Cosa non sanno (quasi) mai gli italiani? Che in Montenegro si paga in euro. Lo rivela la ministra del Turismo Simonida Kordić nella nostra videointervista esclusiva, e la sorpresa è solo l’inizio. Perché il piccolo paese balcanico – raggiungibile in poche ore dall’Italia – si candida a diventare una delle destinazioni più interessanti per il mercato italiano, proprio mentre si prepara a entrare nell’Unione Europea.
Un paese da attraversare in 3 ore, ma con cinque parchi nazionali, due climi e un fiordo
«Il Montenegro è uno di quei luoghi che sotto-promettono e sovra-consegnano», dice Kordić. In appena tre ore di auto si passa dalle coste mediterranee alle vette alpine, con 5 parchi nazionali, 2 aree UNESCO, 5 stazioni sciistiche e l’unico fiordo del Mediterraneo: le Bocche di Cattaro. «In 10 minuti di funivia si sale da Cattaro a 1.600 metri sul Monte Lovćen – racconta la Ministra – passando dal clima mediterraneo a quello continentale». Un prodotto unico da proporre ai clienti in cerca di esperienze ibride e fuori dagli schemi.
Il nodo dell’UE: regole già allineate, nessuna sorpresa
Per chi teme i cambiamenti post-adesione, Kordić rassicura: «Siamo già completamente allineati con la legislazione UE sul turismo. Entro fine anno lo saremo su tutti gli altri fronti». L’euro è già valuta ufficiale, «quindi nessuna incertezza sui cambi». Un messaggio chiaro per tour operator e agenzie: si può lavorare da subito senza attendere la ratifica formale.
Per qualcuno è un paradosso: russi, cinesi e italiani nella stessa spiaggia
Alla domanda su come si gestiscano flussi tanto diversi (russi, cinesi, medio orientali) in uno spazio così piccolo, la Ministra risponde con realismo: «Nessuno ha detto che il turismo è facile. Ma il Montenegro non è un monolito: offre esperienze diversissime, e il compito degli operatori è fare il giusto match tra viaggiatore e offerta, con trasparenza e qualità». L’invito è anche a uscire dalla comfort zone: «A volte si scopre più su sé stessi che sul Paese che si visita».
Perché gli italiani dovrebbero guardare ora al Montenegro
La ministra, che viaggia spesso nel nostro Paese, chiude con un auspicio: «Spero che la scarsa conoscenza italiana sui Balcani finisca presto. Siamo vicini, siamo amici, e abbiamo tantissimo da offrire».

