Oltre 2,1 milioni di presenze congressuali in un anno, pari al 14% delle presenze alberghiere annuali della provincia di Rimini. Sono i numeri che fotografano la crescita del turismo Mice nella destinazione romagnola e, allo stesso tempo, il cambiamento del modello turistico della città.
A evidenziarlo è Fabio De Santis, direttore della divisione Event & Conference di Italian Exhibition Group, intervenuto a The Exchange by Italian Knowledge Leaders, l’appuntamento organizzato da Convention Bureau Italia in programma a Rimini dal 31 agosto al 2 settembre. L’evento riunisce rappresentanti di associazioni scientifiche internazionali, destinazioni e operatori della meeting industry italiana.
«Quella di Rimini come città legata esclusivamente agli ombrelloni, alla spiaggia e al divertimento è un’immagine superata», afferma De Santis. Secondo il manager, nell’ultimo decennio la destinazione ha attraversato «un importante processo di investimenti da parte dell’amministrazione e delle imprese», che ha interessato il centro storico, il waterfront e le infrastrutture, accompagnandosi a una diversa impostazione delle politiche turistiche.
Il risultato è una destinazione che punta a distribuire i flussi lungo l’intero arco dell’anno. In questo processo, congressi e fiere hanno assunto un ruolo centrale.
Oltre 2 milioni di presenze congressuali
I dati dell’Osservatorio Italiano dei Congressi e degli Eventi quantificano in 2.115.534 le presenze congressuali registrate in un anno nella provincia di Rimini. Oltre il 70% del dato è generato dagli eventi ospitati nei centri congressi. Anche la dimensione degli appuntamenti risulta superiore alla media nazionale. A Rimini si contano in media 128 partecipanti per evento, contro gli 80 della media italiana. La durata media si attesta invece a 1,3 giorni.
All’interno di questo mercato, Ieg gioca un ruolo rilevante attraverso le due principali sedi riminesi, il Palacongressi e il Quartiere Fieristico. «Secondo il rapporto, il nostro business nelle due sedi di Rimini nel 2024 ha fatto registrare 1.186.945 presenze», spiega De Santis.
La crescita del congressuale viene ricondotta dal direttore di Event & Conference a un lavoro di sistema che coinvolge diversi soggetti della destinazione.
«È il frutto di un’alleanza forte e determinata che sul territorio coinvolge l’amministrazione e gli enti di promozione, ma anche la preziosa attività degli Ambassador che nei rispettivi ambiti professionali promuovono la destinazione per eventi e congressi», sottolinea.
A questa rete si aggiunge l’integrazione tra attività congressuale e fieristica. Un modello che consente di creare sinergie operative e, secondo De Santis, di generare nuovo business.
«C’è una forte sinergia operativa fra attività congressuale e fieristica, che è essa stessa generatrice di nuovo business», osserva il manager, collegando il risultato di Rimini anche al posizionamento raggiunto dall’Italia nel panorama internazionale della meeting industry, testimoniato dal ranking ICCA.
Gli eventi internazionali diventano strumenti di promozione della destinazione
Il peso del congressuale emerge con particolare evidenza quando Rimini ospita grandi eventi internazionali. In questi casi, le ricadute vanno oltre le strutture congressuali e interessano direttamente la città.
De Santis cita in particolare Routes Europe, appuntamento rivolto agli stakeholder del trasporto aereo che coinvolge manager di compagnie aeree e aeroporti internazionali, e Velocity, evento dedicato alla ciclabilità urbana in Europa.
«Gli eventi internazionali hanno un peso specifico diverso e più incidente a livello di numeri e di ricadute economiche», spiega.
Routes Europe ha portato a Rimini manager e professionisti internazionali, inserendo nel programma anche momenti di fruizione del centro cittadino. Velocity ha invece coinvolto direttamente la città attraverso la Bike Parade, trasformando il territorio in parte integrante dell’evento.
Si tratta di due appuntamenti arrivati a Rimini attraverso altrettanti processi di candidatura, che hanno richiesto il coinvolgimento delle amministrazioni e dei Knowledge Leaders locali.
Il tema della candidatura è centrale per le destinazioni congressuali. La capacità di intercettare grandi congressi internazionali dipende infatti dalla possibilità di costruire una proposta territoriale articolata, nella quale venue, infrastrutture, ricettività, collegamenti, istituzioni e comunità scientifica siano parte di un’unica strategia.
Il Mice come leva per la destagionalizzazione
Il caso Rimini mostra quindi come il turismo congressuale possa assumere una funzione che va oltre la semplice occupazione delle strutture durante i periodi di minore domanda balneare.
Congressi, convention, fiere ed eventi internazionali contribuiscono a portare visitatori in città durante tutto l’anno, con ricadute su alberghi, ristorazione, trasporti, commercio e servizi. La presenza di eventi di grandi dimensioni può inoltre rafforzare la notorietà della destinazione presso pubblici professionali e internazionali.
Per De Santis, è proprio la capacità di operare come sistema ad avere accompagnato la trasformazione della destinazione.
«È proprio questa capacità di lavorare come sistema ad aver accompagnato la trasformazione di Rimini da destinazione prevalentemente balneare a una delle realtà più dinamiche del turismo congressuale italiano», afferma.

