Il Travel & Tourism Development Index 2026 analizza 110 economie sulla base di infrastrutture, politiche, sostenibilità e capacità di sostenere la crescita. Il Giappone guida la classifica davanti a Stati Uniti e Spagna. L’Italia è decima. Nel 2025 i viaggiatori internazionali hanno raggiunto quota 1,5 miliardi.
Nel 2025 il turismo internazionale ha raggiunto un nuovo record, con 1,5 miliardi di viaggiatori nel mondo e un contributo all’economia globale pari a 11.600 miliardi di dollari. La crescita dei flussi, però, rende sempre più centrale un’altra domanda: quali destinazioni dispongono delle infrastrutture, delle competenze e delle politiche necessarie per sostenere questa espansione nel lungo periodo?
A misurarlo è il Travel & Tourism Development Index 2026, pubblicato dal World Economic Forum in collaborazione con Zurich Insurance Group, che prende in esame 110 economie e ne valuta il grado di preparazione allo sviluppo del turismo.
L’indice non fotografa il numero di arrivi, la spesa dei visitatori o il livello di soddisfazione dei turisti. Analizza invece le condizioni strutturali che permettono al settore di crescere, generare valore e affrontare periodi di crisi.
La graduatoria prende in considerazione 17 pilastri raggruppati in cinque grandi aree: contesto economico e istituzionale, politiche per il turismo, infrastrutture e servizi, risorse turistiche e sostenibilità.
Il risultato è una mappa della capacità delle diverse economie di trasformare il turismo in una leva di sviluppo stabile per imprese, visitatori e comunità locali.
Giappone primo, Italia decima
A guidare il TTDI 2026 è il Giappone, con un punteggio di 5,27, seguito dagli Stati Uniti con 5,23 e dalla Spagna con 5,22.
L’Italia entra nella top 10 mondiale, occupando la decima posizione con un punteggio di 4,93.
La classifica vede una netta prevalenza delle economie avanzate. Nove delle prime dieci posizioni appartengono infatti a Paesi sviluppati, con la Cina, ottava, come unica eccezione.
L’Europa resta nel complesso l’area geografica con le migliori performance, grazie alla presenza di sei economie tra le prime dieci.
Le prime 10 economie del Travel & Tourism Development Index 2026
- Giappone – 5,27
- Stati Uniti – 5,23
- Spagna – 5,22
- Australia – 5,18
- Francia – 5,17
- Germania – 5,09
- Regno Unito – 5,08
- Cina – 5,00
- Svizzera – 4,97
- Italia – 4,93
La leadership del Giappone deriva da una combinazione di fattori. Alla presenza di un patrimonio culturale e turistico particolarmente ricco si aggiungono infrastrutture di trasporto sviluppate, soprattutto ferroviarie, una buona accessibilità internazionale e politiche orientate alla distribuzione dei flussi turistici oltre le mete e i periodi tradizionalmente più frequentati.
Crescono quasi tutte le destinazioni
Il quadro generale evidenzia un miglioramento diffuso.
Tra il 2024 e il 2026, il 92% delle economie analizzate ha aumentato il proprio punteggio, mentre la media globale dell’indice è cresciuta del 2,1%, il ritmo di miglioramento più elevato dal 2019.
I progressi maggiori arrivano però da alcune economie emergenti.
L’Albania registra l’incremento più significativo rispetto al 2024, con un miglioramento del 7%, seguita dal Vietnam, in crescita del 6,3%, e dal Laos, con un aumento del 6,1%.
L’area Asia-Pacifico concentra sette delle dieci economie che hanno compiuto i maggiori progressi. Il Sud-est asiatico risulta inoltre la sottoregione con il ritmo di crescita più elevato.
Il dato mostra come parte delle destinazioni emergenti stia recuperando terreno attraverso investimenti nelle infrastrutture, apertura dei mercati e miglioramento delle condizioni che favoriscono lo sviluppo turistico.
Turismo mondiale da 11.600 miliardi di dollari
La crescita delle destinazioni si inserisce in un settore che continua ad aumentare il proprio peso sull’economia globale.
Nel 2025 viaggi e turismo hanno generato 11.600 miliardi di dollari, arrivando a rappresentare quasi un decimo dell’economia mondiale.
Il comparto sostiene inoltre 366 milioni di posti di lavoro, circa uno ogni nove a livello globale.
L’aumento dei flussi porta però con sé una serie di criticità.
Il report evidenzia come un maggior numero di visitatori non corrisponda automaticamente a una crescita equivalente dei benefici economici e sociali per le destinazioni.
In molte aree, la pressione generata dal turismo riguarda ormai trasporti, servizi pubblici, risorse naturali e mercato immobiliare.
Il sovraffollamento è inoltre diventato più difficile da gestire rispetto al periodo precedente alla pandemia.
Viaggiare costa di più: tre Paesi su quattro meno competitivi sui prezzi
Un altro elemento critico riguarda l’aumento dei costi.
Secondo il rapporto, in molte economie i prezzi legati al turismo sono cresciuti più rapidamente dell’inflazione generale.
Il risultato è che il 75% delle economie analizzate è diventato meno competitivo sul fronte dei prezzi per i viaggiatori.
Allo stesso tempo gli investimenti nel settore non stanno crescendo con la stessa velocità della domanda.
Dal 2022, secondo l’analisi del World Economic Forum, la capacità di investimento è rimasta indietro rispetto all’espansione del mercato. Un divario che potrebbe proseguire nel prossimo decennio.
La carenza di personale potrebbe raggiungere 43 milioni di lavoratori
Tra i principali ostacoli alla crescita emerge anche il tema della forza lavoro.
Entro il 2035 il turismo mondiale potrebbe registrare una carenza di 43 milioni di lavoratori, pari a circa il 16% del fabbisogno complessivo.
Una situazione che rischia di incidere direttamente sulla qualità dei servizi e sulla capacità delle imprese di gestire l’aumento della domanda.
Il report indica quindi gli investimenti in competenze, formazione, produttività e fidelizzazione dei lavoratori come una delle priorità per il settore nei prossimi anni.
Destinazioni sotto pressione tra clima, geopolitica e crisi digitali
Il TTDI 2026 dedica particolare attenzione anche alla capacità delle destinazioni di affrontare gli shock.
Il turismo è sempre più esposto a eventi che possono modificare improvvisamente la mobilità internazionale: tensioni geopolitiche, crisi economiche, fenomeni climatici estremi, incendi, ondate di calore e interruzioni dei sistemi digitali.
In questo scenario, la competitività di una destinazione dipende sempre meno esclusivamente dalla sua attrattività.
Diventa centrale anche la capacità di garantire la continuità dei trasporti, mantenere operativi i sistemi informativi, proteggere le infrastrutture e comunicare rapidamente con i viaggiatori durante le emergenze.
Secondo Cara Morton, CEO Global Businesses and Operations di Zurich Insurance Group, la resilienza è ormai parte integrante della competitività turistica.
«Le destinazioni migliori un tempo erano quelle con più attrazioni da vedere. Oggi sono quelle in grado di assorbire uno shock e andare avanti», ha spiegato Morton, citando tra gli esempi le cancellazioni dei voli, le ondate di calore e le interruzioni dei sistemi da cui dipendono i viaggiatori.
La preparazione agli imprevisti, secondo Zurich, permette alle destinazioni di recuperare più rapidamente e di preservare la fiducia dei visitatori.
Dal numero di turisti alla qualità della crescita
Il messaggio centrale del report riguarda il passaggio da una logica basata sull’aumento dei flussi a una strategia maggiormente concentrata sulla gestione della crescita.
Per molte destinazioni mature, il problema non è più attirare un numero crescente di turisti.
La sfida è distribuire i flussi tra territori e periodi diversi, evitare un’eccessiva dipendenza da determinati mercati e garantire che i benefici economici raggiungano in modo più ampio le comunità locali.
«La ripresa non è più il tema centrale. La sfida oggi è garantire che la crescita del turismo crei valore duraturo», ha spiegato Ramya Krishnaswamy, Head del Center for Urban Transformation del World Economic Forum.
Secondo Krishnaswamy, le destinazioni maggiormente competitive saranno quelle capaci di investire contemporaneamente nelle persone, nelle infrastrutture e nei sistemi necessari a sostenere la crescita.
Le cinque priorità indicate dal World Economic Forum
Il Travel & Tourism Development Index individua cinque linee di intervento per governi, destination management organization e imprese.
La prima riguarda la diversificazione della domanda, distribuendo i flussi tra più mercati di provenienza, segmenti di viaggiatori e periodi dell’anno.
La seconda è legata alla capacità di mantenere accessibili e funzionanti trasporti, sistemi digitali e informazioni, anche durante situazioni di crisi.
Il terzo punto riguarda la competitività. Secondo il report le destinazioni dovrebbero puntare maggiormente sul valore dell’esperienza e sulla qualità dei servizi, riducendo la dipendenza dalla competizione sul prezzo.
La quarta priorità consiste nel rendere più visibile il contributo economico e sociale del turismo alle comunità locali, limitando allo stesso tempo le pressioni sui residenti.
Il quinto elemento riguarda la forza lavoro, attraverso maggiori investimenti in competenze, produttività, formazione e capacità di trattenere il personale.
Il quadro che emerge dal TTDI 2026 indica quindi una trasformazione nel modo di misurare la competitività turistica.
Il numero di visitatori rimane importante, ma diventa soltanto una parte dell’equazione. In un mercato che ha superato 1,5 miliardi di viaggiatori internazionali, la capacità di gestire i flussi, assorbire gli shock e distribuire i benefici sul territorio è destinata a pesare sempre di più sul posizionamento delle destinazioni.

