi di euro avrebbe, secondo HFTP Italia, una ricaduta diretta sulla capacità finanziaria delle imprese. Le risorse recuperate potrebbero essere destinate alla riqualificazione delle strutture, alla digitalizzazione, agli investimenti e alla valorizzazione del personale.
Alex Gasperoni, presidente di HFTP Italia, sottolinea nel comunicato che la crescita del fatturato non coincide automaticamente con la generazione di profitto e indica nel controllo di gestione analitico uno strumento per rendere più misurabile la gestione delle imprese alberghiere indipendenti.
Una stima costruita su dati di fonti diverse
Il report precisa che la quantificazione dei 3,76 miliardi di euro è una proiezione macroeconomica elaborata da HFTP Italia applicando i coefficienti dello standard USALI al perimetro della ricettività indipendente italiana. La base del quadro generale del mercato è costituita da dati e bilanci consolidati relativi al 2025 provenienti da Istat, Cerved, Deloitte, Trademark Italia e Confindustria Alberghi.
Per i dati relativi all’estate 2026, invece, HFTP Italia ha utilizzato le rilevazioni campionarie al 31 agosto dell’Osservatorio interno di AlbergatorePro, fornite in anteprima al chapter italiano dell’associazione.
La cifra di 3,76 miliardi va quindi letta come stima elaborata attraverso un modello, non come una perdita contabile rilevata direttamente nei bilanci delle circa 30.000 strutture indipendenti. È una distinzione importante per interpretare correttamente il dato e il suo significato economico.
Il messaggio centrale del report resta però legato a un elemento concreto: l’estate 2026 ha dimostrato che gli hotel indipendenti italiani sono in grado di aumentare prezzi e ricavi, mentre la sfida successiva riguarda la capacità di trasformare quella crescita in una maggiore redditività. Per un comparto ancora largamente composto da imprese familiari e indipendenti, la misurazione analitica dei costi, dei ricavi netti e della performance dei singoli reparti diventa quindi una leva sempre più rilevante per la gestione economica delle strutture.

