Perché un fondo USA vuole comprare easyJet proprio ora

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Il recente annuncio del fondo americano Castlelake (controllato dal colosso canadese Brookfield Asset Management) di valutare un’Offerta Pubblica di Acquisto (OPA) su easyJet ha scosso i mercati. Con una quota del 2,14% già in cassaforte, Castlelake ha tempo fino al 26 giugno per formalizzare una proposta o fare un passo indietro.

La risposta del consiglio di amministrazione di easyJet non si è fatta attendere: la mossa è stata bollata come “altamente opportunistica”. E hanno ragione. Le azioni della compagnia arancione hanno perso circa il 20% da inizio anno, colpite da una tempesta perfetta che ha reso la preda particolarmente appetibile a chi ha molta liquidità da spendere. Crisi geopolitica, lo spettro del carburante, le difficoltà del modello low cost partite dagli USA con il fallimento di Spirit Airlines, sono tutti fattori che hanno portato il titolo di Easyjet a viaggiare a forte sconto rispetto ai massimi storici. Dopo l’annuncio di Castelake i titoli hanno rapidamente guadagnato circa il 10%.

Cosa fa gola di Easyjet

Nel dibattito finanziario globale, la rubrica Lex del Financial Times ha tracciato una radiografia perfetta dell’interesse per il vettore arancione. easyJet è, a tutti gli effetti, la grande compagnia aerea più sottovalutata d’Europa.

I fondi di private equity non guardano solo ai biglietti venduti, ma al valore intrinseco degli asset in un periodo di scarsità dell’offerta. Oggi Airbus e Boeing hanno liste d’attesa che arrivano al prossimo decennio e soffrono di continui ritardi nelle consegne. Chi acquista easyJet compra una flotta reale e moderna di oltre 360 velivoli e, soprattutto, si assicura il controllo di slot aeroportuali ultra-strategici in hub congestionati come Londra Gatwick, Parigi Orly e Milano Malpensa. Slot che, per i concorrenti, sono semplicemente impossibili da replicare.

Lo scoglio: il labirinto normativo post-Brexit

Se l’acquisizione ha senso sulla carta geografica e finanziaria, la sua applicazione pratica rischia di trasformarsi in un incubo legale. Il problema principale per Castlelake, in quanto fondo basato negli Stati Uniti, non sono i soldi, ma la nazionalità.

Tanto l’Unione Europea (tramite il Regolamento CE 1008/2008) quanto la Civil Aviation Authority (CAA) del Regno Unito impongono una regola ferrea per concedere e mantenere la licenza di volo: le compagnie aeree devono essere possedute e controllate per oltre il 50% da cittadini o entità nazionali.

La Brexit ha drammaticamente complicato questo quadro, scindendo i requisiti. Oggi easyJet deve già bilanciare l’azionariato per garantire che la sua divisione continentale (easyJet Europe, basata in Austria) resti a maggioranza UE, escludendo i soci britannici dal computo. Se Castlelake lanciasse un’OPA per rilevare il 100% delle quote, easyJet diventerebbe legalmente americana. Il risultato? Perderebbe istantaneamente i diritti di decollo e atterraggio sia nel Regno Unito che all’interno dell’Unione Europea.

Uno scoglio che si può superare con strutture societarie asimmetriche (dove il fondo USA detiene i diritti economici ma non i diritti di voto), o soluzioni di coinvestimento con partner europei, simili a quanto fatto da Castlelake stessa nel recente salvataggio della scandinava SAS. Tuttavia, i regolatori europei sono storicamente inflessibili nel verificare dove risieda il “controllo effettivo” della cloche aziendale.

Il fattore “Stelios”

Infine, c’è l’ultimo guardiano del faro: Sir Stelios Haji-Ioannou. Il vulcanico fondatore di easyJet controlla ancora, insieme alla sua famiglia, una quota blindata del 15% delle azioni. Non si tratta solo di voti in assemblea. Stelios è il proprietario del marchio “easy”, concesso in licenza alla compagnia dietro il pagamento di ricche royalty. Storicamente battagliero e pronto a fare la guerra ai manager interni a ogni aumento di capitale o acquisto di aeromobili ritenuto azzardato

Verso il 26 giugno

L’interesse di Castlelake conferma una tendenza macroeconomica: la crisi del trasporto aereo low cost, stretta tra inflazione e tensioni internazionali, sta accelerando il consolidamento del settore. Questa volta, però, il consolidamento potrebbe non arrivare tramite le classiche fusioni tra compagnie di bandiera, ma attraverso l’irruzione del grande capitale privato e speculativo globale. easyJet è forte di un bilancio solido e di una posizione di cassa netta positiva, ma il corteggiamento americano è il segno che i cieli europei sono considerati terreno di conquista. I prossimi 25 giorni saranno decisivi per capire chi guiderà la prossima stagione del volo low cost.

Autore

  • Domenico Palladino è editore, consulente marketing e formatore nei settori del turismo e degli eventi. Dal 2019 è direttore editoriale di qualitytravel.it, web magazine b2b sulla travel & event industry.
    Gestisce inoltre i progetti editoriali di extralberghiero.it, dedicato agli operatori degli affitti brevi, storytravel.org, sul turismo cinematografico, e cicloturismo360.it, per gli amanti del turismo su due ruote.

    Laureato in economia aziendale in Bocconi, giornalista dal 2001, ha oltre 15 anni di esperienza nel settore. Dal 2009 al 2015 è stato web project manager dei magazine TTG Italia ed Event Report e delle fiere collegate TTG e BTC. Dal 2015 al 2019 è stato direttore di webitmag.it, online magazine di Fiera Milano Media su turismo e tecnologia. Ha pubblicato per Hoepli il manuale "Digital Marketing Extra Alberghiero" (2019) e ha gestito l'ufficio stampa di diverse associazioni ed eventi di settore.

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