Vacanze sempre più care: in dieci anni costi alle stelle e abitudini stravolte

Organizzare una vacanza oggi è diventato un esercizio di alta economia domestica. Un’analisi del Centro di formazione e ricerca sui consumi (C.r.c.), basata sui dati Istat, fotografa una situazione in cui i costi dei viaggi e dei servizi legati al turismo sono esplosi nell’ultimo decennio, costringendo gli italiani a modificare radicalmente il proprio modo di andare in ferie.

Il peso del trasporto: voli e traghetti da record

A guidare la classifica dei rincari sono i trasporti, autentico motore degli aumenti che gravano sui bilanci familiari. Il dato più eclatante riguarda le tariffe dei voli nazionali, che in dieci anni sono quasi triplicate, segnando un incremento del 193,3%. Seguono a breve distanza i collegamenti europei (+187,1%) e, con un aumento più contenuto, quelli intercontinentali (+67,7%).

Anche muoversi via mare è diventato un lusso: i traghetti hanno visto i propri prezzi quasi raddoppiare, con una crescita del 92,1%. Non va meglio a chi sceglie l’auto o il treno: rispetto al 2016, il prezzo del gasolio è aumentato del 61%, la benzina del 28,5%, il noleggio auto del 27,9% e i biglietti ferroviari del 27,6%.

Dall’albergo al carrello della spesa

Il costo del pernottamento non è da meno: soggiornare in una camera d’albergo oggi costa il 68,8% in più rispetto a dieci anni fa, mentre i pacchetti “tutto compreso” registrano un rialzo del 46,4%. Più moderata, seppur presente, la crescita dei listini di campeggi e villaggi turistici (+22,1%).

L’inflazione non ha risparmiato nemmeno i consumi quotidiani estivi. Il “carrello della spesa” delle vacanze vede rincari significativi per i prodotti freschi: i pomodori guidano con un +74%, seguiti dall’insalata (+41,2%) e dalla frutta fresca (+39,8%). Anche concedersi un gelato, un piatto di pesce o una bottiglia d’acqua minerale costa oggi oltre il 30% in più rispetto al 2016.

Come cambiano le vacanze degli italiani

Di fronte a questa escalation di prezzi, le famiglie italiane hanno dovuto adottare vere e proprie “strategie di sopravvivenza” per non rinunciare al riposo.

Secondo Furio Truzzi, presidente del comitato scientifico del C.r.c., le abitudini sono cambiate profondamente:

  • Soggiorni più brevi: Se nel 2016 la vacanza estiva durava mediamente undici giorni ed era concentrata ad agosto, oggi si prediligono soggiorni più brevi, di tre o quattro notti.
  • Destagionalizzazione: I viaggi vengono spalmati tra giugno, luglio e settembre, periodi in cui le tariffe risultano più contenute.
  • Mete più vicine: Per abbattere i costi di trasporto, gli italiani scelgono destinazioni più prossime. Il risultato è un crollo drastico delle vacanze all’estero, la cui quota è passata dal 25,5% del 2016 al 12% dello scorso anno.

Il risultato finale è un quadro in cui il costo della vacanza è oggi determinato in misura preponderante dalle spese di viaggio e alloggio, rendendo il periodo di riposo un investimento sempre più oneroso per i cittadini.

La perdita di potere d’acquisto non deriva solo dall’aumento dei prezzi, in maniera comunque superiore all’inflazione cumulata nella stesso periodo, ma anche dalla “forbice” che si è aperta tra l’inflazione stessa e gli stipendi che, nel lungo periodo, non hanno garantito in Italia una crescita costante e superiore al costo della vita. Questo spiega perché, nonostante gli incrementi nominali in busta paga, le famiglie percepiscano una contrazione delle possibilità di spesa discrezionale, come appunto quella destinata alle vacanze.

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