Slavonia, intervista a Ivana Jurić, vicedirettrice dell’Ente turistico della Contea Osječko-Baranjska

In occasione della Festa Nazionale della Repubblica di Croazia celebrata il 18 maggio a Milano, Ivana Jurić, vicedirettrice dell’Ente turistico della Contea Osječko-Baranjska, ha raccontato ai professionisti italiani del turismo la faccia meno conosciuta del Paese: la Slavonia, una regione continentale autentica, generosa e ideale per pacchetti differenzianti ad alto valore aggiunto. Ecco l’intervista integrale realizzata durante l’evento, ricca di spunti operativi per agenti di viaggi e tour operator che vogliono proporre esperienze slow, enogastronomiche e di natura oltre la costa adriatica.

Perché molti in Italia confondono ancora Slavonia con Slovenia?
«È un segreto che i croati conoscono bene e tengono un po’ per sé. In realtà vogliamo farlo conoscere. La Slavonia si trova nel nord-est della Croazia e ha una sua identità forte. È un tipo di turismo un po’ ricercato, per intenditori: slow tourism. In Italia avete lo slow food, noi abbiamo questo slow tourism.»

Cosa significa concretamente slow tourism in Slavonia-Baranja?
«Siamo una pianura dove il tempo non corre, ma scorre a misura d’uomo. Siamo conosciuti come il granaio della Croazia e produciamo circa il 50% di tutto il vino nazionale. Non siamo zone di grandi città, ma centri di 30-40 mila abitanti dove si riesce a fare tante cose perdendo meno tempo e dedicandolo agli ospiti. Qui la gente ha ancora tempo per chi ci visita.»

Qual è il punto di forza che più vi distingue?
«Mangiamo bene e, purtroppo, anche tanto. La qualità della vita è alta. Siamo un nuovo capitolo della Croazia turistica. Non siamo ancora molto conosciuti dai turisti italiani, ma vengono americani, francesi e tedeschi che arrivano con le crociere sul Danubio. Si fermano per assaggiare i piatti tipici e spesso pranzano direttamente nelle famiglie delle strutture ricettive rurali.»

Avete coniato il concetto di “edonismo attivo”. Cosa vuol dire?
«Stiamo provando a dare una nuova definizione all’edonismo: mangiare bene, bere bene, stare in buona compagnia, ma anche muoversi. Per questo ci sono tante piste ciclabili, percorsi di trekking leggeri e diversi eventi che promuovono questo spirito sportivo e sano.»

Slavonia e Baranja sono la stessa cosa o due realtà distinte?
«Sono simili ma offrono esperienze diverse. Baranja ha forti influenze ungheresi, essendo una regione transfrontaliera. La Slavonia è pianeggiante ma ricca di colline dove si trovano i vigneti più estesi della Croazia. In entrambe il denominatore comune è mangiare (e bere) molto bene.»

Come fanno i turisti a incontrare davvero la popolazione locale?
«Si visita una cantina e si parla con l’enologo o con la famiglia che produce il vino. Si va dal produttore di Kulen (il nostro insaccato IGP, uno dei due prodotti alimentari più importanti della Croazia), si assaggia la slivovitz o la grappa. Oppure si sceglie una sistemazione rurale o un agriturismo: lì il padrone di casa accoglie personalmente gli ospiti con i prodotti tipici della zona. Non è un’accoglienza solo di concierge o camerieri, ma un contatto vero.»

Quali sono i periodi migliori per visitare la regione?
«Primavera, inizio estate, fine estate e ottobre. Sono i momenti ideali per un clima favorevole e per vivere pienamente le esperienze all’aperto e gli eventi enogastronomici.»

Qualche suggerimento agli operatori turistici italiani?
La Slavonia-Baranja non vuole competere con la splendida costa croata, ma completarla. Offre un turismo autentico, ricco di sapori intensi, natura fluviale, vino di qualità e un’accoglienza calorosa che lascia il segno. Per gli agenti e i tour operator è l’occasione di proporre pacchetti di 3-5 giorni slow, enogastronomici o combinati con la costa, con prezzi più accessibili rispetto all’Adriatico e un elevato tasso di soddisfazione del visitatore.

La regione è raggiungibile in auto da Trieste in circa 5 ore e mezza tramite autostrada e beneficia anche delle soste delle crociere danubiane. Un’opportunità concreta per chi desidera diversificare l’offerta e anticipare una tendenza che sta crescendo: quella del turismo lento, autentico e “a misura d’uomo”.

Autore

  • Giampiero Moncada è un giornalista free lance con un'esperienza pluriennale nel settore del turismo e dell'informazione multimediale. Esperto nella produzione di video e nella gestione di uffici stampa, ha sviluppato una forte propensione per la narrazione multicanale, dalla radio alla televisione, dalla carta stampata al web. Nel corso della sua carriera ha collaborato con testate di rilievo come L’Espresso e ha seguito progetti di comunicazione strategica in diversi settori, dal turismo alla ristorazione, dai sistemi di pagamento alla tecnologia e al gaming.

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