La notte tra il 14 e il 15 luglio 2026 resterà impressa nella memoria collettiva di Maratea: un vasto incendio, divampato nelle ore notturne in località Santa Caterina, ha risalito i fianchi del Monte San Biagio, lambendo pericolosamente i simboli iconici della “Perla del Tirreno”: la Basilica di San Biagio e la maestosa statua del Cristo Redentore.
L’emergenza ha mobilitato un imponente dispositivo di soccorso che ha operato ininterrottamente per ore. Diciassette unità dei Vigili del Fuoco, supportate da squadre del Consorzio di Bonifica, Carabinieri Forestali e Polizia Locale, hanno lottato contro un fronte di fuoco reso ancora più insidioso dalla morfologia impervia del terreno. Fondamentale, nelle prime ore del mattino del 15 luglio, è stato l’intervento aereo coordinato dalla S.O.U.P. (Sala Operativa Unificata Permanente) della Regione Basilicata, con il determinante supporto di un Canadair e di un elicottero antincendio.
Sebbene le operazioni di spegnimento e bonifica siano state concluse con successo, evitando danni strutturali alla statua e al santuario, l’evento ha scatenato un profondo senso di sgomento. Le indagini sono in corso, ma l’ipotesi di una matrice dolosa, suggerita dalla presenza di più focolai contemporanei, aggiunge rabbia a questa ferita ambientale.
Biagio Maimone, giornalista originario di Maratea e Coordinatore italiano della Rete Mondiale del Turismo Religioso (RMTR), ha espresso con forza il dolore di una comunità colpita al cuore: “È una ferita inferta all’umanità: Maratea è un patrimonio mondiale di bellezza e spiritualità. Se fosse confermata la natura dolosa, ci troveremmo di fronte a un gesto di inaudita gravità, non soltanto nei confronti della cittadinanza, ma dell’intero genere umano”.
Il turismo tra timori e resilienza
L’immagine del Cristo Redentore avvolto dal fumo ha fatto il giro del mondo, toccando la sensibilità di chi riconosce in Maratea non solo una destinazione balneare, ma un luogo di riflessione.
“Quanto accaduto rappresenta un’offesa alla bellezza che Maratea custodisce da secoli” — aggiunge Maimone — “Maratea è un luogo capace di parlare al cuore delle persone, di accogliere pellegrini e visitatori da ogni parte del mondo. Difendere Maratea significa difendere un valore universale”.
La fase delle verifiche
Mentre la conta dei danni alla macchia mediterranea è solo all’inizio, l’amministrazione comunale ha disposto in via cautelativa la chiusura del “Cammino di San Biagio” e della “Via Ferrata” per consentire ai tecnici e ai rocciatori della Provincia di verificare la stabilità dei percorsi.
La città, pur scossa, guarda avanti con la determinazione di chi sa di custodire un tesoro inestimabile. L’auspicio unanime, ribadito anche dal presidente della Regione Basilicata Vito Bardi, è che le indagini possano rapidamente fare luce sull’accaduto e che i responsabili vengano individuati, per restituire giustizia non solo a un territorio ferito, ma a un simbolo di pace e spiritualità che appartiene, idealmente, al mondo intero.

