Il nodo normativo sui sistemi di biglietteria elettronica, che da tempo vincola i parchi divertimento italiani, arriva ufficialmente sui tavoli delle istituzioni europee. Gli eurodeputati Georgia Tramacere, Sandro Ruotolo, Pina Picierno e Brando Benifei hanno infatti presentato un’interrogazione parlamentare alla Commissione europea. L’obiettivo è verificare se l’attuale legislazione italiana sia compatibile con i principi del mercato unico digitale e del commercio elettronico dell’Unione.
Al centro del dibattito vi è il principio del “Paese d’origine” previsto dalle direttive UE, di cui si chiede di valutare la coerenza rispetto alle restrizioni applicate in Italia alle piattaforme estere che vendono online i titoli d’accesso per le attrazioni turistiche nazionali.
Il nodo del secondary ticketing e l’impatto sui mercati esteri
Il cortocircuito normativo nasce dall’applicazione ai parchi tematici di meccanismi anti-bagarinaggio nati originariamente per contrastare il secondary ticketing negli eventi dal vivo e nei concerti. Una sovrapposizione burocratica che, secondo gli operatori, penalizza un comparto non interessato da fenomeni di speculazione sui biglietti.
Queste rigidità tecniche impediscono l’integrazione digitale diretta con le grandi piattaforme di distribuzione turistica internazionale (OTA), limitando la visibilità e la commercializzazione dell’offerta italiana all’estero.
“L’industria dei parchi divertimento è costretta a competere con il freno a mano tirato a causa di una disciplina antiquata e non automatizzata. In un momento in cui si parla di commercio agentico, il settore non può neanche avvalersi, liberamente e digitalmente, del commercio elettronico di biglietti, introdotto in Italia 28 anni fa”, dichiara Maurizio Crisanti, Direttore di AssoParchi.
Le stime di crescita: un potenziale del +5% per il comparto
Secondo le proiezioni diffuse da AssoParchi, lo sblocco dei canali digitali internazionali e una gestione più fluida delle vendite online genererebbero benefici immediati per tutta la filiera. L’associazione stima infatti:
- Un incremento delle vendite complessive compreso tra il 3% e il 5%;
- Un rafforzamento della competitività internazionale del turismo italiano;
- Un impatto positivo sull’indotto economico e sul gettito fiscale dei territori ospitanti.
L’iniziativa parlamentare punta quindi a ristabilire condizioni di parità con i competitor europei. Come evidenziato dal Presidente di AssoParchi, Luciano Pareschi, il passaggio a Bruxelles è fondamentale per aprire una riflessione sull’impatto di norme estese ingiustamente a mercati impropri, tutelando e valorizzando la reale attrattività turistica dei parchi italiani.

