In Montenegro succede qualcosa che, per un agente di viaggi, è quasi un argomento di vendita già pronto: puoi sciare la mattina e bere uno spritz sul mare nel pomeriggio. È la realtà di un Paese che in tre ore si attraversa da un capo all’altro e che concentra, in uno spazio sorprendentemente piccolo, una varietà di esperienze che altrove richiederebbero giorni di spostamenti.
È anche per questo che AIAV ha scelto proprio il Montenegro per celebrare i suoi 25 anni. Un educational che ha portato oltre cento agenti italiani a scoprire un Paese che, come ha detto il direttore generale Daniele Fiorini, “gli italiani fanno fatica perfino a collocare sulla cartina”. Eppure, proprio questa scarsa notorietà rappresenta oggi una delle opportunità più interessanti per il trade.
Durante il congresso, la ministra del Turismo Simonida Kordić ha delineato con chiarezza la strategia del Paese: diversificare i mercati, puntare sulla qualità, investire in infrastrutture e costruire relazioni solide con i partner europei. L’Italia, in questo quadro, è considerata un mercato strategico. I numeri lo confermano: nei primi mesi dell’anno, il Montenegro ha registrato oltre il 12% di turisti italiani in più e un incremento superiore al 24% nei pernottamenti. Una crescita che non nasce dal caso, ma da un lavoro mirato sulla connettività aerea, con nuovi voli diretti da Roma, Milano, Catania e, a breve, Bari.
La ministra ha insistito su un concetto che interessa molto gli operatori: il Montenegro non può e non vuole diventare una destinazione di massa. È un Paese piccolo, fisicamente impossibilitato a sostenere volumi enormi, e per questo orientato verso un turismo di qualità, fatto di strutture a quattro e cinque stelle, esperienze autentiche, natura incontaminata e un patrimonio culturale che attraversa millenni. “Non possiamo mettere tutte le uova nello stesso paniere”, ha spiegato. “E non possiamo permetterci di distruggere ciò che vendiamo: la qualità della vita”.
Il tema della qualità è tornato anche nella conferenza stampa, dove Kordić ha raccontato come il Montenegro stia lavorando per preservare la sua “wild beauty” senza rinunciare allo sviluppo. Le infrastrutture – strade, collegamenti, impianti sciistici – sono considerate essenziali per rendere accessibili luoghi che, altrimenti, resterebbero fuori dal circuito turistico. Ma lo sviluppo, ha sottolineato, deve essere equilibrato: “La wilderness è meravigliosa, ma non sempre amica dell’uomo. Vogliamo preservare la natura, ma anche le comunità locali”.
Un equilibrio che si ritrova anche nella proposta culturale: dai siti romani di Risan e Dioclea ai monasteri medievali con affreschi considerati precursori del Rinascimento, fino alle testimonianze veneziane e austroungariche della costa. Un patrimonio che, come ha detto la ministra, “va visto prima nei luoghi autentici, e poi nei musei”.
In questo contesto, l’intervista a Daniele Fiorini aggiunge un tassello fondamentale: la prospettiva degli agenti italiani. Fiorini ha raccontato un educational vivace, con professionisti attivi ai tavoli di lavoro e sinceramente colpiti dalla varietà del Paese. “In pochi minuti si passa dalla costa agli impianti sciistici”, ha detto. “È un fattore che ha destato molto interesse”.
Ma ha anche sottolineato una sfida cruciale: la comunicazione. “Nell’immaginario del turista italiano, il Montenegro non è ancora tra le prime destinazioni. Servirà uno sforzo importante, costante, innovativo”. AIAV, da parte sua, è pronta a fare la sua parte, mettendo a disposizione i propri canali informativi e la propria rete di 2.300 associati, a patto che il Montenegro mantenga un flusso di comunicazione rapido e aggiornato.
Fiorini ha definito il Montenegro una “Magic Box”: un Paese piccolo, ma con dentro tutto. Una definizione che funziona perché racconta esattamente ciò che un agente può proporre: un prodotto nuovo, sorprendente, facile da spiegare e con un rapporto qualitàprezzo competitivo rispetto ad altre mete mediterranee più inflazionate.
E soprattutto, un prodotto che oggi beneficia di un vantaggio raro: uno spazio commerciale ancora libero. Gli italiani lo conoscono poco, e questo significa che gli operatori possono posizionarsi per primi, costruire itinerari originali, proporre esperienze che altrove sono già mainstream.
Il Montenegro, insomma, non è solo una destinazione da scoprire. È una destinazione da programmare, da raccontare, da vendere. E, come ha detto la ministra Kordić, “è il momento di rafforzare la nostra amicizia”. Per gli agenti italiani, è anche il momento di trasformarla in un’opportunità concreta.

